di Salvatore Lucchese

In un loro comunicato stampa emesso venerdì 12 settembre 2025, i Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti (CNoAd), nel proporre alle forze politiche del campo largo e progressista di mettere al centro dei loro programmi elettorali il contrasto al regionalismo differenziato promosso dal Governo Meloni, hanno prima accostato la guerra russo-ucraina al genocidio dei Palestinesi a Gaza e al regionalismo differenziato, per poi indicarne il filo rosso che li unisce nel “paradigma coloniale”.

Dopo avere osservato che: “Mentre il superbo Occidente “democratico” cerca spasmodicamente un casus belli e si impegna a bruciare altri sei miliardi di euro in armi ipertecnologiche da inviare all’esausta Ucraina, le stesse fornite a Israele dai singoli governi delle nazioni europee, tra cui l’Italia, terzo paese in ordine di spesa a supportare l’atroce genocidio del popolo palestinese, la Lega riapre le ostilità sul fronte interno, vagheggiando nostalgicamente la Padania e raddoppiando gli sforzi per conseguirne l’antico e mai ripudiato obiettivo: la secessione”, i CNaD hanno rimarcato che “il modello prevaricatorio e competitivo sotteso all’autonomia differenziata non è che la riproduzione, in scala minore, del paradigma coloniale, suprematista e imperialista che infligge sofferenze indicibili ai popoli designati e dipinti di volta in volta come ‘nemici’ a livello internazionale”.

Così facendo, i CNoAd hanno contribuito ad indicare gli elementi di comparazione critica tra quanto avviene a livello internazionale e quanto avviene sul piano della politica interna del nostro Paese, riportando i due piani al filo conduttore delle politiche razziste, colonialiste ed imperialiste.

Un ottimo spunto di analisi che merita di essere ulteriormente approfondito per cogliere gli elementi di somiglianza e le differenze, gli elementi di continuità e le differenza, tra le politiche di spoliazione e desertificazione del Mezzogiorno con quelle di distruzione totale ed occupazione di Gaza.

Proprio per approfondire tale comparazione bisogna porsi alcune domande cruciali:  1. Qual è il modello ideal-tipico di colonialismo? 2. Rispetto ad esso, quali sono le somiglianze e le differenze con il processo di colonizzazione del Sud Italia; 3. Sempre rispetto a tale modello, quali, invece, le somiglianze e le differenze con la colonizzazione della Palestina? 4. E quali, infine, le linee di continuità e discontinuità tra i processi di colonizzazione oggi in atto nel Mezzogiorno e quelli, invece, in atto  in Palestina (Gaza, Gerusalemme Est, Cisgiordania)?

 1. Qual è il modello ideal-tipico di colonialismo?

Il modello ideal-tipico di colonialismo verte sulla dialettica Nord globale vs Sud globale, centro-periferia, sviluppo-sottosviluppo, in cui uno o più Stati dominanti, anche in competizione tra loro, impongono, tramite il ricorso alla violenza organizzata, il proprio controllo su uno o più territori stranieri e sulle loro popolazioni, per poi sfruttarne le risorse economiche e la forza-lavoro locale al fine di arricchirsi a loro discapito. 

Inoltre, il colonialismo nella sua forma ideal-tipica si basa sulle seguenti caratteristiche economiche, politiche ed ideologiche: 1. l’espropriazione di materie prime a basso costo; 2. il prestigio nazionale; 3. la giustificazione ideologica della missione civilizzatrice; 4. la sottomissione culturale e razziale dei colonizzati; 5. la distinzione gerarchica tra colonizzatori e colonizzati.

2. Rispetto al modello ideal-tipico di colonialismo, quali sono le somiglianze e le differenze con il processo di colonizzazione del Sud Italia?

Rispetto a tale modello ideal-tipico, la colonizzazione del Sud Italia, la sua costruzione in termini di periferia e sottosviluppo funzionali allo sviluppo del Nord Italia, avviene originariamente sì sotto la forma di conquista manu militari, ma anche sotto quella dell’unificazione giuridico-politica della penisola e della liberazione del Sud, sempre manu militari, dalla monarchia assoluta dei Borbone ad opera della monarchia costituzionale savoiarda. Conquista o liberazione, a secondo dei punti di vista e dei vantaggi materiali ed ideali o dei costi, sempre materiali ed ideali, ottenuti o pagati dalle diverse parti sociali, economiche e politico-culturali cui si articolava il Mezzogiorno pre-unitario.

Contemporaneamente alla nascita formale del Regno d’Italia, che si caratterizza per il processo di piemontesizzazione dell’ex Regno delle due Sicilie, si assiste alla nascita della sua “colonia estrattiva interna” con la repressione delle insorgenze meridionali, ora lette nei termini di brigantaggio, ora in quelli della rivolta di classe, ora in quelli della guerra civile per il Mezzogiorno.

