di Antonio Bianco juonior
Fase conclusiva del Pnrr: arriva la svolta nell’efficienza amministrativa del sud. Infatti, se l’avanzamento della spesa procede a rilento, con il Mezzogiorno fermo al 39,5% contro il 52,7% del centronord, le regioni meridionali hanno compiuto un balzo storico nella sburocratizzazione delle opere pubbliche, riducendo i tempi del 55%, più del doppio rispetto al nord. Tuttavia, lo scarto nella spesa resta netto e il divario si allarga ulteriormente per le opere pubbliche, 68,9 miliardi complessivi.
Lo scarto tra le due macroaree supera i 20 punti percentuali. Calabria e Sicilia si trovano in coda, con una spesa rispettivamente del 35,6% e del 35,2%. È quanto emerge nel nuovo numero di Informazioni Svimez. «Eppure – scrive l’associazione – dietro questi numeri si nasconde un risultato di portata storica, certificato dall’analisi econometrica condotta su 68.194 progetti: il Pnrr ha operato come un potente fattore di convergenza procedurale, cancellando in pochi anni decenni di divario nella capacità amministrativa degli enti locali meridionali».
Il dato che sorprende riguarda le fasi di pre-affidamento e affidamento delle opere pubbliche, dalla progettazione alla firma del contratto. Confrontando 60.361 progetti pre-Pnrr (2012-2018) con i 7.833 progetti conclusi, Svimez ha misurato una riduzione media nazionale di 8 mesi: da 26 a 18 mesi. Ma è nel Mezzogiorno che l’accelerazione è stata più intensa.
Nel periodo pre-Pnrr le regioni meridionali impiegavano in media 30,7 mesi per arrivare all’avvio del cantiere (circa 8 mesi in più rispetto al centronord). Oggi il tempo è sceso a 16,8 mesi, sotto la media del nord (18,8 mesi). Svimez stima che il Piano abbia ridotto i tempi amministrativi del 55,1% nel sud, contro il 40,5% del centro e il 32,2% del nord.
«Il Pnrr ha agito proprio sui fattori di debolezza che storicamente alimentavano il divario territoriale – sottolinea l’associazione –. La stagione di semplificazione avviata nel 2019, dallo Sblocca cantieri al Decreto semplificazioni, fino alla riforma dei contratti pubblici, ha operato in sinergia con l’approccio performance-based del Piano, che ha vincolato l’erogazione delle rate al rispetto di milestone e target misurabili».
In tutto ciò, sono i Comuni a emergere come i veri protagonisti del Piano. Gestiscono 7.946 progetti nel Mezzogiorno e 9.267 nel centronord. E concentrano circa un terzo delle risorse totali. Nel sud gli enti comunali sono responsabili del 69% dei progetti di opere pubbliche. E le migliori performance si registrano soprattutto nelle infrastrutture scolastiche e per la prima infanzia.
Tra i 7.833 progetti conclusi (4,2 miliardi di euro), svetta il settore della scuola con 1.933 interventi completati e 1,2 miliardi investiti. «La capillarità degli interventi – continua Svimez – sull’edilizia scolastica e sugli asili nido, distribuiti su tutto il territorio nazionale, è indicata da come il principale segnale di successo del modello attuativo del Piano.
Il meccanismo di allocazione perequativa degli asili nido, con risorse distribuite in base ai fabbisogni reali, ha mobilitato i Comuni anche dove la domanda sociale era più urgente». Più critico resta invece il quadro nella sanità: oltre il 77% dei progetti completati si concentra al centronord. Calabria, Sardegna e Basilicata non hanno ancora concluso nessun progetto. In ritardo ci sono soprattutto le Case della comunità. «Fondamentali – conclude l’associazione – per il rafforzamento della medicina territoriale».
