di Giuliano Laccetti
Il 28 agosto di sessantadue anni fa, nel 1963, Martin Luther King (insieme con altri leader neri americani) partecipò, a Washington, alla imponente e storica manifestazione “For Jobs and Freedom” (Branch, 1989). Organizzata da Philip A. Randolph, storico sindacalista militante nero, e da Bayard Rustin, pacifista nero, simpatizzante comunista e attivista gay, vide la partecipazione di sindacalisti, leader religiosi, protagonisti dei movimenti e artisti. Il tutto culminò con lo storico discorso di Martin Luther King, e la sua celebre perorazione «I have a dream …» (King, 1993).
Davanti a centinaia di migliaia di cittadini, il discorso di Martin Luther King rimane uno dei momenti più alti della storia americana e mondiale: “Riteniamo che certe verità non abbiano bisogno di dimostrazioni: che tutti gli uomini sono creati uguali… Ho un sogno, che le mie quattro bambine un giorno vivranno in una nazione dove saranno giudicate non dal colore della pelle ma dal contenuto del carattere” (King, 1993). Martin Luther King coniugava aspirazione morale e strategia politica: le sue parole erano un progetto concreto per costruire un’America più giusta, inclusiva e rispettosa della dignità umana (Branch, 1989).
Martin Luther King (Atlanta, 1929 – Memphis, 1968) iniziò il suo attivismo alla metà degli anni ’50, partecipando al boicottaggio dei bus di Montgomery (1955-1956), nato dalla coraggiosa protesta di Rosa Parks, simbolo nazionale della lotta contro la segregazione (Branch, 1989). Guidò marce storiche come quelle di Selma e Montgomery, contribuendo all’approvazione del CivilRights Act del 1964 e del VotingRights Act del 1965 (King, 1993; Davis, 2018). Questi atti legislativi segnarono una svolta storica nella lotta contro la segregazione istituzionalizzata e consolidarono Martin Luther King come leader nazionale. La sua strategia combinava marce pacifiche, resistenza civile, predicazione etica e capacità di comunicazione persuasiva, creando un modello che avrebbe ispirato attivisti in tutto il mondo (King, 1993; Davis, 2018).
Non si può non ricordare, per affinità e per contrasto, la figura di Malcolm X. Martin Luther King e Malcolm X rappresentano due figure emblematiche della lotta afroamericana per i diritti civili, due approcci complementari che continuano a influenzare la cultura, la politica e la società non solo negli Stati Uniti, ma nel mondo intero (MalcolmX&Haley, 2004). Martin Luther King scelse la non violenza come metodo di trasformazione sociale, convinto che la persuasione morale fosse lo strumento più potente per cambiare la società, mentre Malcolm X incarnava la radicalità afroamericana: i diritti si reclamano con fermezza, senza delegare la propria dignità alla benevolenza altrui (MalcolmX&Haley, 2004).
Malcolm X (Omaha, 1925 – New York, 1965), pur riconoscendo la nobiltà del messaggio di Martin Luther King, criticava la sua strategia come troppo moderata (MalcolmX&Haley, 2004). La tensione tra la visione etica di Martin Luther King e la radicalità di Malcolm X rappresentava un elemento dinamico fondamentale all’interno del movimento afroamericano, stimolando riflessioni e azioni diverse ma convergenti verso un obiettivo comune: uguaglianza, dignità e giustizia sociale. Anche Malcolm X fu assassinato, a New York, nel febbraio 1965 (MalcolmX&Haley, 2004 ; Ming, 2005).
Il 1968 segnò un’altra tragedia epocale: l’assassinio di Martin Luther King scosse l’America e il mondo intero. Sul palco, accanto alla vedova Coretta Scott King e ai figli, c’era il giovane Jesse Jackson, allora attivista e futuro sindaco di Atlanta, che sostenne la famiglia e il movimento con fermezza (Branch, 1989). Jackson, attraverso la sua parabola politica, dimostrò come l’eredità di Martin Luther King potesse trasformarsi in leadership concreta e duratura, unendo attivismo morale e carriera politica (Branch, 1989).
Martin Luther King e Malcolm X si incontrarono una sola volta, a Washington, il 26 marzo del 1964. I due attivisti della lotta per la piena libertà dei neri d’America, contro la segregazione razziale, erano al Senato per ascoltare il dibattito sulla legge per i diritti civili proposta da John Kennedy (King, 1993). E non paia strano che di questo incontro (e di un “mancato” incontro tra le loro idee, se non negli ultimissimi tempi, appunto) ne tratti, inmaniera a mio avviso pregevole e molto “intrigante”, una sorta di recensione del fil Selma, di Ava DuVernay (Roghi, 2015).
Oggi le comunità afro-americane vivono spesso come un vero e proprio “Sud interno” di un paese sviluppato: aree marginalizzate, economicamente depresse, con scuole sottofinanziate, sanità carente e alte percentuali di povertà, disoccupazione e violenza (Taylor, 2016;Davis, 2018). In alcune contee del Mississippi o dell’Alabama, il tasso di povertà supera il 25%, mentre il reddito medio familiare resta al di sotto dei 30-35.000 dollari annui. Questa condizione di esclusione sociale, spesso invisibile al resto del paese, ricorda per analogia il Sud Italia o altre regioni marginalizzate nel mondo (Bhambra, 2014;Rodrik, 2011), dove infrastrutture, servizi pubblici e opportunità economiche rimangono carenti, e dove la distanza dalle capitali economiche e politiche produce fenomeni di emarginazione strutturale. Il “Sud interno” diventa quindi metafora globale di disparità e di lotta per il riconoscimento della dignità umana, un ponte tra le ingiustizie locali e quelle dei paesi del Sud del mondo, dal subcontinente africano all’America Latina meridionale (Taylor, 2016).
