Le sirene del nuovo paradigma narrativo di un “Sud locomotiva” d’Italia occultano, se non rimuovono del tutto, lo storico dualismo tra le due Italie, il cui superamento necessiterebbe di una politica di perequazione della spesa pubblica complessiva pro-capite, la quale, a sua volta, necessiterebbe di una politica cooperativa a livello internazionale e della difesa e promozione della democrazia a livello nazionale.
Purtroppo, il governo Meloni va nella direzione diametralmente opposta: 1) Politica estera non solo bellicista, che ci costerà il 5% del Pil per il nostro riarmo (a regime, circa 100miliardi di euro l’anno), ma anche vassalla verso gli USA, supina accettazione di dazi al 15% sui prodotti UE, e dunque anche italiani e meridionali, con un Sud particolarmente esposto ai contraccolpi negativi; 2) Politica interna che mira a “rivoltare l’Italia come un guanto”, ossia a riscriverne il patto costituzionale fondativo non sulla base dei valori originari di uguaglianza, solidarietà, equità, democrazia e pace, bensì su quelli diametralmente opposti di diseguaglianza, egoismo, sperequazione, autocrazia.
Insomma, la storia di questo paese, da sempre diviso e diseguale, nonché la storia del mondo vanno nella direzione diametralmente opposta a quelle che, assumendo il punto di vista delle sue classi marginali, sono le esigenze più profonde del Sud: Pace, Equità, Democrazia.
Sempre più soldi per armi e meno soldi per scuole, mense, presidi medici, trasporti. Sempre più soldi per la morte e non per la vita ed i diritti. Sempre più soldi per l’odio e non per la solidarietà. Ci si prepari alla tempesta perfetta.