“Colonia estrattiva interna”, e non già, come da modello, possedimento coloniale esterno, da cui estrarre soprattutto sia finanziarie – dall’unificazione del debito sabaudo, passando per la vendita dei beni ecclesiastici e demaniali e la pressione fiscale superiore al Sud e minore al Nord rispetto alla loro ricchezza, fino all’attuale spesa storica –, sia risorse umane, i flussi migratori di fine ‘800 ed inizi ‘900, del secondo dopoguerra e delle prime due decadi del XXI secolo.

Questi ultimi, viaggianti al ritmo di 100mila migranti l’anno soprattutto verso le regioni settentrionali, condurrebbero a quella che è stata definita la soluzione definitiva della questione meridionale per eutanasia: la sua irreversibile desertificazione demografica.

Inoltre, differentemente dal modello ideal-tipico di riferimento, tramite l’attuazione del regionalismo differenziato si determinerebbe nell’ambito dello stesso Stato-nazione, e non già tra esso e le sue colonie esterne, una forma particolare di federalismo estrattivo incentrato su una forma altrettanto particolare di apartheid territoriale, legando la fruizione dei diritti di cittadinanza non già all’appartenenza etnico-culturale, bensì alla ricchezza dei territori.

Invece, coerentemente alla colonizzazione tipo, il processo di subordinazione dell’ex Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna, prima e a quello d’Italia poi è stato anch’esso giustificato nei termini di missione civilizzatrice della parte che si è autorappresentata come politicamente, culturalmente e razzisticamente  superiore dello stesso Paese, il Nord, nei confronti di quella rappresentata politicamente, culturalmente e razzisticamente inferiore, il Sud.

In sintesi, comparato col modello ideal-tipico di colonialismo, il processo di colonizzazione del Sud si caratterizza per la costruzione da parte del centro del Paese, il Nord, di una periferia, il Sud, nei termini di una “colonia estrattiva interna” di risorse finanziarie ed umane. Colonia da istituzionalizzare definitivamente attraverso l’attuazione del regionalismo discriminatorio su base territoriale, per causarne l’irreversibile desertificazione demografica a vantaggio del Nord.        

3. Rispetto al modello ideal-tipico di colonialismo, quali sono le somiglianze e quali le differenze con la colonizzazione della Palestina?

Rispetto al modello ideal-tipico di colonialismo che evidenzia lo sfruttamento delle risorse economiche dei territori colonizzati, il progetto israeliano di colonizzazione dei territori palestinesi si connota per il suo colonialismo d’insediamento.

Assimilabile al modello USA di colonialismo per insediamento, anche se con dei limiti demografici precipui che lo vedono svantaggiato rispetto ad esso, il disegno di colonizzazione della Palestina, iniziato con la Nakba (catastrofe) dei palestinesi nel 1948, prosegue nei decenni successivi sino a culminare con l’attuazione dell’attuale genocidio dei palestinesi a Gaza, della pulizia etnica di quelli residenti in Cisgiordania e Gerusalemme Est e dell’apartheid di quelli residenti in Israele.

In continuità con il modello ideal-tipico di colonialismo, quello israeliano della Palestina condivide la missione civilizzatrice e il razzismo, con la conseguente demonizzazione e criminalizzazione del popolo palestinese, oggi assimilato alla figura del terrorista islamico eretto a nemico dell’Occidente dalle destre radicali di tutto il mondo.

4. Infine, quali sono le linee di continuità e quelle di discontinuità tra i processi di colonizzazione oggi in atto nel Mezzogiorno e quelli, invece, in atto in Palestina (Gaza, Gerusalemme Est, Cisgiordania)?

Venendo ora alla comparazione dei processi di colonizzazione del Sud Italia con quelli di colonizzazione della Palestina, innanzitutto, bisogna rimarcarne una differenza sostanziale:

  • Nel primo caso si tratta della costruzione, originariamente manu militari, di una “colonia estrattiva interna”, incentrata su delle logiche predatorie di tipo estrattivo che hanno come conseguenza la desertificazione non solo economica, ma anche demografica di un’intera area geografica, che corrisponde al 40% dell’intero territorio nazionale.
  • Nel secondo caso si tratta della conquista sì sempre manu militari, ancora oggi in atto, ma di territori considerati come “colonie d’insediamento”, verso le quali favorire lo stanziamento di un gruppo etnico-culturale omogeneo: quello ebraico.

Mentre il primo, quello dell’Italia meridionale, dopo la conquista militare ha conosciute forme relativamente soft di sfruttamento e di educazione all’inferiorità, il secondo, invece, sta culminando nell’esecrando genocidio oggi in atto a Gaza.

Tuttavia, entrambe le forme, sono accumunate da teorie di giustificazione coloniale di matrice razzista, che, da un lato, presentano i meridionali come “briganti”, “mafiosi”, e “delinquenti nati”, e d’altro i palestinesi come “terroristi” ed “animali umani”.

Due forme diverse dello stesso paradigma coloniale unite da un unico filo rosso conduttore: la logica estrattiva e predatoria capitalistica con la conseguente e definitiva istituzionalizzazione dei due Sud (periferie), quello italiano e quello palestinese, ora come “colonia estrattiva interna”, ora come “colonia d’insediamento” da parte dei Nord (centri) nazionali ed internazionali.  

Bibliografia essenziale

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