di Salvatore Lucchese
Riassunto
Se lo scopo del Governo Meloni è quello d’istituzionalizzare la condizione subalterna del Sud come “colonia estrattiva interna”, qual è la funzione del Ponte sullo Stretto rispetto a tale disegno politico? A questa domanda viene data una risposta articolata, che evidenzia la funzione economica, socio-politica e politico-comunicativa dello scambio iniquo che cementa l’attuale alleanza tra la borghesia imprenditoriale settentrionale e quella meridionale: “rose” (Ponte) al Sud e “pane” (Diritti) al Nord. Nel frattempo, il già estremamente frammentato arcipelago meridionalista viene ulteriormente diviso tra “capponi” di manzoniana memoria, che, mentre sono condotti al macello, si beccano tra loro, chi al barrito di “Sì-Ponte” e chi a quello di “No-Ponte”.
Parole chiave: Ponte sullo Stretto, Sud, regionalismo predatorio, colonia, rose, pane, capponi.
Coerentemente a quanto fatto dai governi della Repubblica democratica italiana che lo hanno preceduto nel corso degli ultimi 20/25 anni, da quelli di centro-destra a quelli di centro-sinistra, passando per quelli cosiddetti ‘tecnici’ (cfr. Eurispes, 2020), il Governo presieduto da Giorgia Meloni, come talpa ai più silente, ma non è la “talpa” di marxiana memoria, facendo leva sul ‘grimaldello’ della spesa storica continua imperterrito a perpetrare ai danni del Sud lo “scippo” di Stato di circa 60miliardi di euro l’anno di spesa pubblica complessiva pro-capite a livello territoriale.
Si scrive spesa pubblica complessiva e si legge concretamente nei termini di 60miliardi di euro di medici, infermieri, ospedali, tram, bus, treni, palestre, mense, edifici scolastici, assistenti sociali, etc. in meno al Sud e di più al Centro-Nord. Chiamasi “operazione verità” lanciata nel 2019 da “il Quotidiano del Sud”, allora diretto da Roberto Napoletano, che, prima dell’attuale cambio di casacca”, pubblicava anche il libro denuncia La grande balla. Non è vero che il Sud vive sulle spalle del Nord, è l’esatto contrario (2020).
Insomma, si parla dei più basilari diritti di cittadinanza, in primis, lavoro, salute, istruzione, trasporti – i quali, sulla base dell’articolo 3 della Costituzione, sempre che qualche forza politica (sedicente) nazionale lo voglia attuare, dovrebbero essere garantiti in modo equo a tutti i cittadini, anche e soprattutto a prescindere dal loro CAP di residenza. Cosa che non è già avvenuta mediante l’“attuazione perversa del federalismo fiscale” (Esposito, 2018).
“Scippo” di Stato che, con l’aggravante della discriminazione territoriale fondata su un inveterato pregiudizio antimeridionale (cfr. De Francesco, 2012; Teti, 2013; Cremonisini & Cristante, 2015, Conelli, 2022) l’attuale governo di destra-destra, sì ‘sovranista’ e ‘patriottico’, ma solo sulla carta, vorrebbe mettere definitivamente in cassaforte tramite l’attuazione del federalismo regionale competitivo, estrattivo e predatorio delle risorse finanziarie ed umane del Mezzogiorno (cfr. Villone, 2019; Viesti, 2023; Busetta, 2024; Daniele & Petraglia, 2024; Esposito, 2024; Pallante, 2024).
Inoltre, non solo il governo Meloni, in tutta continuità coi governi che lo hanno preceduto, persevera nello “scippare” le risorse pubbliche complessive ordinarie al Sud, per poi istituzionalizzarne tramite il regionalismo predatorio la sua funzione storica di “colonia estrattiva interna”, ma, come ha denunciato tramite social l’economista siciliano Pietro Massimo Busetta (02/08/2025), a fari spenti, anche grazie alla complicità dei media di regime e di un’opposizione in questo caso colpevolmente silente, “saccheggia”, tra le altre, pure le risorse straordinarie destinate al Sud, ma di fatto ordinarie, tra le quali dal “carosello” del iano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) “11miliardi di euro per l’Alta Velocità nel Sud (9,4mld in Calabria)” e da quello del Fondo Sviluppo e Coesione (Fsc) per la perequazione infrastrutturale la modica cifra, modica si fa per dire, di 3,6miliardi su 4,4miliardi di euro precedentemente stanziati.
