di Salvatore Lucchese

Dal punto di vista dell’analisi di classe, la crescita economica del Sud, sostenuta dai fondi del Pnrr, superiore a quella del Centro-Nord va a vantaggio del capitale? O a vantaggio del lavoro?

Purtroppo, a vantaggio del capitale, come confermano la caduta dei salari reali (-10,2% al Sud e -8,2% al Centro-Nord), l’aumento dei lavoratori poveri e delle famiglie in povertà assoluta.

Come a questo proposito ha evidenziato la Svimez nel suo Rapporto 2025, nel 2024 l’indice del lavoro povero nel 2024 tocca il 19,4% nel Mezzogiorno, a fronte del 6,9% nel Centro-Nord. Il 50% dei lavoratori poveri (2,4 milioni) risiedono al Sud. Inoltre, come ha sottolineato sempre la Svimez, sempre nel 2024, altre 100mila persone sono scivolate nella povertà assoluta, pur essendoci nelle loro famiglie di appartenenza una persona occupata.

Tutti indicatori che dimostrano che in Italia, a partire dalla sua colonia estrattiva interna Sud, la crescita economica si basa sullo sfruttamento di una forza lavoro costretta a bassi salari, precarietà e flessibilità. Si basa su un modello di sviluppo predatorio sia a livello sociale che territoriale.

A partire da Sud, chi darà voce ai lavoratori poveri ed alle persone in povertà assoluta, rimettendo al centro dell’agenda politica nazionale il tema della povertà lavorativa e del distorto e sperequato modello di sviluppo capitalistico che la genera?   

   

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