Riceviamo e pubblichiamo il contributo di di Mario Garofalo

In questo paese, da decenni, convivono due Italie. Due mondi che vivono sulla stessa terra, camminando in direzioni opposte. Il Nord ha i riflettori, i governi, le cronache internazionali; il Sud resta spettatore, muto, relegato ai margini, mentre gli altri decidono per lui senza mai ascoltarlo davvero. La scelta di dare le Olimpiadi invernali a Milano e Cortina va ben oltre lo sport. È la fotografia chiara di chi comanda e chi conta poco. Chi è al centro e chi resta periferia.

Roccaraso avrebbe potuto cambiare questa storia. Una vallata dell’Appennino, tra Napoli e Roma, da decenni aspetta che qualcuno veda la sua vita, il suo lavoro, la sua gente. Scegliere Roccaraso significava dire: lo Stato può correggere ingiustizie storiche, valorizzare territori dimenticati, portare lavoro, infrastrutture, futuro. Sarebbe stato un atto politico vero, che parla di giustizia e dignità.

La scelta è andata come sempre: investire dove già c’è il potere, dove già ci sono soldi e visibilità. Milano e Cortina incarnano questo: territori già centrali, già ricchi, già mediatici. Le polemiche sui costi folli e sugli sprechi lo dimostrano: le risorse pubbliche servono solo a rafforzare chi ha già tutto. Il Sud resta invisibile, senza opportunità, senza futuro concreto.

La questione è anche economica. È morale. Investire nel Sud significa riconoscere che tutti i territori contano, trasformare l’uguaglianza a parole in realtà concreta. Significa dire che la Repubblica non è un concetto astratto, ma un impegno vero verso chi vive in ogni angolo d’Italia, rivolgendosi anche a chi non fa parte dei circuiti del potere. L’Italia moderna spesso misura la sua grandezza guardando l’opinione straniera, ignorando le comunità che lottano ogni giorno contro marginalità e abbandono.

Roccaraso è un simbolo politico. Mostra chi il potere vuole far prosperare e chi vuole lasciare ai margini. La mancata scelta dice che le decisioni pubbliche seguono logiche di rendita e capitale già accumulato, non di equità o sviluppo. La marginalità del Sud è strutturale, frutto di secoli di centralismo e di accumulo nelle mani di pochi privilegiati.

Ogni scelta pubblica ha valore simbolico. Dove si costruiscono infrastrutture, piste da sci, villaggi olimpici? Significa chi conta, chi merita attenzione e rispetto. Roccaraso avrebbe mandato un messaggio chiaro: lo Stato può pensare al bene comune, al futuro della gente, oltre la gloria e la ricchezza dei soliti noti. La scelta fatta invece rafforza chi già ha visibilità, lasciando il Sud nella periferia strutturale.

Il Sud misura la libertà con il silenzio. Silenzio che rappresenta testimonianza della distanza tra le promesse e la realtà. Le disuguaglianze non nascono dal destino o dalla geografia: sono scelte politiche precise, radicate nel tempo, fatte per tenere il Sud fermo e lontano dai riflettori.

Roccaraso mostra cosa potrebbe essere l’Italia: un’Italia che valorizza, che riconosce meriti, che ridistribuisce opportunità. Un Sud protagonista, capace di scrivere la propria storia. Finché la politica resterà legata ai riflettori e ai luoghi già forti, l’Italia riprodurrà le stesse fratture e ingiustizie.

Guardare Roccaraso significa guardare il Sud con occhi nuovi. La modernità si misura con la capacità di correggere squilibri, creare dignità, dare opportunità concrete. La geografia della dignità deve prevalere su quella della visibilità.

Oggi Roccaraso resta un’occasione persa, diventando anche un monito morale: il futuro dell’Italia passa dal coraggio, dal riconoscere responsabilità, dal restituire centralità a chi è stato escluso. Finché non avverrà, il Sud continuerà a misurare libertà e giustizia con il silenzio, mentre l’Italia resterà divisa tra chi vive sotto i riflettori e chi soffre nell’invisibilità.

 

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