di Antonio Salvati
Il 28 ottobre 1965, il Concilio vaticano II adottava Nostra Aetate [1] la Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa cattolica con le religioni non cristiane. Un documento di solo 5 paginette da riscoprire e rileggere, soprattutto dopo i nuovi drammi in Medio Oriente. Questo cambiamento è stato particolarmente evidente nel rinnovamento dei rapporti con l’ebraismo, cambiando radicalmente lo sguardo che gli uni avevano sugli altri. Ma il messaggio del Concilio andava oltre l’ebraismo, affermando il rispetto per l’Islam e le religioni dell’Asia. Il dialogo è diventato la parola d’ordine. Papa Paolo VI nell’Ecclesiam Suam (1964) utilizzò questo termine ben ottantuno volte.
Con Nostra Aetate, la Chiesa cattolica ha decisamente superato il principio esclusivista «Nulla salus extra ecclesiam» («non c’è salvezza al di fuori della Chiesa»). La Chiesa ha iniziato a esprimere rispetto per le altre tradizioni religiose e per tutto ciò che è «vero e santo» in esse, aprendo sé stessa al dialogo e alla cooperazione. Paolo VI, il 17 ottobre del 1965, a meno di due mesi dalla chiusura del Concilio, diede conto dell’orientamento dei vescovi riuniti a Roma nei confronti delle religioni non cristiane, richiamando il contenuto della dichiarazione Nostra Aetate, che sarebbe stata firmata pochi giorni dopo, il 28 ottobre dello stesso anno: «il Concilio ha approvato lo schema relativo ai rapporti della Chiesa con gli appartenenti a religioni non cristiane. Si riafferma che la religione vera, quella voluta da Dio, è una sola, è quella che noi abbiamo la fortuna e il dovere di praticare; ma insieme si riconosce che dobbiamo avere rispetto, per quanto di buono e di vero contengono, alle altre religioni, e dobbiamo trattare bene ed amare i loro seguaci. La legge della carità si allarga e si applica a tutti. Ne daremo noi stessi oggi l’esempio pregando per i non cristiani, per quelli specialmente che, derivando dal padre Abramo le loro credenze, hanno una. parentela spirituale con la nostra fede, gli Ebrei; e, oltre ad essi, anche i Musulmani. La Madonna vuol certo bene anche a loro, e noi per essi la pregheremo».
In Nostra aetate, il posto più importante (il paragrafo 4), un terzo del documento, è dedicato all’ebraismo. La prima frase del paragrafo è teologicamente molto importante: «Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo»[2]. Alcuni studiosi hanno sostenuto che inizialmente il documento doveva essere limitato all’ebraismo; è solo nel corso del Concilio che esso si è allargato alle altre religioni.
In tal senso, il testo testimonia il legame particolare che lega il cristianesimo all’ebraismo dal punto di vista teologico. Infatti, viene sottolineata la filiazione tra il Primo e il Secondo Testamento attraverso Abramo, i patriarchi, Mosè, i profeti: «Essa ricorda anche che dal popolo ebraico sono nati gli apostoli, fondamenta e colonne della Chiesa, e così quei moltissimi primi discepoli che hanno annunciato al mondo il Vangelo di Cristo»[3]. Prima del Concilio gli ebrei venivano bollati “popolo maledetto”.
Fu Giovanni XXIII ad aprire una breccia e inaugurare il dialogo. Nel 1959 Giovanni XXIII eliminò dal rito tridentino del Venerdì Santo – quando i fedeli piangono la crocifissione di Gesù – il riferimento alla perfidia dei giudei, colpevoli di negare la divinità del Cristo che pure era venuto al mondo in mezzo a loro. E il suo successore Paolo VI nel 1970 aveva emendato quella minacciosa preghiera, inserendovi l’augurio che il popolo ebraico rimanga fedele alla sua Alleanza.
Ma papa Wojtyła – che certamente non aveva fama di progressista – fu il primo a far visita al Tempio Maggiore di Roma, scavalcando un’odiosa distanza di 2000 anni; promosse nel 1986 una Giornata mondiale di preghiera ecumenica per la pace ad Assisi con gli esponenti delle altre religioni; raccomandò ai cattolici di non autorappresentarsi più come “nuova Israele”, espressione tipica della teologia sostitutiva secondo cui l’Alleanza del Monte Sinai verrebbe invalidata e soppiantata dalla Nuova Alleanza cristiana; fino al solenne “mea culpa” per i peccati commessi nei confronti degli ebrei pronunciato a Gerusalemme, davanti al Muro del Pianto, nel marzo 2000. Com’è noto, Giovanni Paolo II aveva avuto trai suoi più cari amici tanti ragazzi ebrei.
