di Giuliano Laccetti

Riassunto
L’accordo di libero scambio UE–Mercosur apre un mercato potenziale di oltre 700 milioni di consumatori, rafforzando la posizione europea nei confronti di Cina e Stati Uniti e sostenendo esportazioni industriali e servizi ad alto valore aggiunto. In Italia, le proteste agricole si caratterizzano per aggressività e corporativismo: blocchi stradali, picchetti e pressioni per protezioni e sussidi difendono rendite consolidate più che consumatori o ambiente, ricevendo un trattamento politico e mediatico privilegiato. Francia e Spagna offrono approcci divergenti: Parigi tutela un’agricoltura iper-sussidiata, Madrid sfrutta filiere solide, qualità “media” e legami storici con l’America Latina. L’accordo garantisce salvaguardie per prodotti sensibili, tutela ambientale e competitività industriale. La scelta politica europea non può ridursi a protezionismo corporativo e sovranismo, ma, con tutte le cautele del caso, deve “esporsi” a commercio equo, innovazione e modernità.

Parole chiave: UE–Mercosur; protezionismo agricolo; libero scambio; PAC; corporativismo; filiere industriali.

 

1. L’accordo UE–Mercosur: dimensioni e obiettivi

L’accordo di libero scambio tra UE e Mercosur, negoziato per oltre 25 anni, rappresenta uno dei più ambiziosi progetti di politica commerciale globale. L’UE, con circa 450 milioni di abitanti, e il Mercosur, composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, con circa 260–270 milioni, creano insieme un bacino potenziale di 700–720 milioni di consumatori, configurando una delle aree di libero scambio più vaste del mondo. Per Bruxelles, il trattato è un tassello chiave per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione, bilanciando la crescente influenza della Cina e degli Stati Uniti sui mercati globali (Eurostat, 2025; European Commission, 2024).

Nel 2024, gli scambi tra UE e Mercosur hanno superato i 111 miliardi di euro, con 55,2 miliardi di esportazioni UE e 56 miliardi di importazioni sudamericane (Eurostat, 2025). L’UE esporta beni industriali di alto valore (macchinari, prodotti chimici, mezzi di trasporto), mentre il Mercosur fornisce principalmente materie prime e prodotti agricoli (Consilium, 2025). L’accordo elimina o riduce dazi su beni industriali, permette la partecipazione europea a gare d’appalto sudamericane e dovrebbe generare risparmi stimati in oltre 4 miliardi di euro l’anno per le imprese europee. Le previsioni economiche stimano incrementi significativi dell’export industriale e dei servizi, con benefici in termini di occupazione, tecnologia e standard qualitativi (Dowling, 2026): la Ue presenta questo accordo come win-win, a dispetto delle preoccupazioni degli imprenditori agricoli. La presidente della CommissioneVon der Leyen ha descritto l’accordo come un “accordo vantaggioso per tutti”, che offrirà un’opportunità di 50 miliardi di euro agli esportatori dell’UE entro il 2040 e una crescita di 9 miliardi di euro per i paesi del Mercosur (Eurostat, 2025; Cooperativas Agro-alimentarias, 2025).

 

2. Proteste italiane: paradosso e corporativismo

Tuttavia, l’accordo ha provocato un acceso dibattito politico, soprattutto nel settore agricolo. Il paradosso delle proteste degli imprenditori agricoli italiani contro l’accordo Ue-Mercosur è tutto lì, nelle immagini dei blocchi stradali, dei trattori parcheggiati davanti ai ministeri, delle irruzioni nei porti e nei mercati generali. Nonostante un sovvenzionamento non banale: ad esempio, vedi (Bernini & Galli, 2024). Scene già viste: dalle “quote latte”, con milioni di litri rovesciati sull’asfalto, al movimento dei “forconi”, fino ai picchetti davanti alle sedi istituzionali europee.

Una rabbia capace di paralizzare intere filiere e città, ma anche di imporre – con arroganza corporativa – protezioni, deroghe, dazi e sussidi. E sempre con una benevolenza politica e mediatica che altre proteste, soprattutto quelle sociali, non hanno mai ricevuto. Perché, se i lavoratori o gli studenti si permettono di bloccare una tangenziale o di contestare davanti a una prefettura, scatta l’etichetta del “pericolo per l’ordine pubblico”; se lo fanno gli imprenditori (agricoli), diventa “legittima difesa del Made in Italy”?

