di Antonio Bianco junior

Da alcuni anni c’è un nuovo fenomeno che caratterizza il Sud: i nonni con la valigia. La Svimez, nel suo ultimo rapporto dal titolo «Un Paese, due emigrazioni», ha stimato il numero di over 75 meridionali che, pur mantenendo la residenza in una regione del Mezzogiorno, vivono ormai stabilmente nelle città e paesi del centronord.

Secondo l’associazione, tra il 2002 e il 2024, gli anziani formalmente residenti al Sud che vivono stabilmente nei comuni al di là del Garigliano sono quasi raddoppiati, passando da 96 mila a oltre 184 mila unità. Le stime si basano sull’analisi delle compensazioni della mobilità farmaceutica convenzionata e sulla spesa pro-capite per farmaci della popolazione anziana.

Questa nuova emigrazione che spesso sfugge ai radar della politica riflette due aspetti. Da una parte, il ricongiungimento familiare con figli e nipoti emigrati a nord anche a supporto di carichi e cura familiari. Dall’altra, mette in evidenza la crescente difficoltà ad avere un livello di cura adeguata, dovuto alle carenze di servizi sanitari e assistenziali soprattutto nelle aree interne e periferiche.

«È ampiamente documentato – si legge nel rapporto – il fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, caratterizzato da flussi prevalentemente unidirezionali dal Sud verso il centronord, quale riflesso delle profonde disuguaglianze territoriali nella qualità e quantità, reale o percepita, delle prestazioni erogate.

La mobilità passiva del Mezzogiorno rappresenta ormai un fenomeno strutturale e costituisce una proxy consolidata della minore capacità dei sistemi sanitari meridionali di garantire standard assistenziali adeguati. Al contrario, la forte capacità attrattiva del nord è dovuta alla presenza di centri di eccellenza per patologie specifiche e, più in generale, a un’assistenza sanitaria ritenuta qualitativamente migliore».

Secondo il riparto del fondo sanitario nazionale del 2024, citato dall’associazione, la mobilità sanitaria passiva del Sud verso il centronord vale circa 1,2 miliardi di euro, con disavanzi più elevati concentrati in Calabria (-304 milioni), Campania (-281 milioni) e Sicilia (-220 milioni).

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