di Salvatore Lucchese

La politica di riarmo degli Stati europei, il 5% del Pil entro il 2035, all’incirca 100miliardi di euro l’anno, e i dazi al 30% sull’export europeo, intorno ai 35miliardi di euro l’impatto sulle imprese italiane, riarmo e dazi imposti all’Europa dall’ex alleato, di fatto, USA alle sue colonie oltre atlantico con la delicatezza di un elefante che cammina su dei bicchieri di cristallo, manderanno in soffitta le residue possibilità di attuazione delle politiche di perequazione territoriale in favore del Sud Italia.

Sui temi del riarmo e dei dazi doganali, temi decisivi per quello che rimane della tenuta unitaria di un Paese già ampiamente diviso e diseguale – divisioni e diseguaglianze sociali, economiche e civili che, si ricordi, il governo sedicente “patriottico” e “sovranista” presieduto dalla Giorgia “nazionale” dei fratelli d’Italia, al Nord, e dei fratellastri d’Italia, al Sud, vorrebbe istituzionalizzare in via definitiva tramite l’attuazione di una forma, a dir poco, singolare di federalismo estrattivo e discriminatorio ai danni del Meridione –, già ad aprile era intervenuto il direttore della Svimez Luca Bianchi. Recuperare decine di miliardi dalle risorse europee per far fronte all’emergenza dazi per il direttore della Svimez Luca Bianchi è  

Una strada molto pericolosa per il Sud. Basti considerare che la grande parte delle imprese esportatrici italiane sono al Centro-Nord (oltre l’80%) mentre le risorse della coesione sono destinate per quasi l’80% al Sud e il Pnrr per il 40%. Il rischio è che per dare risposta ad ogni tipo di emergenza si smantellano gli interventi per la riduzione dei divari. Va dunque scongiurato il rischio che le risorse siano riallocate al Nord, mantenendo il vincolo di destinazione e utilizzando i fondi oggetto della revisione per fornire aiuti alle imprese del Sud colpite dai dazi.

Inoltre, per quanto concerne il Piano di ri-armo europeo, o, per meglio dire, degli Stati nazionali europei, in un’intervista rilasciata sempre ad aprile alla Notizia quotidiano, il direttore della Svimez aveva altresì evidenziato:

Il Piano Rearm Eu propone un utilizzo delle risorse della coesione inconciliabile con i suoi obiettivi di inclusione economica, sociale e territoriale. La coesione rappresenta un pilastro costitutivo dell’Unione europea che non può essere indebolito di fronte ad ogni emergenza. Tuttavia, il basso tasso di spesa del ciclo 2021-2027 e il debole consenso politico intorno a questa politica potrebbe determinare una forte pressione della Commissione e delle stesse istituzioni nazionali per un loro utilizzo per investimenti nella difesa. Non basta dunque opporsi a tale proposta ma occorre prendere atto dell’urgenza di una profonda riforma che faccia i conti con i suoi «fallimenti», ma che sia in grado di valorizzarne il potenziale in termini di costruzione di un’Europa più inclusiva e competitiva’. L’incontro di martedì prossimo a Bruxelles con il vicepresidente della Commissione Ue Fitto, “Sarà l’occasione per illustrare le nostre posizioni su una necessaria riforma organica delle politiche di coesione che. mantenendo la focalizzazione sulla riduzione dei divari, replichi il modello performance based del Pnrr.

Dopo il fatal annuncio trampiano di dazi contro il Vecchio continente al 30%, la Svimez ha rivisto le sue stime e prevede quanto di seguito riportato:

Riduzione di quasi un quinto (-19,8%) dell’export nazionale verso gli Stati Uniti, pari a un calo di 12,4 miliardi, di cui oltre 1 miliardo dal Mezzogiorno. Oltre 9 miliardi di Pil in fumo (0,4%) e 150mila addetti a rischio (13mila al Sud); Per il Mezzogiorno, la riduzione delle esportazioni si concentra nell’Agroindustria (44% del totale di Area, pari a 460 milioni) e nella Meccanica (16%, 170 milioni), con contraccolpi importanti anche nel Tessile, Mobilio e Automotive; La regione più colpita del Sud è senza dubbio la Campania (calo di 445 milioni), che subirebbe il colpo nell’Agroindustria (-240 milioni) e nell’Auto (55 milioni).

Insomma, tra dazi, piano di riarmo europeo, ed ora anche pagamento agli USA da parte dell’Europa, ma anche di Turchia e Canada, delle armi vendute all’Ucraina, non ci saranno più risorse economiche per provare a perequare le due storiche Italie, anzi si andrà nella direzione diametralmente opposta dell’acuirsi dei divari e delle diseguaglianze sociali, economiche, civili, di genere, generazionali e territoriali. Una minaccia mortale per il Sud, e non soltanto per il Sud.

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