Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Marcoflavio Cappuccio

“Quindi siete disposti a vendere il Maradona?” chiede il giornalista sportivo Umberto Chiariello durante una trasmissione a Canale 21. “È nella lista dei beni indisponibili, ma si può modificare. Al prezzo giusto – non meno di 100-150 milioni – si può vendere. Aspettiamo De Laurentiis”, risponde l’Assessore Cosenza, ingegnere ed ex professore proprio dell’attuale Sindaco, Gaetano Manfredi.

In un articolo apparso il 25 maggio 2026 su Repubblica, Manfredi conferma e rilancia: “La cosa si può fare in tempi rapidi, purché De Laurentiis ci presenti il progetto”.

Il gruppo di ingegneri che amministra Palazzo San Giacomo non fa segreto di voler privatizzare lo Stadio Maradona, struttura pubblica di proprietà del Comune. Affermazioni gravi, ma che vengono rilasciate in maniera spavalda, senza alcun interesse per gli eventuali danni economici che gli abitanti di Napoli, soprattutto quelli dei quartieri poveri e popolari, potrebbero riceverne in termini di servizi per la città.

La SSC Napoli ad oggi paga un canone annuo dello Stadio Maradona di 887.814,88 euro+IVA, aggiornato con delibere n°342 e 412 in Commissione Sport del 17 settembre 2025, presieduta da Gennaro Esposito, dopo aver aggiornato la Convenzione pluriennale del 2019 per l’uso esclusivo di nuovi spazi interni allo stadio: due Sale Hospitality e la trasformazione degli Uffici Gare in Sala Hospitality Tribuna d’Onore.

De Laurentiis ha spesso definito, senza mezzi termini, lo Stadio Maradona “un semi-cesso” (il virgolettato è suo), senza aggiungere che quel “semi-cesso” ha fruttato cifre stratosferiche per le casse della SSC Napoli. A fronte di un affitto di meno di 1 milione di euro, la SSC Napoli di Aurelio De Laurentiis ha incassato dallo stadio ben 27,4 milioni di euro nel 2024 e addirittura 37,9 milioni di euro l’anno precedente.

Non solo De Laurentiis non ha speso un solo euro di tasca propria per la manutenzione e la ristrutturazione dello Stadio da quando ha rilevato il club dal fallimento, ma ha pagato cifre ridicole se rapportate agli utili. Attualmente l’impianto è in ristrutturazione per candidarsi ad Euro 2032. Il progetto – finanziato interamente con soldi provenienti dalle casse pubbliche – prevede un ulteriore ampliamento dei posti a sedere, con migliaia di nuovi posti e quindi ulteriori utili per la società di De Laurentiis, ma potenzialmente con i medesimi canoni d’affitto.

È evidente uno squilibrio incredibile tra il flusso di denaro che, grazie allo Stadio, finisce nelle casse della holding FilmAuro della famiglia De Laurentiis – società che senza i proventi delle attività sportive verosimilmente sarebbe già fallita, visti i miseri risultati in ambito cinematografico ed economico delle attività di cinema (appena 17 milioni a fronte di un totale di 338 al giugno 2024) – ed il canone pagato dalla stessa alle casse del Comune di Napoli.

Le fortune private della SSC Napoli sono ottenute grazie all’utilizzo, a cifre irrisorie, del patrimonio pubblico: una rendita prodotta collettivamente dalla collettività, di cui giova la sola famiglia De Laurentiis. Se invece i canoni fossero molto più alti, la città di Napoli ed i suoi abitanti avrebbero molte più risorse per trasporti, asili, scuole, manutenzione del verde, e così via.

Nonostante uno squilibrio tutto a favore della rendita privata, ad Aurelio De Laurentiis – che giornalisti sportivi e Sindaco vorrebbero incoronare Re di Napoli – non sembra bastare. Negli ultimi 10 anni ha spesso minacciato di abbandonare l’impianto, facendo giocare il club altrove. Ogni volta i giornalisti a lui vicini hanno rilasciato indiscrezioni che non hanno mai trovato fattivo riscontro, lasciando il concreto sospetto che fossero dichiarazioni mirate a far da leva psicologica sugli amministratori pubblici al fine di ottenere la vendita dello stadio a prezzi vantaggiosi. Non solo: De Laurentiis ha più volte dichiarato che il fitto che la FilmAuro paga è persino troppo alto.

Sulla questione Stadio Maradona si gioca, quindi, una delle partite delle prossime elezioni e un nodo nevralgico dell’economia della città. Da un lato c’è chi vorrebbe inserire lo Stadio tra gli asset su cui fare speculazioni immobiliari (vedi il caso dello Stadio Giuseppe Meazza di San Siro) a scapito della popolazione residente – soprattutto quella appartenente al proletariato e ai ceti medi impoveriti senza rendita – e dall’altro chi vuole impedire che, dopo Bagnoli e Napoli Est, si allarghino le mire affaristiche e speculative dei privati sul patrimonio pubblico della città.

In questo quadro, gli ingegneri Manfredi e Cosenza rappresentano, per i capitalisti delle holding interessate, la migliore garanzia per fare in modo che questo progetto si concretizzi. È per questo che lo sosterranno alle comunali 2027 e avverrà a prescindere da un orientamento di tipo ideologico (non è un caso che Meloni abbia dato a Manfredi poteri commissariali con leggi ad hoc su Bagnoli e che questi abbia ribadito che la Premier non si debba dimettere).

Compito dei napoletani, se vogliono realmente “difendere la città” – come spesso si urla dagli spalti del Maradona – è fare in modo che il saccheggio della città non si realizzi. De Laurentiis sarà anche il proprietario del Club, ma non sarà mai il padrone di Napoli.

 

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