Nel corso della sua visita storica alla sinagoga di Roma, il 13 aprile 1986, ebbe a dire con franchezza che «la religione ebraica non ci è “estrinseca”, ma in un certo qual modo, è “intrinseca” alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori. (…) Agli ebrei, come popolo, non può essere imputata alcuna colpa atavica o collettiva, per ciò “che è stato fatto nella passione di Gesù”. Non indistintamente agli ebrei di quel tempo, non a quelli venuti dopo, non a quelli di adesso. È quindi inconsistente ogni pretesa giustificazione teologica di misure discriminatorie o, peggio ancora, persecutorie. Il Signore giudicherà ciascuno “secondo le proprie opere”, gli ebrei come i cristiani (…) Non è lecito dire, nonostante la coscienza che la Chiesa ha della propria identità, che gli ebrei sono “reprobi o maledetti”, come se ciò fosse insegnato, o potesse venire dedotto dalle Sacre Scritture, dell’Antico come del Nuovo Testamento. (…) Su queste convinzioni poggiano i nostri rapporti attuali»[4].
Non sono mancati negli ultimi anni momenti di incomprensione. Pochi ricordano alcuni episodi avvenuti durante il pontificato di Benedetto XIV che si impegnò con sincerità per mantenere relazioni amichevoli con gli ebrei. Il 27 ottobre 2005 convocò una cerimonia commemorativa di Nostra aetate in Vaticano, designando come rappresentante della parte cattolica l’arcivescovo di Parigi, il cardinale Lustiger. Chiamato alla nascita Aaron dai genitori ebrei, deportati ad Auschwitz, Lustiger si era convertito cambiando il suo nome in Jean-Marie. Quella scelta vaticana non fu apprezzata dal rabbino capo di Roma. Altra incomprensione – o contraddizione, secondo i punti di vista – si ebbe in merito alla preghiera per il Venerdì Santo.
La nuova formulazione della preghiera per la forma straordinaria del Rito Romano (Messale del 1962) realizzata da Papa Benedetto XVI destò forti reazioni da parte degli ebrei[5]. Il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni l’ha considerata un regresso, in quanto il Papa – dovendo bilanciare tendenze opposte – ha reso la preghiera problematica del Venerdì Santo valida solo per il rito latino, mentre quella innovativa di Paolo VI rimane in tutte le altre lingue. E ha aggiunto che, se dovessimo sintetizzare i rapporti fra ebrei e cristiani in una sola frase, «potremmo dire che per i cristiani risulta incomprensibile che gli ebrei non credano in Cristo, mentre per gli ebrei risulta incomprensibile che i cristiani ci credano»[6]. Un’incomprensione reciproca che tuttavia – come concordano tanti eminenti rappresentanti del mondo cattolico ed ebraico – la si può evitare rinviandola alla fine dei tempi, pensando invece a – come sottolinea Di Segni – «cosa fare insieme oggi»[7].
Momenti di tensione ci sono stati all’indomani del 7 ottobre 2023, quando Papa Francesco ha denunciato come terrorismo sia l’azione di Hamas che la risposta israeliana. Posizione politica e non religiosa. Tenendo conto che la condizione ebraica è complessa, è un miscuglio di religione e nazione nel quale l’espressione religiosa, quella che fuori dall’ebraismo si chiama teologia, non può essere dissociata dall’altra componente, che significa cultura non strettamente rabbinica, storia, legame materiale e/o spirituale con una terra, politica. Ma anche le variabili cristiane sono tante.
Vi sono Chiese strutturate solo in quanto religioni e altre, soprattutto quella cattolica, che hanno anche una realtà statale e politica. La Chiesa di Roma è anche uno Stato con i suoi ministri, le sue ambasciate, la sua politica. In linea teorica si potrebbe distinguere tra religione cattolica e politica vaticana, ma il legame tra le due cose non è facilmente scindibile. Ugualmente, quando la Chiesa romana dialoga con la realtà ebraica, essa stessa caratterizzata al suo interno dalla coesistenza, non molto pacifica, delle sue due anime, quella religiosa e quella politica.
In un’età caratterizzata dalla forza, che ha riabilitato la guerra come strumento principe per perseguire i propri interessi e disegni, anche le religioni sono state attraversate dal processo di frantumazione, con la riduzione di ecumenismo e dialogo. Non si vedono alternative. Questo provoca sentimenti d’impotenza – ha sostenuto Andrea Riccardi rievocando Nostra Aetate il 26 ottobre 2025 alla Cerimonia d’inaugurazione dell’Incontro internazionale per la Pace Osare la pace, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio – che «generano indifferenza: estraniamento dei timidi, concentrazione su di sé. Non si crede più che ci sia tanta storia da scrivere, ma solo un presente da vivere o in cui sopravvivere. Le religioni vengono da lontano ed hanno una lunga storia: hanno coltivato la fede in Dio, valori, come pace, rispetto dell’uomo, nella prova di stagioni terribili. E la nostra non è la più terribile, anche se non conosciamo il domani. Le religioni vengono da un lontano che è oltre il lontano, non rinunciano ad accompagnare l’umanità verso il futuro»[8]. Potremmo dire in altri termini, che la stagione vissuta attorno alla Nostra Aetate, pur fra gravissime difficoltà e momenti recessivi, ci aveva mostrato l’orizzonte della pace e della fraternità come un obiettivo di destino quanto meno possibile, se non probabile.
