di Natale Cuccurese
Mentre il governo dilapida soldi pubblici in armi, così come da indicazioni europee, solo il 35% degli istituti del Sud ha l’agibilità. In altre parole ben il 65% degli studenti e dei professori sono a rischio ogni volta che varcano la soglia di un istituto scolastico.
I dati che qui elenco emergono dal recente rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, che parla di «emergenza infrastrutturale nazionale». A livello nazionale una scuola su tre ha infatti bisogno di interventi di manutenzione urgenti, un rapporto che al Sud e nelle Isole diventa di uno su due. Il report raccoglie i dati relativi al 2024 di 97 comuni capoluogo su 112, un totale di 7. 063 edifici scolastici (1. 110 al Sud) tra scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.
Legambiente descrive «un’emergenza ormai cronica, che non migliora, nonostante nel 2023 a livello nazionale siano stati stanziati maggiori fondi per la manutenzione straordinaria (media per singolo edificio), 42mila euro, rispetto a quelli medi degli ultimi 5 anni, 36mila euro».
Preoccupano anche i ritardi su digitalizzazione, trasporti, servizi per lo sport ed efficientamento energetico e in questo quadro l’autonomia differenziata rischia di non aiutare la scuola.
Solo il 47% degli edifici, evidenzia Legambiente, dispone del certificato di agibilità, appena il 45% ha il collaudo statico, meno del 15% degli edifici in zona sismica è stato progettato o adeguato secondo la normativa antisismica, ancora il 54,8% degli edifici non ha beneficiato della verifica di vulnerabilità sismica. Una situazione da cui emerge anche un divario profondo. Il collaudo statico è presente nel 52,6% degli edifici al Nord e nel 47,5% al Centro, ma solo nel 29,9% al Sud e nel 30,4% nelle Isole. Nel Nord, il 63,6% degli edifici è dotato di certificato di agibilità, mentre nel Sud la percentuale scende al 35,4% e nel Centro al 33,5%, al 23,5% nelle Isole. A pesare anche i ritardi sul fronte della sicurezza, con solo il 50% delle scuole con i certificati in regola.
«Sul fronte trasporti – riporta Legambiente – solo il 19,7% delle scuole dispone di un servizio di mobilità collettiva come lo scuolabus; sui servizi per lo sport un impianto su quattro necessita di manutenzione urgente. Le palestre aperte oltre l’orario scolastico sono oltre il 70% nei capoluoghi di provincia del Centro-Nord, per ridursi al 30,3% nelle Isole al Sud e ridimensionarsi a poco più del 40% nelle città del Sud delle Isole. Relativamente all’energia, solo il 20,9% degli edifici scolastici utilizza fonti di energia rinnovabile, con un picco al Nord (24,3%) e un minimo nelle Isole (14,1%), solo il 16,4% delle scuole ha visto realizzati interventi di efficientamento negli ultimi 5 anni e di tutti gli edifici scolastici, solo il 6,7 % si trova in classe A».
Già nel settembre 2023 denunciavamo a proposito di Pnrr, ovviamente inascoltati, il “trucco” delle tre carte di Raffaele Fittoche per finanziare gli asili nido toglieva risorse all’edilizia scolastica.
Fitto un mese prima aveva annunciato di aver “trovato” 900 milioni di euro per realizzare i nuovi asili nido. Si tratta, spiegava il ministro, di fondi aggiuntivi per favorire una misura che punta a offrire almeno a un terzo dei bambini di ciascun comune italiano, a partire da quelli del Sud da tempo sottofinanziati con la bufala della “spesa storica”, un posto in un asilo nido. Fitto non aveva però specificato con esattezza da dove provenisse quel denaro, se non facendo riferimento a una generica riorganizzazione di altri capitoli di spesa per favorire la misura 4 del Pnrr, ovvero la creazione di nuovi asili. Ora, invece, è chiara la provenienza di quel capitolo di spesa, i fondi provenivano da fondi destinati all’ edilizia scolastica e da altri capitoli di spesa assegnati alle scuole che ne avevano e hanno un gran bisogno visto che sono spesso e in maggioranza in condizioni fatiscenti.
Così a distanza di due anni Fitto è stato promosso Commissario europeo e le scuole sono sempre più fatiscentie pericolose per chi le frequenta, mentre il Pnrr non è servito ad aprire gli asili che da Sud a Nord necessitavano agli italianie a maggior ragione ora che con il Rearm Europe i fondi sono stati spostati in gran parte per comprare armi. Evidentemente non è un caso se l’Italia è ultima in Europa per laureati
Così anziché ridurre le classi pollaio, di mettere in sicurezza le scuole gli scienziati di“prima il Nord” pensano di chiudono le scuole piccole (così come fecero con gli ospedali) e di deportare i cittadini del Sud.
Infatti col bando asili del 2022 (attenzione tutto nero su bianco quindi non equivocabile) si scoprì che il governo prevedeva e certificava che l’emigrazione dal Sud sarebbe continuata, perchè sapeva benissimo che nulla avrebbe fatto per riequilibrare le differenze territoriali a partire proprio da Scuola e Sanità, come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata risulterà maggiorata (dando implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento) ed il Sud sarà sempre più desertificato e pertanto destinava fino al 2035 ancora più risorse al Nord ai danni del Sud.
Costituzionalmente non sembra accettabile un governo che con 13 anni di anticipo destina risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programma l’emigrazione di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord, invece di operare per risolvere le disparità territoriali.
Inoltre se un governo programma (stanziando fondi in anticipo), l’emigrazione di migliaia di persone da una parte all’altra del paese (come è avvenuto nel secolo scorso in alcuni regimi totalitari), questo spostamento si può ancora definire emigrazione o è piuttosto una deportazione programmata? E questo governo che con tutta evidenza non rispetta la Costituzione si può ancora definire democratico o non è piuttosto diventato un regime extracostituzionale e quindi eversivo a cui è doveroso opporsi con ogni mezzo?!
La scuola dovrebbe essere al di sopra delle dispute di partito o territoriali, svincolata dagli strattoni ideologici, prioritaria, come i pilastri su cui si basa questo Paese smemorato: la democrazia, la Repubblica nata dalla Resistenza, l’antifascismo. Perché senza questi pilastri, di cui la scuola è fondante, non c’è nessun futuro possibile e se un Paese fra scuola e armi sceglie queste ultime il disastro è prossimo.
