di Salvatore Lucchese
Nel suo ultimo “Rapporto 2025”, la Svimez ha evidenziato il permanere sia di profondi e significativi divari infrastrutturali (reti energetiche, trasporti, ospedali) sia di difficile accessibilità e raggiungimento delle stesse da parte dei cittadini e delle imprese, non solo tra le regioni meridionali e quelle centro-settentrionali, ma anche tra i principali centri urbani del Sud, come Napoli, Bari e Catania, e le altre città del Mezzogiorno.
“Il Mezzogiorno – osserva Svimez – continua a presentare un marcato divario infrastrutturale rispetto al Centro-Nord. Ed anche gli indici di accessibilità alle infrastrutture esistenti mostrano come, a fronte di valori medi superiori nelle regioni settentrionali per strade e ferrovie, le regioni meridionali si fermano spesso intorno o al di sotto, con punte molto basse nelle città minori, con ritardi più profondi al Sud nel caso delle infrastrutture ferroviarie ad alta velocità, dei servizi sanitari e della rete impiantistica per la gestione dei rifiuti. Posto uguale a 100 l’indice medio di accessibilità Italia per le in frastrutture ospedaliere, il Mezzogiorno registra un valore pari ad appena 68 contro il 132 del Nord e il 118 del Centro”.
Cosa fare sul permanere di divari inter- ed infra-regionali che incidono pesantemente sulla qualità della vita dei cittadini, soprattutto di quelli più marginali, poveri e precari, e sulla conseguente fruizione di alcuni dei loro più basilari diritti di cittadinanza, quali, il diritto alla salute ed alla mobilità?
Secondo la Svimez: “Queste disparità”, incidendo “direttamente sulle opportunità di sviluppo, la qualità della vita e l’attrattività dei territori”, rendono “cruciale orientare le politiche pubbliche verso il potenziamento delle infrastrutture facilitando soprattutto la loro accessibilità concreta”.
Se cosa fare è chiaro, non lo è altrettanto la risposta alla seguente domanda: Quale forza o quali forze politiche daranno voce e rappresentanza ai Sud territoriali, economici, sociali, di cittadinanza, di genere e generazionali che fanno del “Bel Paese” “do sole” un Paese sempre più diviso e diseguale?
