di Giuliano Laccetti
Nel dibattito europeo sulla politica statunitense si tende spesso a osservare le elezioni americane quasi esclusivamente attraverso la lente delle presidenziali. L’attenzione si concentra sulla Casa Bianca, sui candidati alla presidenza e sulla spettacolarizzazione delle grandi campagne nazionali. In realtà, il sistema politico degli Stati Uniti è molto più complesso e stratificato. È proprio questa complessità che il breve saggio di Anthony M. Quattrone, La resa dei conti, cerca di rendere comprensibile al lettore.
Anthony “Tony” Quattrone ha lavorato a lungo con la NATO e con il Dipartimento della Difesa Usa, dirigendo le risorse umane civili americane nell’area dell’Europa meridionale. Ha conseguito un Ph.D. in Applied Management and Decision Sciencese da anni si dedica all’insegnamento, alla scrittura e alla divulgazione sulla politica americana. È autore e conduttore del podcast La politica americana vista da Houston, città in cui vive, molto seguito dal pubblico italiano interessato agli Usa.
Il libro, poco meno di novanta pagine nella versione a stampa, si presenta come un agile manuale di interpretazione della politica americana. Il taglio è dichiaratamente analitico e divulgativo: l’autore non intende proporre una polemica politica né una semplice cronaca elettorale, ma offrire una chiave di lettura dei meccanismi istituzionali e politici che regolano il funzionamento della democrazia statunitense.
Il punto di partenza del ragionamento è rappresentato dalle elezioni di midterm del 2026, che l’autore interpreta come un possibile momento di svolta nella fase politica attraversata dagli Stati Uniti. Per comprendere la portata di questo appuntamento Quattrone ricostruisce innanzitutto il funzionamento del sistema elettorale americano.
Negli Stati Uniti la Camera dei Rappresentanti viene rinnovata completamente ogni due anni: tutti i 435 seggi tornano al giudizio degli elettori. Il Senato, invece, segue una logica di rinnovo parziale: ogni biennio circa un terzo dei senatori affronta il voto, per cui ciascun senatore rimane in carica 6 anni. A queste elezioni federali si aggiunge una molteplicità di consultazioni locali e statali: governatori, assemblee legislative statali, procuratori, sceriffi, giudici e numerose altre cariche amministrative sono scelti direttamente dagli elettori.
Ne deriva un sistema elettorale estremamente articolato, in cui la competizione politica non si concentra in un’unica campagna nazionale ma si distribuisce su centinaia di campagne locali. Ogni Stato, ogni distretto congressuale e spesso ogni contea costituiscono un terreno autonomo di competizione. È questo uno dei tratti distintivi della democrazia americana: la politica si gioca tanto nei territori quanto nelle istituzioni federali.
Un altro elemento centrale del sistema elettorale statunitense riguarda il ruolo del finanziamento politico. Le campagne elettorali americane sono tra le più costose al mondo. Anche una candidatura alla Camera dei Rappresentanti richiede risorse finanziarie molto consistenti per sostenere le spese di comunicazione, organizzazione e mobilitazione degli elettori.
Quattrone ricorda come questa dinamica sia stata rafforzata dalla decisione della Corte Suprema nel caso Citizens United v. Federal Election Commission del 2010, che ha ampliato le possibilità per gruppi di interesse e grandi donatori di sostenere indirettamente i candidati attraverso i cosiddetti Super PAC. Queste organizzazioni, formalmente indipendenti dalle campagne ufficiali, possono raccogliere e investire somme considerevoli per sostenere o contrastare determinati candidati.Il peso del denaro non determina automaticamente l’esito delle elezioni, ma incide profondamente sulle condizioni della competizione. La capacità di acquistare spazi televisivi, organizzare eventi pubblici e mobilitare gli elettori dipende in larga misura dalle risorse disponibili.
Accanto al finanziamento politico, un ruolo fondamentale è svolto dalla comunicazione elettorale. Negli Stati Uniti la propaganda politica si sviluppa attraverso una pluralità di canali: spot televisivi, radio locali, social media, manifestazioni pubbliche e incontri nei quartieri.Particolarmente significativo è il ruolo delle televisioni locali. In un sistema mediatico fortemente decentralizzato, gran parte della comunicazione politica passa, infatti, attraverso emittenti regionali che permettono ai candidati di rivolgersi direttamente agli elettori del proprio distretto.Non meno importante è la mobilitazione territoriale. Il porta a porta, le telefonate agli elettori, gli incontri nei campus universitari e le assemblee cittadine continuano a rappresentare strumenti fondamentali della politica americana. In molti casi sono proprio queste attività a determinare il livello di partecipazione e quindi l’esito finale della competizione.
Il libro dedica inoltre attenzione a una dinamica istituzionale che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente: il ricorso agli executive orders. Questi atti permettono al presidente di impartire direttive operative all’amministrazione federale senza passare attraverso il procedimento legislativo del Congresso. La loro forza risiede nell’immediatezza: entrano in vigore rapidamente e consentono all’esecutivo di intervenire anche in situazioni di stallo legislativo. L’uso degli executive orders tende ad aumentare soprattutto quando il presidente si trova di fronte a un Congresso ostile o politicamente diviso. In queste circostanze la capacità di approvare nuove leggi si riduce e l’esecutivo cerca di agire attraverso strumenti amministrativi. È una dinamica che riguarda presidenti di entrambi i partiti e che riflette l’evoluzione del rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo.
