di Antonio Bianco senior

La frase era stata espressa da un partecipante alla protesta durante l’intervista del 22 ottobre 2026 di Tiziana Cozzi, giornalista di Repubblica. La rabbia e la disillusione dei camionisti è palese, le promesse del passato non mantenute dal governo Meloni hanno indotto la categoria a bloccare il Meridione lasciando a secco le pompe di benzina e vuoti gli scaffali dei market.

Il caro carburante ha innescato il malcontento oscuratodalla Rai che ha dato grande risalto ai violenti scontri avvenuti in varie città italiane. Forse, era il tentativo di mettere sotto il tappeto il problema del caro benzina che riduce i consumi dei cittadini e rende insostenibile la situazione economica dei camionisti.

Il governo, come contromisura ha minacciato severe azioni di contrasto giustificate dalla possibile infiltrazione della delinquenza organizzata tra gli organizzatori della protesta, fatto non escluso ma nemmeno dimostrato con prove. Dopo l’adozione del decreto legge che ristorerà, solo in minima misurala categoria, il governo ha assunto una postura autoritaria, tant’è che le forze dell’ordine hanno identificato 500 camionisti ed è stata ventilata l’ipotesi della precettazione della categoria, azioni e dichiarazioni che hanno fatto cessare la protesta.

L’adozione della forza senza il dialogo con le parti sociali renderà monca l’azione del governo e non fermerà le proteste provocate dal carovita. La profonda crisi dovrebbe indurre ad orientare le esigue risorse finanziarie verso la creazione di lavoro a tempo indeterminato, all’eliminazione dello sfruttamento del lavoratore, ad aumentare i salari nonché a rendere fruibili per tuttila sanità l’istruzione. Diversamente l’elevato debito pubblico, l’evasione e elusione fiscale, il PIL ridotto quasi a zero, renderà incerto il futuro dei giovani e farà crescere la rabbia e l’ostilità contro le istituzioni.

Occorre far presto, occorre iniziare subito.

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