Ebbene, se, coerentemente a quanto fatto negli ultimi decenni in ottemperanza alla teoria neo-liberista della “sgocciolamento”, teoria che in Italia viene declinata anche in termini etnici contro i “sudici”, da sempre considerati antropologicamente “inferiori”, “scioperati” e “delinquenti”, il disegno dell’attuale governo mira a foraggiare la presunta “locomotiva Nord”, che senso ha prevedere ed annunciare gli investimenti per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina? In altri termini, se lo scopo del Governo Meloni è quello d’istituzionalizzare la condizione subalterna del Sud come “colonia estrattiva interna”, qual è la funzione del Ponte sullo Stretto rispetto a tale disegno politico?
A meno, dato il quadro delle sperequazioni sopra delineato, di non volere fare propria l’ipotesi assurda di due anime, una nord-centrica e l’altra sud-centrica, una padano-centrica e l’altra nazionale, all’interno non solo dell’attuale compagine di governo, ma addirittura anche nella stessa Lega (Nord), l’ipotesi di risposta è un’altra.
La funzione coerente del Ponte sullo Stretto rispetto alle attuali politiche di sperequazione ai danni del Meridione è di natura sia economica sia socio-politica che politico-comunicativa.
Di natura economica – L’appalto di 13,5miliardi di euro è stato assegnato ad un gruppo di ditte riunite nel consorzio Eurolink, la cui sede principale si trova a Roma, e la cui azienda capofila è la Webuild Group con sede legale a Rozzano in provincia di Milano. Dunque, il grosso della torta da 13,5miliardi andrà a ditte dell’Italia centro-settentrionale, ossia, alla solita locomotiva Nord. E al Sud? Tracimeranno gocce!
Di natura socio-politica – Nel più generale contesto delle dinamiche di scambio già in atto tra la predominante borghesia imprenditoriale settentrionale e quella ad essa subalterna meridionale – spesa storica e regionalismo predatorio al Nord in cambio dei finanziamenti Pnrr e della Zes unica (più pilu per tutti) al Sud, finanziamenti e misure sì sottodimensionati (Pnrr) (cfr. Busetta, 02/08/2025) e “diluiti” (ZES) (cfr. Laccetti, 2025*) rispetto alle reali esigenze di sviluppo del Mezzogiorno, ma pur sempre sufficienti a saziare gli appetiti, a loro volta predatori, della classi estrattive meridionali, tracimeranno, probabilmente, gocce, o se si preferisce, saranno garanti agli “ascari” meridionali in servizio permanente effettivo i soliti “piatti di lenticchie”. I parole povere, il grosso della torta al sistema-Nord e quello che resta al sottosistema-Sud.
Di natura politico-comunicativa – Cementata attraverso diverse misure e dispositivi politico-economici, l’alleanza tra borghesia settentrionale e borghesia meridionale, l’annunciato avvio dei lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto non solo divide il già di per sé estremamente variegato campo meridionalista tra Sì-Ponte e No-Ponte, seconda una logica binaria di appartenenza ai campi politici di centro-destra e centro-sinistra, ma l’ulteriore contrapposizione nel mondo meridionalista tra capponi di manzoniana memoria è anche del tutto funzionale ad alimentare ulteriormente la gran cassa della propaganda politico-mediatica di un Governo Meloni attento alle dinamiche di sviluppo del Meridione. Propaganda ben esemplificata dal “cambio di paradigma” relativo alla narrazione del Sud promosso da “Il Mattino” diretto da Roberto Napoletano. “Mattino” e Napoletano che sino a poco più di un anno fa erano stati tra i maggiori esponenti della mobilitazione contro lo “Spacca Italia”. Un vero e proprio cambio di casacca, da quella meridionalista a quella nord-centrica, altro che cambio di paradigma!