Quattrone richiama inoltre una categoria tradizionale della politica americana: quella della lame duck, “anatra zoppa”. L’espressione indica un presidente politicamente indebolito, spesso perché il Congresso è controllato dall’opposizione o perché il suo mandato si avvicina alla conclusione. In queste condizioni il presidente vede ridursi la propria capacità di incidere sul piano legislativo e tende a ricorrere più frequentemente agli strumenti dell’azione esecutiva.
Uno dei passaggi più interessanti del libro riguarda il ruolo della Corte Suprema nel sistema politico americano. Negli Stati Uniti il potere giudiziario non svolge soltanto una funzione interpretativa, ma può incidere profondamente sull’equilibrio tra i poteri dello Stato. Le decisioni della Corte Suprema spesso ridisegnano il quadro istituzionale e politico del paese.
Questa dimensione è emersa con particolare evidenza nella decisione Trump v. United States del 2024, con la quale la Corte ha riconosciuto al presidente una significativa immunità penale per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni ufficiali. La pronuncia ha aperto un intenso dibattito tra costituzionalisti e osservatori politici sul rischio di un ampliamento eccessivo della sfera del potere esecutivo. Il libro si sofferma anche sulle tensioni relative alla gestione delle elezioni federali. Negli Stati Uniti l’organizzazione del voto è tradizionalmente affidata agli Stati, secondo quanto stabilito dall’articolo I, sezione 4 della Costituzione. Questo principio rappresenta uno degli elementi fondamentali del federalismo americano. Negli ultimi anni, tuttavia, sono emerse proposte volte a rafforzare il ruolo del governo federale nella gestione delle elezioni. Tra queste vi è l’ipotesi, evocata più volte da Trump, di una maggiore centralizzazione del processo elettorale. Una simile prospettiva solleva numerosi interrogativi, perché implicherebbe una revisione significativa dell’equilibrio tra potere federale e autonomie statali.
In questo contesto il Congresso degli Stati Uniti continua a rappresentare uno dei pilastri del sistema di pesi e contrappesi immaginato dai padri fondatori. Oltre a esercitare la funzione legislativa, il Congresso svolge una funzione fondamentale di controllo sull’operato dell’esecutivo attraverso audizioni pubbliche, commissioni d’inchiesta e il potere di approvare il bilancio federale.
La composizione del Congresso assume quindi un’importanza decisiva. Un Parlamento controllato dall’opposizione può rallentare o bloccare l’agenda politica del presidente, mentre una maggioranza favorevole alla Casa Bianca tende a facilitare l’attuazione delle politiche dell’amministrazione.
È proprio in questa prospettiva che le elezioni di metà mandato del 2026 assumono un significato particolare. Il loro esito potrebbe ridisegnare gli equilibri politici di Washington. Se il partito presidenziale dovesse mantenere il controllo del Congresso, l’amministrazione disporrebbe di margini più ampi per attuare il proprio programma. Se invece una o entrambe le camere passassero all’opposizione, il sistema politico entrerebbe in una fase di maggiore conflittualità istituzionale.
Il libro osserva inoltre alcuni segnali provenienti dalle elezioni locali e amministrative. A New York il democratico socialista Zohran Mamdani ha conquistato la guida della città con un programma di riforme sociali pragmatiche, riuscendo a battere Andrew Cuomo, figura storica dell’establishment democratico sostenuta apertamente da Trump nella fase finale della campagna. Anche a Seattle una candidata progressista ha ottenuto una vittoria significativa, mentre alcune elezioni locali hanno visto affermazioni democratiche persino in territori tradizionalmente conservatori.
Questi risultati non determinano automaticamente l’esito delle midterm, ma indicano una possibile mobilitazione di settori dell’elettorato progressista.
La riflessione conclusiva del libro riguarda lo stato della democrazia americana. Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase di declino istituzionale oppure stanno vivendo un processo di adattamento a nuove condizioni politiche?Quattrone invita a evitare risposte troppo semplici. La storia americana è attraversata da crisi profonde (dalla guerra civile alla grande depressione, fino ai conflitti sociali degli anni Sessanta) dalle quali il sistema democratico è uscito trasformato ma non distrutto.La peculiarità della fase attuale non risiede tanto nell’intensità del conflitto politico quanto nella sua persistenza. La polarizzazione appare ormai una componente strutturale della politica americana.
Le elezioni di metà mandato del 2026 non diranno se la democrazia statunitense sia salvata o perduta. Diranno piuttosto come gli americani scelgono di confrontarsi con il proprio conflitto politico: se all’interno di regole condivise oppure come campi contrapposti che riconoscono esclusivamente la legittimità del proprio schieramento. È questo, in fondo, il significato più profondo della “resa dei conti” evocata dal titolo del libro. Non soltanto una competizione tra partiti, ma un confronto sul futuro stesso della democrazia americana.
Anthony M. Quattrone, La resa dei conti, Amazon, 2026
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