Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Mario Garofalo
Il Mezzogiorno d’Italia costituisce uno dei più grandi laboratori storici e sociali d’Europa, uno spazio geografico e culturale plasmato da trasformazioni profonde, tensioni strutturali, conflitti epocali, imponenti rivolte popolari e processi politici complessi che hanno segnato il destino di intere generazioni, lasciando tracce indelebili fino al nostro presente.
Per decenni, tuttavia, molte di queste vicende cruciali sono rimaste imprigionate dentro categorie interpretative rigide e dogmatiche, del tutto incapaci di restituire la reale complessità degli eventi. Tra queste, la parola «brigantaggio» riassume emblematicamente una rimozione collettiva: un termine adoperato sistematicamente per definire una lunga stagione di insorgenze e ribellioni, trasformatosi nel tempo in uno strumento di lettura politica e ideologica riduttiva.
Attraverso quella definizione omnicomprensiva, un tessuto stratificato di fenomeni sociali ed economici venne ricondotto alla sola criminalità comune, relegando sullo sfondo le drammatiche condizioni materiali che avevano reso inevitabile il conflitto. Proprio da questa urgenza civile e culturale prende vita Σtasis, la nuova collana editoriale storica e scientifica dei Quaderni Meridionali, concepita per tornare alle domande fondamentali della ricerca, ricostruire analiticamente i contesti materiali, esaminare i processi di lungo periodo e restituire centralità storica a chi è rimasto troppo a lungo ai margini del racconto nazionale.
Il nome stesso del progetto, Σtasis, affonda le radici nel greco antico per richiamare il conflitto interno alla comunità, la spaccatura profonda e la contrapposizione che scuotono una società di fronte a tensioni strutturali irrisolte. Una scelta che dichiara un intento storiografico netto: la storia rifugge dalle traiettorie lineari e pacificate, sviluppandosi piuttosto attraverso fratture, ingiustizie e domande inevase. Per tale motivo, la collana Σtasis esplorerà in modo sistematico esperienze collettive troppo spesso edulcorate, dalle insorgenze contadine in età borbonica alle sollevazioni divampate subito dopo l’Unità, fino ai processi determinanti per la cosiddetta «questione meridionale».
L’obiettivo primario consiste nel superare le contrapposizioni binarie tra la retorica nostalgica e legittimista e la visione securitaria dello Stato unitario, la quale ha ridotto la protesta a mera emergenza criminale ignorando la fame di terra e la disperazione delle popolazioni. La disciplina storica richiede uno sguardo spassionato: ad animare quei moti vi erano esclusivamente comunità rurali colpite da una miseria endemica, lavoratori privi di tutele e contadini storicamente esclusi dall’accesso alla proprietà fondiaria, del tutto distanti dall’immagine di semplici fanatici manipolati dall’esterno. Comprendere simili vicende attraverso lo spirito di Σtasis significa analizzare lucidamente il rapporto aspro tra il centro e le periferie, tra i latifondisti e il lavoro subalterno.
Questo percorso si inserisce organicamente nell’attività dei Quaderni Meridionali, rivista che nel suo primo anno di vita ha edificato un punto di riferimento per la conoscenza critica del Sud attraverso gli strumenti rigorosi della ricerca. La pubblicazione è nata con una convinzione precisa: lungi dall’appartenere a un passato superato, la questione meridionale costituisce un nodo centrale e irrisolto della modernità italiana, capace di richiedere indagini in grado di unire il rigore accademico alle dinamiche del presente.
Sulle pagine della rivista hanno trovato spazio studi monografici, approfondimenti sulle classi subalterne, sulle resistenze contadine e sulle violenze dell’unificazione, affiancati dal recupero filologico di documenti d’archivio inediti e da un dialogo costante tra studiosi, insegnanti e lettori. Tutto ciò scaturisce dalla profonda certezza di quanto la divulgazione di qualità risulti fondamentale per la formazione di una coscienza democratica e partecipata.
Se la rivista rappresenta la sede del confronto periodico e polifonico, la collana Σtasis si configura quale spazio d’elezione per gli approfondimenti monografici di ampio respiro e l’indagine archivistica specialistica. Ciascun volume metterà al centro le persone: gli uomini e le donne che hanno fatto la grande storia lontano dai fasti del potere centrale, determinandone il corso reale attraverso le lotte quotidiane. Per garantire il massimo livello accademico, il comitato scientifico si avvale di competenze di altissimo profilo, annoverando Mario Garofalo, storico, saggista e direttore responsabile dei Quaderni Meridionali; Salvatore Lucchese, docente di Filosofia e Storia, giornalista e storico delle culture politiche e pedagocio-civili meridionali e meiridionaliste; Valentino Romano, noto studioso del ribellismo contadino; e Antonio Bianco, giornalista e docente di Diritto ed Economia, attento osservatore delle vicende socioeconomiche del territorio.
Σtasis si assume così una precisa responsabilità culturale: contribuire a una conoscenza veritiera del passato meridionale attraverso l’analisi documentale e il confronto dialettico, rifiutando palesemente sia le celebrazioni agiografiche sia le cancellazioni ideologiche. Il Mezzogiorno necessita di una narrazione coraggiosa, capace di guardare in faccia i conflitti e le sofferenze del passato, in modo da comprendere lucidamente le ragioni delle contraddizioni presenti e orientare con rinnovata consapevolezza lo sguardo verso il futuro grazie alla lezione perenne di Σtasis.
