di Antonio Bianco senior

Con voce calda Papa Leone XIV accoglie la comunità SLA nell’udienza privata del 9 maggio 2026 nella Sala Clementina in Vaticano. Considera “terapeutico” l’agire dell’associazione che offre sostegno e solidarietà ai familiari ed ai loro ammalati, persone alle quali va garantita dignità, assistenza fisica, morale e religiosa. Sottolinea il ruolo fondamentale dell’advocacy nel sostenere, difendere o promuovere le azioni nei confronti delle Istituzioni e della comunità civile a sostegno degli ammalati oltre a svolgere l’informazione e promuovere la ricerca e la formazione del personale.

Le sue parole sono chiare:“nessuno mai deve essere lasciato solo”, ribadisce che i soci e l’associazione incarnano l’ideale di vicinanza al sofferente e alla fragilità umana in ogni circostanza della vita, apostoli che si contrappongono “con gesti di cura alla cultura dello scarto e della morte (cfr Francesco, Esort. Ap. Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, 53).

Incita la comunità a proseguire nella sua azione di cura ed esorta: “non arrendetevi, camminate con questo coraggio e la speranza nel Signore!

Alla fine dell’incontro Leone XIV ha salutato personalmente circa 170 persone fra ammalati, caregiver esoci presenti nella sala Clementina. È stato emozionante incontrarlo, nelle poche parole scambiate con il Pontefice, ho osservato il suo sguardo fisso nei miei occhi intento all’ascolto delle mie parole, avevo fra le mie mani la sua, la stringevo e venivo ricambiato. Michiamo Antonio, gli ho chiesto una preghiera per tutti noi, popolo SLA. Alla fine del breve salutogli ho augurato: “faccia sempre bellissime cose”, Leone XIV con un sorriso, forse anche sorpreso ha risposto: “grazie…grazie”.

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