In sintesi, il Ponte sullo Stretto è uno dei tasselli in cui si struttura il variegato puzzle in cui si compongono le attuali dinamiche di scambio tra borghesia imprenditoriale settentrionale e borghesia imprenditoriale meridionale, i cui termini sono, ricorrendo ad una bella, regnante ed esaustiva metafora utilizzata dell’accademico federiciano meridionalista Giuliano Laccetti (2025**), “rose” (Ponte) al Sud e “pane” (Diritti) al Nord.
Quando, invece, sempre come evidenziato da Laccetti, si tratterebbe di lottare per “rose” e pane” insieme e non già cadere nella trappola dei “capponi” che, mentre si beccano tra loro all’insegna del Sì-Ponte e del No-Ponte, vengono mandati entrambi al macello.
Nel frattempo, come attestano l’ultimo Rapporto Svimez (2024), alle classi popolari del Sud viene riservata una fatua crescita del Pil, che, comunque, le vede relegate ai margini della scala sociale come lavoratori flessibili, poveri e precari, ai quali saranno sempre più negati i più basilari diritti di cittadinanza.
Dunque, a partire dalle sue fasce sociali più deboli, il Sud è drammaticamente senza rappresentanza (cfr. Lucchese, 2025) proprio in una congiuntura storica di portata epocale, in cui i Nord del Mondo tendono alla definitiva istituzionalizzazione delle condizioni di subalternità coloniale dei Sud del Mondo, anche attraverso l’uso spietato della forza (Gaza docet!).
Bibliografia
Busetta, P.M. (2024), Perché il Sud non si ribella, Soveria Mannelli: Rubbettino.
Id., La coesione tradita, post su Facebook (consultato lo 02/09/2025). https://www.facebook.com/photo/?fbid=24652839884342084&set=a.165828093469937
Conelli, C. (2022), Il rovescio della nazione. La costruzione coloniale dell’idea di Mezzogiorno, Napoli: Tamu edizioni.
Cremonisini, V., Cristante, S. (2015), La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo, Milano: Mimesis.
Daniele, V. & Petraglia, C. (2024), L’Italia differenziata. Autonomia regionale e divari territoriali, Soveria Mannelli: Rubbettino.
De Francesco, A. (2012), La palla al piede. Una storia del pregiudizio antimeridionale, Milano: Feltrinelli.
Esposito, M. (2018), Zero al Sud. La storia incredibile (e vera) dell’attuazione perversa del federalismo fiscale, Soveria Mannelli: Rubbettino.
Id. (2024), Vuoto a perdere. Il collasso demografico. Come invertire la rotta, Soveria Mannelli: Rubbettino.
Laccetti, G. (2025*), “ZES senza confini: dalla dispersione territoriale alla propaganda politica”, in Meridione/meridiani. I Sud oltre il Sud, (consultato lo 02/09/2025).
Id. (2025**), “Bread and Roses: una riflessione e una proposta a partire dal Ponte”, in Terra Mia, (consultato lo 02/09/2025).
Lucchese, S. (2025), “Sud senza rappresentanza: intrecci dialogici tra le tesi di Salvemini, Busetta e Cuccurese“, in Meridione/Meridiani. I Sud oltre il Sud, (consultato lo 02/09/2025).
Napoletano, R. (2020), La grande balla. Non è vero che il Sud vive sulle spalle del Nord, è l’esatto contrario, Milano: La Nave di Teseo.
Pallante, F. (2024), Spezzare l’Italia. Le regioni come minaccia all’unità del Paese, Torino: Einaudi.
Rapporto Svimez 2024. L’economia e la società nel Mezzogiorno.
Teti, V. (2013), Maledetto Sud, Torino: Einaudi.
Viesti, G. (2023), Contro la secessione dei ricchi. Autonomie regionali e unità nazionale, Bari-Roma: Laterza.
Villone, M. (2019), Italia divisa e diseguale. Regionalismo differenziato o secessione occulta?, Napoli: Editoriale scientifica.
