di Antonio Bianco senior

Pur essendo stati rispettati tutti i requisiti formali previsti dalla missione salute del PNRR, la Fondazione Gimbe e la Corte dei Conti denunciano i forti ritardi nell’attivazione delle case di comunità e degli ospedali di comunità. L’esperienza negativa maturata con il Covid, ha messo in evidenza l’assenza di strutture intermedie tra il medico di famiglia e l’ospedale luogo nel quale converge qualsiasi tipo di patologia, anche la meno severa, che potrebbe essere trattata, se fossero operavi, dagli ospedali di comunità.

Al 30 giugno 2025 dovevano essere attive 1038 case comunità, in realtà a dicembre 2024 solo 164 (15,8%)avevano tutti i servizi attivi mentre solo 64 disponevano del personale medico e infermieristico (4,4%).

Inoltre, in 485 strutture (46,7%) era attivo un solo servizio mentre in 389 (37,5%) non risultava attivo alcun servizio. Note dolenti si riscontrano anche per gli ospedali di comunità che dovrebbero accogliere pazienti provenienti dagli ospedali per acuti, tant’è che a dicembre 2024 risultano operativi 124 (40,4%) senza alcuna informazione sul tipo e numero di personale.

I ritardi nell’attuazione del piano salute del PNRR è grave ma, ad avviso di Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, l’ostacolo maggiore che potrebbe affossare la riforma è la mancanza dell’accordo con i medici di famiglia e pediatri inserti nella pianta organica delle case comunità (Quotidiano della Sanità 28 settembre 2025).

La missione salute del PNRR deve essere un’opportunità da cogliere, non basta sbandierare ai quattro venti l’avvenuto accredito delle somme da parte dell’UE, è necessario che sia le case di comunità che gli ospedali di comunità siano dotati di attrezzature ospedaliere, di medici e di specialisti, diversamente è pubblicità ingannevole destinata a racimolare qualche voto in campagna elettorale.

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