Il testo Nostra Aetate è il più breve di tutti quelli che sono stati adottati dal Concilio, ma forse – come ha sottolineato lo storico francese Jean-Dominique Durand – il più ricco di ricadute di lungo periodo. Fu votato quasi all’unanimità (2221 placet et 88 non placet), ma la sua preparazione fu particolarmente complessa, con dibattiti difficili. Il documento offre una certa visione delle religioni, aprendosi su una riflessione generale sull’importanza della fede per ogni uomo che aspetta dalle religioni risposte a domande fondamentali: «Gli uomini attendono dalle varie religioni la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell’uomo: la natura dell’uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l’origine e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l’ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo»[9]. E aggiungeva: «le altre religioni che si trovano nel mondo intero si sforzano di superare, in vari modi, l’inquietudine del cuore umano proponendo delle vie, cioè dottrine, precetti di vita e riti sacri»[10].
In questa prospettiva, esiste un profondo legame tra la Nostra Aetate e la storica e profetica Giornata di preghiera per la pace indetta da Papa Giovanni Paolo II nel 1986 nella città di San Francesco. Lo spirito dell’evento di Assisi è stato raccolto dalla Comunità di Sant’Egidio, convinta che le religioni non erano residui del passato, ma protagoniste positive della storia, capaci di mobilitare energie morali e spirituali per la pace, in un momento in cui la religione sembrava emarginata dall’ateismo comunista e dalla secolarizzazione accelerata in Occidente. Era un’intuizione profonda e promettente. La Nostra Aetate è la base solida della preghiera di Assisi e della visione l’interdipendenza tra i vari popoli come recita Nostra Aetate nel paragrafo 1: «I vari popoli costituiscono infatti una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra hanno anche un solo fine ultimo, Dio, la cui Provvidenza, le cui testimonianze di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti finché gli eletti saranno riuniti nella città santa, che la gloria di Dio illuminerà e dove le genti cammineranno nella sua luce del futuro»[11].
Il 28 ottobre 2025 al Colosseo Papa Prevost, all’incontro di preghiera per la pace di Sant’Egidio, ha sostenuto con forza che«tutti i credenti sono fratelli. E le religioni, da “sorelle”, devono favorire che i popoli si trattino da fratelli, non da nemici»[12].
La fratellanza universale può rimanere, nel nostro mondo imperfetto, agli occhi di tanti un sogno, un’utopia. Lungi dallo scoraggiare i credenti di tutte le tradizioni, o le persone di buona volontà, dal lavorare per realizzarla. È la via del tikkunolam (riparare il mondo), come dicono i nostri amici ebrei: la ricostruzione del tessuto del convivere, la guarigione del mondo, il ripristino della convivenza. È solo un sogno? Un mondo senza sogni, ideali e visioni sarebbe invivibile, un mondo malato e disumano. È grazie ai sogni – vissuti con passione, creatività e immaginazione – che la realtà cambia e che la fraternità tra le persone diventa visibile e concreta.
[1] Vedi https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html
[2] Ibidem.
[3] Ibidem.
[4] https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1986/april/documents/hf_jp-ii_spe_19860413_sinagoga-roma.html
[5] Su questo vedi Walter Kasper, La preghiera del Venerdì Santo per gli ebrei, L’Osservatore Romano del 10 aprile 2008.
[6] Riccardo Di Segni – Gad Lerner, Ebrei in guerra. Dialogo tra un rabbino e un dissidente, Milano Feltrinelli, 2025
[7] Ibidem.
[8] Vedi https://meetingsforpeace.santegidio.org/pageID/32061/langID/it/text/4917/Intervento-di-Andrea-Riccardi.html
[9] Vedi il paragrafo 1 https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html
[10] Vedi il paragrafo 2 https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html
[11] Vedi il paragrafo 1 https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html
[12] Vedi https://meetingsforpeace.santegidio.org/pageID/32061/langID/it/text/5357/Mai-la-guerra-%C3%A8-santa-solo-la-pace-%C3%A8-santa-Discorso-del-Santo-Padre-Leone-XIV.html
