di Antonia Trombetta

Esiste un modo per trasformare un’antica incertezza in una possibile certezza?

Una nuova pagina tutta da scrivere. Il progetto dal titolo ‘La città delle fragilità creative’ propone Pozzuoli alla candidatura come Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028. Tutto nasce dalla consapevolezza che questa terra vive il bradisismo, un continuo movimento. L’incertezza abita questo territorio e la sua comunità. Un fenomeno geologico molto antico, conosciuto e studiato ma che può essere fondamentale per dare inizio ad un’ulteriore riflessione e d’altro canto alla rivalutazione dell’idea di ‘vulnerabilità del territorio’.

A sostenere questa visione abbiamo i seguenti nomi: il sindaco Luigi Manzoni, Paolo Lubrano che ha pensato alla candidatura ed è direttore generale del progetto sviluppato insieme a Francesco Cascino, direttore artistico e curatoriale, a Luigi Pingitore responsabile della narrazione e al comitato tecnico-scientifico presieduto da Pierpaolo Forte.

Per Paolo Lubrano l’arte contemporanea è capace di mettere in relazione: patrimonio, imprese, ricerca scientifica, università e cittadini favorendo processi che possono andare anche oltre la candidatura. C’è un richiamo esplicito alla arte-cultura e art thinking; l’intenzione è guardare al futuro cercando di capire meglio il presente, superare i limiti, considerare la fragilità come elemento generativo in grado di produrre nuove forme.

 Ovviamente la produzione artistica alimenta il senso di appartenenza e riorganizza gli spazi condivisi. Il progetto, però pone al centro il territorio: il Rione Terra, l’Anfiteatro Flavio, il Macellum compresi anche i quartieri nati dopo le crisi bradisismiche e gli spazi della vita quotidiana.

Nasceranno opere che saranno parte della città, della sua nuova immagine e del suo nuovo racconto. Tutto questo sarà possibile grazie all’incontro di ventiquattro artisti, provenienti da Europa, America, Africa e Sud America, i quali saranno impegnati nell’apportare un cambiamento concreto alla ‘città fragile’ facendoci immergere in opere artistiche fortemente simboliche.

Tra questi, secondo il progetto ci saranno: Giulia Piscitelli, David Tremlett, Ugo Rondinone, Albert Oehlen, Francis Offman, Giulio Paolini e molti altri ancora; considerando la prospettiva del direttore artistico c’è bisogno di una forte personalità sviluppata nel tempo, dell’attenzione ai temi del paesaggio e della storia compreso tutto ciò che riguarda le trasformazioni sociali e la dimensione pubblica dell’arte.

È importante sottolineare come l’incontro tra nozioni scientifiche e ricerca umanistica-culturale sia stato cruciale affinché a sostegno potessero partecipare università, imprese, istituzioni culturali in particolare il Dipartimento di Architettura, il Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università L’Orientale, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei e altre realtà nazionali e internazionali.

Il ‘ Patto delle Città Fragili ‘ è una conseguenza del progetto, rappresenterebbe una rete internazionale che potrebbe mettere in relazione territori accomunati da diverse forme di vulnerabilità, spaziando da quella geologica a quella sociale, climatica e culturale, provando a condividere programmi di ricerca e formazione.

In un momento storico nel quale il Sud Italia si impegna e punta al contesto internazionale, al miglioramento delle strutture e dell’organizzazione provando costantemente a far leva anche sulla propria storia, radici e tracce del passato; la possibilità di ricavare un nuovo racconto locale che si poni al centro di questioni che sono d’interesse per l’intera Italia, non è esclusa. In questo quadro, Pozzuoli cerca di ragionare sulla propria esperienza civile e culturale, ponendo l’attenzione sull’incertezza quotidiana, la ‘vulnerabilità’, una tematica molto attuale che con questa iniziativa conquisterebbe una rivalutazione positiva, incoraggiante anche per i cittadini che purtroppo convivono con la suddetta problematica.  

 

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