di Antonio Bianco senior

La salute costa cara in Italia, si resta impigliati nella rete del basso reddito che, nel Meridione è quasi la metà rispetto a quello del Nord, e delle lunghe liste di attesa, fattori che, limitano o impedisconola prevenzione e la cura delle patologie anche legate all’età. Pur essendo cresciuto, negli ultimi anni, il PIL del Sud (1,5%) rispetto a quello del Nord (0,4%), le differenze restano evidenti, il PIL medio per abitante è così ripartito: Nord Est 44.900 euro; Meridione 23.900 euro; media fissata a 36.100euro.

Non può essere negato il legame tra il reddito alto e le buone condizioni di salute. L’indagine condotta dal giornale l’Avvenire conferma l’ipotesi, tant’è che i possessoridi un redditotra i 50 ed i 70 mila euro spendono 300 euro al mese per le assicurazioni sanitarie e visite specialistiche private ottenendo adeguate risposte ai bisogni personali, mentre nel Meridione tale somma è destinata alle necessità quotidian ee non per curare le patologie.

Il SSN pur essendo universale, relega una fetta sempre maggiore della popolazione nella zona grigia della mancata assistenza sanitaria. La conseguenza è l’aggravarsi delle condizioni di salute che si riflettono sul SSR costretto ad erogare prestazioni ad elevata intensità collegate alla probabile emissione della pensione di invalidità a carico dell’INPS.

L’Italia è sempre più divisa, le aspettative di vita sono collegate al luogo di residenza, nel meridione si muore tre o quattro anni prima rispetto al Nord in conseguenza dei servizi sanitari insufficienti edelle lunghe liste di attesa. Ilwelfare è ridotto al minimo, con la spesa pro-capite che, secondo l’Istat, è così ripartita: Mezzogiorno 78 euro, Centro 165 euro, Nord-Ovest 162 euro, Nord- Est di 207 euro. Nemmeno i bambini del Sud si salvano, i posti negli asili nido ogni 100 bambini sono 17 mentre nel Centro-Nord, in media, sono circa 37. Non cambia la musica con i servizi delle RSA offerti agli anziani: su 10 mila abitanti nel Sud i posti letto sono 37, la media nazionale è di 69, mentre in Campania è di 20 posti letto.

Il piatto è servito,da 164 il Paese è diviso e sperequato, né si intravede la volontà politica di ridurre i divari territoriali.

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