Il movimento Black Lives Matter rappresenta oggi la prosecuzione della lotta di Martin Luther King e Malcolm X. Nato dalle proteste contro la violenza della polizia, in particolare dopo la morte di George Floyd, Breonna Taylor e Daunte Wright, Black LivesMatter ha sviluppato modalità di azione innovative. Le marce nelle principali città statunitensi, i flash mob digitali e le campagne social hanno mobilitato milioni di persone, con hashtag globali come #BlackLivesMatter e #SayTheirNames (Taylor, 2016). L’attivismo giovanile sfrutta strumenti digitali per documentare episodi di ingiustizia, sensibilizzare l’opinione pubblica e coordinare proteste in tutto il mondo, dimostrando una sinergia tra radicalità di Malcolm X e aspirazione morale di Martin Luther King (Taylor, 2016; Sormani, 2020).
La lezione di Martin Luther King resta influente anche nelle generazioni successive: il presidente Barack Obama, primo afro-americano alla Casa Bianca, ha spesso richiamato Martin Luther King nei suoi discorsi, sottolineando l’importanza della speranza, della partecipazione civica e della non violenza. Kamala Harris, afro-americana e asiatico-americana, già vicepresidente degli Usa, poi candidata alle presidenziali del 2024, è stata sconfitta dal repubblicano, affarista e miliardario Donald Trump. L’amministrazione Trump ha inevitabilmente alimentato il dibattito pubblico sul razzismo sistemico e sull’attivismo nero contemporaneo, evidenziando come il sogno di Martin Luther King sia ancora incompiuto ma imprescindibile per comprendere le tensioni sociali odierne e le sfide per l’uguaglianza negli Stati Uniti.
L’influenza culturale di Martin Luther King e Malcolm X è evidente anche a livello globale. La letteratura di Toni Morrison, James Baldwin, Ta-Nehisi Coates e Angela Davis continua a esplorare il tema della discriminazione e della dignità umana (Davis, 2018). La musica, dal jazz al rap contemporaneo, da Kendrick Lamar a Beyoncé, racconta la resistenza, la storia e l’orgoglio afroamericano. Il cinema e le arti visive contribuiscono a sensibilizzare il pubblico internazionale sulle disuguaglianze razziali. A livello politico, i principi etici di Martin Luther King e la determinazione militante di Malcolm X hanno ispirato movimenti per i diritti civili in Sudafrica, campagne contro l’apartheid, iniziative contro il razzismo istituzionale in Europa e America Latina e attivismo globale per l’uguaglianza di genere e i diritti dei migranti.
Le parole di Martin Luther King rimangono oggi di estrema attualità: “Il momento di fare giustizia è adesso. Non possiamo più permetterci di rimandare” (King, 1993). La combinazione tra etica, organizzazione politica e attivismo radicale offre agli attivisti contemporanei strumenti per mobilitare, educare e trasformare la società. La lezione dei due leader è chiara: la non violenza e la persuasione morale sono potenti, ma senza la rivendicazione radicale e la forza dell’identità, la giustizia resta incompleta. Martin Luther King e Malcolm X mostrano che coraggio morale e determinazione militante, speranza e rivendicazione, visione etica e radicalità, sono strumenti indispensabili per affrontare le disuguaglianze persistenti nel Sud interno, nel Sud globale e nel mondo intero.
Bibliografia
Bhambra, G. K. (2014), Connected Sociologies, London: Bloomsbury.
Branch, T. (1989), Parting the Waters: America in the King Years 1954-1963, New York: Simon & Schuster.
Davis, A. (2018), Donne, razza e classe, Roma: Alegre.
King, M. L. (1993), Io ho un sogno. Scritti e discorsi, Torino: Società Editrice Internazionale.
Malcolm X, Haley, A. (2004), Autobiografia di Malcolm X, Milano: Rizzoli.
Ming, W. (2005), La X di Malcolm e la memoria, https://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/speciale_malcolm_x.htm (consultato il 27/8/2025).
Rodrik, D. (2011), La globalizzazione intelligente, Bari: Laterza.
Roghi , V. (2015), Note a margine di Selma o del (mancato) incontro fra Martin Luther King e Malcolm X, Minima et Moralia, https://minimaetmoralia.it/cinema/note-a-margine-di-selma-o-del-mancato-incontro-fra-martin-luther-king-e-malcolm-x/ (consultato il 27/8/2025).
Sormani, R. (2020), “Black livesmatter, più che il silenzio coltiviamo l’ascolto (ed evitiamo di parlare di statue)”, in Il Fatto Quotidiano (15 luglio 2020), https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/15/black-lives-matter-piu-che-il-silenzio-coltiviamo-lascolto-ed-evitiamo-di-parlare-di-statue/5833216/ (consultato il 27/8/2025).
Taylor, K.-Y. (2016), From #BlackLivesMatter to Black Liberation, Chicago: Haymarket Books.
