di Valentino Romano
Pasquale Domenico Romano, il famoso “sergente Romano”di Gioia del Colle (Ba) che, ad onor del vero non può essere definito semplicemente un “brigante” ma più esattamente uno dei pochissimi veri partigiani di re Francesco e, quindi, un guerrigliero) era devotissimo della Madonna del Carmine.
Lo testimonia l’episodio del massacro di masseria Santa Teresa in agro di Tuturano (Brindisi): qui la formazione del Romano aveva dato appuntamento, sfidandoli apertamente, ai Reali Carabinieri e alle Guardia Nazionali della zona; al termine del durissimo scontro che ne era seguito erano rimaste nelle mani della banda tredici G. N. che erano state fatte inginocchiare in fila. Romano in persona si occupava di passarle per le armi; già ne aveva “giustiziate” alcune allorché, arrivato il turno di Vitantonio Donadeo, un contadino, gli si inceppò l’arma e il colpo fatale non partì. A questo punto il malcapitato emise un grido strozzato: “Madonna del Carmine aiutami”! E il sergente Romano, che nel frattempo stava ricaricando l’arma, si fermò. Stette un attimo in silenzio e poi, imperiosamente come gli era costume, gli si rivolse dicendo: “Alzati che tu sei salvo, e devi essere veramente devoto della Madonna del Carmine come ne sono io; le devi fare una gran festa”. Questo l’episodio. E non mi si venga a dire che questa versione dei fatti s’inserisce nello schema (che proprio non mi appartiene) di una narrazione fantastica, giustificativa e celebrativa dei briganti. L’episodio, così come descritto, è esattamente riportato nella successiva testimonianza dello stesso Donadeo, a disposizione di chiunque vorrà prendersi la briga di controllare.
Più importante è, semmai, la considerazione che ne discende: vittima e carnefice sono, in egual misura, devoti della stessa Madonna, appartengono, insomma, alla stessa cultura popolare e pure … combattono fieramente e senza esclusione di colpi su fronti contrapposti.
Fu proprio la religiosità del Romano ad accelerare la fine della sua avventura: era il 4 novembre del 1862 una domenica. Romano, nei giorni festivi, era solito assistere alla celebrazione della Messa con tutta la sua banda. Uno dei luoghi abituali nei quali osservava il precetto festivo era la cappella della Masseria Monaci, presso Noci. La cosa, abbastanza risaputa, giunse all’orecchio dei comandi militari che predisposero un’imboscata. La banda, colta alla sprovvista, fu decimata e Romano riuscì a scampare alla morte perché assente in quel momento. Da questo episodio il declino della formazione e l’avvicinarsi della sua definitiva fine.
Ma un altro episodio rende l’idea della religiosità, spinta quasi al fanatismo religioso, del Romano: sempre nel novembre del 1862 attaccò ed occupò Carovigno, piccolo paese del brindisino che annoverava tra i componenti della banda numerosi concittadini: Romano, con i suoi, sequestrò un prete del posto e raggiunse il Santuario della Madonna di Belvedere (della quale i carovignesitutti sono devotissimi) perché fosse celebrata una messa. Il povero prete, terrorizzato e nella concitazione del momento, dimenticò di prendere l’occorrente. Giunto sul posto, Romano se ne rese conto e, non punendo l’incolpevole sacerdote, gli ordinò di intonare un Te Deum. Cosa che fu fatta. Naturalmente pro rege Francisco!
