di Maria Scerrato

Per secoli lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie si fronteggiarono lungo una linea di confine: oltre 400 chilometri di termini lapidei, ancora visibili in parte, segnavano l’ultimo confine a cadere con l’Unità.

Il 20 settembre 1870, con la presa di Roma, cadde anche l’ultimo confine preunitario della penisola: quello che separava lo Stato Pontificio dal Regno di Napoli. Una linea lunga quasi 400 chilometri, dalla foce del fiume Canneto presso Fondi alla foce del fiume Tronto, tra Porto d’Ascoli e il porto di Martinsicuro, ha condizionato per secoli la vita di intere comunità.Sancita nel 1156 dal Patto di Benevento tra papa Adriano IV e re Guglielmo I,nei secoli la Frontiera è statateatro di tensioni, scaramucce tra milizie, dispute fiscali e pericolo di epidemie. Solo con la Convenzione dei confini del 1840 si raggiunse un accordo definitivo, con il collocamento dei cippi di confine.
Almeno nel primo tratto, compreso tra il Tirreno e l’Appennino, tra l’attuale Lazio meridionale, Campania e Abruzzo, la frontiera non è mai stata una barriera invalicabile. Sebbene per chi avesse merci da trasportare ci fossero i passaggi ufficiali, ubicati sulle strade principali, legati al pagamento del dazio, la popolazione locale percorreva vari sentieri interni per spostarsi da uno stato all’altro, senza controllo, per gli scopi più diversi: coltivare un proprio podere, sposarsi, partecipare ai pellegrinaggi religiosi, ecc.

Anche dal punto di vista linguistico, la Frontiera non rappresentava una ripartizione netta. L’isoglossa principale che funge da barriera tra i dialetti mediani e quelli meridionali èpiù a nord del Tronto. L’area di confine era invece una zona di contatto, con dialetti che si contaminavano reciprocamente, proprio a causa dei rapporti più che giornalieri tra le popolazioni.

I matrimoni tra i sudditi dei due regni avvenivano spesso perfino tra i nobili e ciò portò all’insediamento delle grandi dinastie di Roma nel Mezzogiorno. La presenza nel Mezzogiorno dei Colonna, degli Orsini e dei Caetani divenne importante: i Caetani furono conti di Fondi e signori di Sermoneta, gli Orsini controllavano la contea di Tagliacozzo e i Colonna il Cicolano.

La religione fu uno straordinario collante: non solo alcune diocesi si estendevano oltre confine così come diverse congregazioni monastiche, tra cui i Cistercensi e i Francescani, ma il culto di alcuni santi era “trasversale” ad esempio San Benedetto, e San Domenico. La Frontiera era spesso attraversata da artisti e maestranze che si recavano per lavoro da Roma a Napoli o in Abruzzo. Alcuni centri tra cui Subiaco divennero centri culturali di riferimento per entrambi gli Stati.

Questa permeabilità finì per creare un’identità e una cultura omogenea, superando le divisioni politiche. Oggi, sono i cippi superstiti a testimoniare un passato dinamico, dove il confine non era solo divisione, ma ponte tra Roma e Napoli, contribuendo al mosaico dell’Italia unita.

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