di Giuliano Laccetti

Riassunto

Il breve saggio ripercorre l’esperimento politico di Salvador Allende e di Unidad Popular in Cile (1970-1973), primo tentativo storico di coniugare socialismo e democrazia rappresentativa. Le riforme di nazionalizzazione del rame, redistribuzione agraria e ampliamento dei diritti sociali suscitarono entusiasmo popolare ma anche opposizioni radicali, interne ed esterne. La polarizzazione politica, l’ostilità della Democrazia Cristiana, l’intervento della CIA e la pressione della Guerra Fredda condussero al golpe militare dell’11 settembre 1973. La morte di Allende trasformò la sua figura in mito democratico, ispirando riflessioni politiche in Europa e specie in Italia, con la nascita della idea del “compromesso storico”, e alimentando una memoria culturale e musicale che sopravvive tuttora.

Parole chiave:  Salvador Allende, Unidad Popular,  golpe cileno, guerra fredda, compromesso storico.

Premessa

Quando il 4 settembre 1970 Salvador Allende vinse le elezioni presidenziali in Cile, il mondo intero guardò con attenzione e timore a quell’esperimento politico che per la prima volta nella storia tentava di coniugare socialismo e democrazia rappresentativa. Allende, medico e parlamentare di lungo corso, fondatore del Partito Socialista cileno, era già stato più volte candidato alla presidenza, ma solo in quell’anno riuscì a catalizzare la forza dei movimenti popolari, dei sindacati, degli studenti e di ampi settori della classe media progressista. La sua candidatura, sostenuta dalla coalizione “Unidad Popular”, divenne il simbolo della possibilità di un “cammino cileno al socialismo” pacifico, pluralista e costituzionale.
La sua affermazione non fu, tuttavia, schiacciante: ottenne solo il 36,6% dei voti, una pluralità ma non la maggioranza. La Costituzione cilena prevedeva che in tali casi fosse il Congresso a decidere tra i due candidati più votati. Fu quindi decisivo l’appoggio della Democrazia Cristiana (DC), allora guidata dall’ex presidente Eduardo Frei Montalva, che non intendeva consegnare il potere alla destra conservatrice di Jorge Alessandri. I democristiani, tuttavia, votarono Allende solo dopo aver ottenuto da lui un “Statuto di Garanzie Costituzionali”, un impegno formale a rispettare la democrazia rappresentativa e lo Stato di diritto. Quella scelta, pur consentendo l’elezione, rivelava già la fragilità del patto politico che sorreggeva il nuovo governo.

 

1. Le riforme e la speranza delle masse popolari

Una volta insediatosi, Allende e Unidad Popular avviarono un programma ambizioso di riforme che intendeva trasformare il volto del Paese. Il provvedimento più simbolico e popolare fu la nazionalizzazione del rame, risorsa vitale dell’economia cilena e fino ad allora dominata da multinazionali statunitensi come Anaconda e Kennecott. L’operazione restituì al Paese il controllo delle sue principali ricchezze naturali, suscitando orgoglio nazionale. “El cobre es el salario de Chile” – il rame è il salario del Cile – divenne lo slogan che accompagnò quella scelta, votata quasi all’unanimità dal Congresso.
Accanto a questo, il governo promosse la riforma agraria, accelerando un processo di espropriazione e redistribuzione dei latifondi iniziato già sotto Frei ma ora condotto con maggiore radicalità. Milioni di ettari di terra vennero consegnati ai campesinos, in una trasformazione che intaccava le basi stesse del potere oligarchico e che suscitò un entusiasmo senza precedenti nel mondo rurale. Parallelamente, il governo ampliò i programmi sociali: la sanità pubblica fu rafforzata, si avviarono campagne di alfabetizzazione e assistenza alimentare, come il celebre piano che garantiva un litro di latte al giorno a ogni bambino cileno. Le imprese strategiche furono sottoposte a controllo statale, mentre i salari furono aumentati per sostenere i consumi popolari.Per i settori popolari, Allende rappresentava finalmente un presidente vicino ai loro bisogni, un leader capace di incarnare la dignità e la speranza. Il suo progetto fu definito da lui stesso come un “socialismo con vino tinto y empanadas”: un socialismo umano, radicato nella tradizione nazionale, democratico e pluralista. Per i settori conservatori, invece, quelle politiche minacciavano la sopravvivenza stessa delle loro prerogative economiche e sociali. Le tensioni si fecero presto insostenibili.

 

2. Il ruolo della democrazia cristiana e la polarizzazione

In questo contesto la Democrazia Cristiana ebbe un ruolo decisivo. Nel 1970 aveva reso possibile l’elezione di Allende, ma già pochi mesi dopo la dirigenza del partito scelse di passare all’opposizione dura, accusando il governo di violare la legalità e di condurre il Paese verso una dittatura di sinistra. Frei, che aveva avviato egli stesso alcune riforme sociali, non tollerava che Allende ne raccogliesse i frutti radicalizzandole, e preferì un’alleanza tattica con le forze conservatrici. Invece di costituire una forza di mediazione che avrebbe potuto salvaguardare la democrazia, la DC contribuì a spingere il sistema politico verso la rottura. Molti storici concordano che questa scelta fu miope e fatale: aprì la strada al colpo di Stato, pensando di poterne controllare gli esiti (Favino, 2024).

