di Ciro Esposito

Gli annunci del Governo, prontamente rilanciati dal “Mattino”, sono trionfalistici: a Bagnoli i lavori di riqualificazione del sito che ospiterà gli equipaggi dell’America’s Cup procedono con regolarità, saremo pronti e in forma.

Il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che è anche Commissario Straordinario all’opera, assicura pacato:”Si lavora intensamente per raggiungere i risultati necessari ad ospitare la prestigiosa competizione velica internazionale”.

Sì, perché per l’eterna incompiuta Bagnoli ora si punta tutto sulla finale della Coppa America che si disputerà a Napoli nel 2027, quando nel vecchio quartiere industriale della città alloggeranno gli equipaggi che si sfideranno davanti ogli occhi di un miliardo di spettatori in tutto il mondo.

Bagnoli è stato per trent’anni anche il mio quartiere. Il senso di appartenenza al territorio, alla fabbrica (prima Ilva, poi Italsider e infine ancora Ilva) e alla classe operaia era ovunque e in chiunque. L’ultima sirena suonò il 30 ottobre 1990, l’altoforno venne spento definitivamente nel 1994, davanti alle poche centinaia di operai rimasti a presidiare un impianto siderurgico che negli anni Settanta era arrivato a superare i diecimila dipendenti escluso l’indotto, lasciando un segno forte e contraddittorio sull’intera città.

Bagnoli contribuiva al PIL e al reddito di una città tra le più povere d’Europa, subendo al tempo stesso una devastazione ambientale che gli costò la rinuncia al mare insieme a una significativa incidenza di malattie oncologiche e respiratorie nella popolazione. La fine di quel mondo venne raccontata da Ermanno Rea con il romanzo “La dismissione” (2002), che si chiudeva con un funerale simbolicamente presago di altri disastri.

La storia è nota. Il quartiere risultò decisivo, insieme all’altra periferia operaia, quella orientale, alla vittoria di Antonio Bassolino sulla nipote del Duce nelle elezioni a Sindaco di Napoli del 1993, che inaugurò così il suo “Ventennio” alla guida prima della città, poi della Regione. Da allora, la speranza annunciata per Bagnoli, che sarebbe dovuto diventare il polmone verde di Napoli, destinatario di insediamenti scientifici, tecnologici e ricreativi come nella migliore tradizione europea di riqualificazione urbana, si rivelò invece un completo fallimento.

“Bagnoli Futura”, la società di trasformazione urbana che avrebbe dovuto bonificare i suoli ed essere protagonista del rilancio dell’area occidentale di Napoli, chiuse definitivamente i battenti nel 2014, tra sequestri e incriminazioni, lasciando 190 milioni di debiti contratti e un territorio depresso e abbandonato dai giovani.

Bagnoli, ancora oggi, è un quartiere di pensionati che si anima nei locali sulla costa solo il sabato sera, un’appendice del divertimentificio puteolano, peraltroin crisi a causa del bradisismo.

Il Gande Evento dovrebbe rilanciare il quartiere, Bagnoli sarà conosciuta in tutto il mondo grazie alla Coppa America e i lavori procedono pure da programma. Eppure, intorno all’evento risolutore non si vede entusiasmo, anzi, man mano che gli interventi previsti escono dall’oscurità e dalla reticenza, le voci contrarie aumentano e si fanno più decise.Nel territorio l’impegno sociale e politico è tutt’altro che spento: ambientalisti, ex operai e giovani dei collettivi e della Casa del Popolo “Villa Medusa” animano ora l’opposizione alla speculazione e alle privatizzazioni che accompagneranno la gara velica.

Non si tratta solo di “preoccupazioni”. A fronte di un finanziamento davvero cospicuo da parte del Governo (si parte da un miliardo e duecento milioni di euro), il Commissario Gaetano Manfredi ha rinunciato alla rimozione del 90% della colmata, un’enorme massa di detriti industriali che ha modificato la linea di costa. Quindi, non più la bonifica integrale della spiaggia e dei fondali, come sancito dalla Legge 582/1996 (ora modificata), ma la loro semplice “messa in sicurezza”.