 

3. La guerra fredda e la destabilizzazione di CIA e governo Usa

Il destino del Cile di Allende si intrecciò inestricabilmente con la logica della Guerra Fredda. Richard Nixon e Henry Kissinger considerarono il Cile un pericoloso precedente: se un governo socialista eletto democraticamente fosse sopravvissuto, avrebbe potuto ispirare altri Paesi latinoamericani a seguire lo stesso percorso. Per questo, Nixon ordinò di “far urlare l’economia cilena”, autorizzando la CIA a finanziare giornali conservatori come El Mercurio, a sostenere partiti e sindacati d’opposizione, e a promuovere scioperi padronali che paralizzarono il Paese (Cardozo & Franzinelli, 2025). Il blocco dei trasporti organizzato dai camionisti, pagati con fondi statunitensi, mise in ginocchio la distribuzione delle merci e aggravò le penurie.La propaganda anticomunista dipingeva Allende come una marionetta di Mosca e dell’Avana. In realtà, il presidente cileno rivendicava con forza la via nazionale al socialismo, autonoma da qualsiasi potenza esterna. Ma la pressione internazionale fu devastante: il Cile si ritrovò isolato, con crediti bloccati e mercati ostili, mentre al suo interno cresceva la violenza politica. La polarizzazione esplose nelle strade, tra manifestazioni oceaniche a favore del governo e cortei altrettanto imponenti contro di esso.In questa fase convulsa un ruolo chiave fu svolto dal generale Carlos Prats, comandante in capo dell’esercito e convinto lealista della Costituzione. Per mesi Prats resistette alle pressioni dei settori golpisti, mantenendo l’esercito allineato al governo legittimo. La sua figura rappresentava l’ultimo baluardo a difesa della democrazia. Tuttavia, nell’agosto del 1973, dopo una campagna denigratoria orchestrata dalle destre e una serie di incidenti che misero in dubbio la sua autorità, Prats fu costretto alle dimissioni.Il suo posto fu affidato ad Augusto Pinochet, fino ad allora considerato un militare privo di ambizioni politiche. Ma in poche settimane Pinochet si rivelò il vero artefice del golpe. L’11 settembre 1973, l’esercito e l’aviazione bombardarono il palazzo presidenziale della Moneda. Salvador Allende resistette fino all’ultimo, armato di una pistola-mitragliatrice regalatagli da Fidel Castro, e si tolse la vita pur di non arrendersi.
Prats, rifugiatosi in Argentina, divenne poco dopo vittima della vendetta del regime: nel 1974 fu assassinato a Buenos Aires insieme alla moglie da un attentato organizzato dalla DINA, la polizia segreta di Pinochet, nell’ambito dell’Operazione Condor (Cardozo & Franzinelli, 2025). La sua morte segnò simbolicamente l’eliminazione di una delle figure più leali alla legalità costituzionale cilena.

 

4. Le conseguenze del golpe e la sua “proiezione” nel mondo

Il colpo di Stato inaugurò una delle dittature più sanguinose del continente. Migliaia di oppositori furono arrestati, torturati o scomparsi; interi stadi si trasformarono in campi di concentramento. Ma le conseguenze non si limitarono al Cile: l’11 settembre 1973 divenne una data spartiacque per tutta l’America Latina. Con l’appoggio statunitense, si rafforzò la rete repressiva continentale nota come Operazione Condor, che coordinava le dittature militari di Cile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Brasile (Cardozo & Franzinelli, 2025).
Sul piano economico, il golpe aprì la strada all’applicazione delle ricette neoliberali dei cosiddetti “Chicago Boys”, giovani economisti formati negli Stati Uniti, che trasformarono il Cile in laboratorio delle politiche di mercato radicali. La rottura con l’esperimento di Allende fu totale: dalle nazionalizzazioni si passò alle privatizzazioni, dalla redistribuzione alla concentrazione della ricchezza.
Sul piano internazionale, il golpe ebbe un impatto simbolico dirompente: spezzò la speranza che fosse possibile costruire un socialismo democratico in America Latina, e rafforzò l’egemonia statunitense nella regione.