Una “messa in sicurezza” che è tutta un’incognita. Il professore di geochimica ambientale Benedetto De Vivo, ad esempio, contesta tutto il piano di bonifica, ritenendo che le sostanze inquinanti siano pericolose da smuovere e che combinandosi tra loro formerebbero sostanze cancerogene di prima categoria (qui le sue considerazioni sul rischio tossicologico e sanitario della cosiddetta “messa in sicurezza” della colmata: https://napolimonitor.it/bagnoli-coppa-america-e-colmata-dal-disastro-politico-a-quello-ambientale/).Sulla sua stessa linea “Italia Nostra”, il Comitato “Mare Vivo”, gli intellettuali, non solo napoletani, che già un anno fa avevano rivolto un appello per confermare la rimozione della colmata, perché “la spiaggia è un obiettivo prioritario, elemento essenziale della riqualificazione”.

Riguardo alla scogliera di Bagnoli, per imprimere un’ulteriore accelerazione dei lavori è stata decisa l’esclusione della Valutazione d’Impatto Ambientale: gli effetti dell’intervento non saranno valutati per fare presto. Siamo già nel regime emergenziale, che in Campania ha provocato disastri epocali.

 L’ex Sindaco Luigi de Magistris, che sta preparando la sua rentréepolitica, ha fatto dell’opposizione alla gestione attuale di Bagnoli un cavallo di battaglia; fu il Consiglio Comunale guidato da luia emettere l’ordinanza del 2013 che imponeva a Cementir, Fintecna e agli altri inquinatori dei suoli di pagare le bonifiche  per i danni causati al territorio, principio completamente disatteso dell’amministrazione Manfredi.

Lo stesso ex Presidente della Campania Vincenzo De Luca sta prendendo sempre più le distanze dalla gestione del progetto, contestandone le “forzature” e le “approssimazioni amministrative”, sul delicato versante ambientale (ad esempio, non c’è nessuna indicazione riguardo allo smaltimento del materiale di risulta) e sull’affidamento dei lavori (che sarebbe illegittimo perché non rispetta il giudizio del Consiglio di Stato). De Luca ne parla proprio mentre sto scrivendo questo articolo e tuto lascia pensare che continuerà anche in futuro.

La rigenerazione urbana diventerebbe vera e propria gentrificazione del territorio con il porto-yacht, un progetto per la marina di lusso, che nel tempo cambia nei dettagli e nella collocazione, ma che rimane sempre in netta contraddizione con la grande spiaggia pubblica che pure si vorrebbe realizzare.Intanto, a proposito di gentrificazione, a Bagnoli, quartiere a basso reddito, aumenta tutto, dagli affitti ai generi alimentari.

 

Infine, non c’è chiarezza sulla limitazione delle nuove cubature, costituiscono anch’esse un’incognita, così come gli ettari che dovrebbero essere effettivamente destinati allo svago, alla ricreazione e allo sport per la cittadinanza. Nel giugno scorso, l’Unione Industriali di Napoli chiedeva lo scioglimento dell’interdittiva e la possibilità di nuove costruzioni nell’area flegrea, senza che Sindaco e Commissario (Manfredi in entrambi i casi) rispondessero che no, non si può costruire ancora in una zona vulcanica e investita in pieno dal fenomeno del bradisismo.

Contrariamente a quel che si pensa, non c’è stata una grande competizione per ospitare le finali dell’America’s Cup: Valencia ha ritirato la candidatura, Rio de Janeiro e altre città consultate dagli organizzatori si sono mostrate molto tiepide al riguardo.

I Grandi Eventi non sono più considerati un volano dello sviluppo come nel passato, ora si ritiene che i benefici siano effimeri e che non valgano l’investimento, mentre l’impatto rischia di essere pesante, perché è poco o per nulla sostenibile per l’ambiente e perché incrementa le diseguaglianze sociali nei territori che li ospitano.

Con le finali dell’ America’s Cup prevale un modello aggressivo e superato dello sviluppo, a cui Napoli – e l’Italia – giungono in ritardo, quando il sipario è già calato.

 

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