 

5. Il mito di Allende e la memoria politica e culturale

La morte di Allende non spense il suo sogno, ma lo trasformò in mito. Il suo ultimo discorso radiofonico, in cui affermava che “muchomás temprano que tarde se abrirán de nuevolasgrandesalamedas”, è rimasto una delle più alte pagine della storia democratica del XX secolo. Le sue ultime parole, diffuse da Radio Magallanes, poco prima che fossero distrutte le trasmittenti, diceva tra l’altro: “Lavoratori della mia Patria, io ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini sapranno superare questo momento grigio e amaro, in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, prima o poi, e molto prima di quanto sembri, si apriranno di nuovo le grandi alamedas, e su di esse cammineranno gli uomini liberi, per edificare una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole. Ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano; ho la certezza che, almeno, esso costituirà una lezione morale, destinata a colpire la fellonia, la codardia e il tradimento.” (Allende, 1973).
Il mito si diffuse ben oltre i confini cileni. Nei lunghi anni della dittatura, gli esiliati portarono nel mondo la memoria di Unidad Popular. I gruppi della NuevaCanciónChilena, come gli Inti-Illimani, divennero portavoce musicali di quella speranza spezzata. Con melodie struggenti e testi appassionati, raccontarono la tragedia e insieme la resistenza, trasformando la cultura popolare cilena in un patrimonio universale (Gavagnin, 2021). Le loro canzoni mantennero viva l’idea di un Paese che aveva tentato una via pacifica e che, pur sconfitto, continuava a parlare al cuore dei popoli.

6. I “fatti del Cile” e l’Italia

Il golpe cileno ebbe conseguenze profonde anche in Europa, e in particolare in Italia. Enrico Berlinguer, segretario del PCI, rifletté sulle ragioni della sconfitta di Allende e sulla necessità di evitare in Italia una dinamica simile. Nella celebre serie di articoli pubblicati su Rinascita tra il settembre e l’ottobre 1973, Berlinguer sostenne che la via cilena al socialismo aveva mostrato il valore della democrazia, ma anche i limiti di un isolamento politico della sinistra(Berlinguer 1973).Da qui nacque l’idea del “compromesso storico”: una strategia di alleanza sostanzialmente tra il PCI e la DC, con l’obiettivo di garantire la stabilità democratica e impedire un golpe di destra in Italia. Se Allende era stato isolato dalla DC cilena, Berlinguer immaginava invece che in Italia fosse necessario cercare un’intesa tra le grandi forze popolari, comuniste, socialiste, cattoliche (Mulas, 2004).
Quella proposta segnò profondamente la politica italiana degli anni Settanta e Ottanta, mostrando quanto il destino del Cile avesse inciso anche nelle riflessioni della sinistra europea.

Il Cile di Salvador Allende fu un esperimento unico e irripetibile: un tentativo coraggioso di costruire una società più giusta attraverso strumenti democratici. La sua fine violenta fu il risultato congiunto del sabotaggio esterno, della reazione interna e della miopia di una classe politica incapace di difendere la legalità costituzionale. Eppure, il sogno non morì: continua a vivere nella memoria dei cileni, nei movimenti sociali e culturali che ne hanno custodito l’eredità, e nel mito di un presidente che seppe morire con dignità per non tradire i suoi ideali.
Il tragico epilogo non cancella la speranza, ma la consegna alla storia come una testimonianza eterna. Allende rimane il simbolo di un’utopia interrotta, ma non dimenticata: un uomo che, pur sconfitto, ha vinto nella memoria collettiva del suo popolo e del mondo. La lezione cilena rimane viva ancora oggi: senza ampie alleanze sociali e istituzionali, senza una difesa internazionale, la democrazia resta fragile di fronte ai colpi di chi teme la giustizia sociale.

 

Bibliografia

Allende S. (1973), “Salvador Allende, 11 settembre 1973, ultimo discorso”, https://italiacuba.it/2023/09/11/salvador-allende-11-settembre-1973-ultimo-discorso/ (consultato il24 settembre 2025)

Berlinguer E. (1973), “Imperialismo e coesistenza alla luce dei fatti cileni”, in Rinascita n. 38.

Berlinguer E. (1973), “Via democratica e violenza reazionaria”, in Rinascita n. 39.

Berlinguer E. (1973), “Alleanze sociali e schieramenti politici”, in Rinascita n. 40.

Cardozo, M., & Franzinelli, M. (2025). Gli artigli del Condor. Dittature militari latino-americane, CIA e neofascismo italiano. Torino: Einaudi.

Favino, F. (a cura di), (2024). Il colpo di Stato in Cile e la democrazia. Roma: Carocci.

Gavagnin, S. (2021). “El éxitodiferente. Recepciones italianas de la Nueva Canción Chilena en losaños 1970”, in Anclajes, vol25, n. 2, pp- 59-75., anche in https://www.researchgate.net/publication/362646267_El_exito_diferente_Recepciones_italianas_de_la_Nueva_Cancion_Chilena_en_los_anos_1970# (consultato il xx settembre 2025)

Mulas, A. (2004). Allende e Berlinguer. Il Cile dell’Unidad Popular e il compromesso storico italiano. Lecce: Manni.

 

 

 

 

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