 

3. Francia e Spagna: due approcci a confronto

La Francia conosce bene questa dinamica. Gli agricoltori francesi sono tra i più aggressivi d’Europa nel difendere rendite e protezioni consolidate. Bruciano caselli autostradali, rovesciano sacchi di cereali davanti ai ministeri, scaricano letame all’ingresso delle prefetture; nel 2015, a Caen, fu addirittura ribaltato un camion di carne spagnola. E il governo – indipendentemente dal colore politico – ha sempre ceduto. Lo Stato francese ha costruito per decenni un’agricoltura iper-sussidiata, grazie alla PAC – la Politica Agricola Comune dell’UE, che sostiene gli agricoltori con pagamenti diretti, fondi per lo sviluppo rurale e strumenti di gestione del rischio – e oggi Parigi è tra i principali promotori delle restrizioni al Mercosur in nome della ‘sovranità alimentare’ e della difesa della carne bovina nazionale Peccato che la stessa Francia sia una potenza esportatrice nel vino, nei latticini e nei cereali, e che per difendere la propria sovranità invochi barriere che agli altri – quando applicate verso prodotti francesi – non piacciono affatto.

La Spagna, al contrario, mostra una posizione più convinta verso l’accordo, grazie a una filiera agricola più solida e competitiva. Le cooperative agricole spagnole, le piattaforme logistiche efficienti e la produzione di qualità “media” rendono i prodotti facilmente esportabili e interessanti per mercati lontani come quello sudamericano. Agrumi, olio e ortofrutta spagnola hanno una domanda stabile e crescente, con margini di valore aggiunto significativi. A questo si aggiungono storici e culturali legami con i paesi dell’America Latina, che favoriscono non solo il commercio, ma anche la cooperazione politica e commerciale. Grazie a questa struttura, le aziende spagnole possono pianificare investimenti sul lungo periodo e garantire standard costanti di qualità e sostenibilità, elementi essenziali per competere in mercati emergenti. Le proteste agricole spagnole esistono, ma la combinazione di competitività, qualità e relazioni consolidate rende l’apertura del Mercosur più accettata e vantaggiosa.

Negli ultimi mesi, Le Monde ha osservato che la difesa della cosiddetta “sovranità agricola” viene talvolta interpretata come la tutela di rendite consolidate nel settore. In maniera analoga, il Financial Times ha più volte evidenziato come la PAC rappresenti uno dei principali programmi di sussidi agricoli al mondo, con effetti distorsivi sul mercato globale.

Infine, ancora, per tranquillizzare gli imprenditori agricoli italiani, ma anche polacchi, irlandesi, francesi, ecc …, Von der Leyen si è impegnata a far sì che i controlli sulle importazioni per garantire il rispetto degli standard UE sulle importazioni di carne e altri prodotti agricoli verranno intensificati e rafforzati.

 

4. Benefici economici, industriali e ambientali

L’accordo non è solo una questione agricola: esso protegge oltre 340 prodotti a indicazione geografica (GI) e rafforza l’export di qualità europeo; favorisce competitività industriale, innovazione tecnologica e apertura di mercati nei servizi; consente all’Italia di valorizzare macchine utensili, componenti automotive, apparecchiature meccaniche, consulenza e logistica, ampliando la presenza delle PMI sui mercati sudamericani (European Commission, 2024).

L’accesso graduale a prodotti sensibili come carne e latticini è garantito da quote e limiti selettivi, mentre misure di salvaguardia e strumenti della PAC proteggono i redditi e sostengono la transizione verso filiere più competitive e sostenibili. L’Italia ha così l’opportunità di rafforzare intere filiere industriali, sostenere le PMI innovative e incrementare esportazioni di prodotti ad alto valore aggiunto, senza cedere a pressioni corporative che guardano solo al breve periodo.

Dal punto di vista ambientale, Mercosur e UE hanno incluso impegni stringenti: protezione forestale, lotta alla deforestazione illegale e criteri di sostenibilità per le importazioni, assicurando che i prodotti non contribuiscano alla perdita di biodiversità (Brazil Ministry of Environment and Climate Change, 2025). Anche in questo caso, l’accordo combina crescita economica e responsabilità ecologica, promuovendo filiere più trasparenti e rispettose dell’ambiente.

Sul piano geopolitico, il Mercosur è un nodo chiave. La Cina ha già intensificato investimenti e scambi in infrastrutture, energia e materie prime in America Latina in (Atlantic Council, 2025). Gli Stati Uniti hanno consolidato la loro presenza commerciale nella regione. L’Europa non può permettersi di autoescludersi da questo mercato strategico: se l’Italia e altri Stati membri bloccassero l’accordo, lascerebbero spazio a competitori globali, perdendo influenza politica ed economica in un continente ricco di risorse e consumatori. L’accordo diventa così non solo una questione di commercio, ma un tassello fondamentale della strategia geopolitica europea.

 

5. Sovranismo o interesse generale?

La verità è che molte proteste europee contro il Mercosur non difendono consumatori, ambiente o lavoratori, ma rendite di posizione costruite in decenni di protezionismo. Se l’Europa vuole proteggere sé stessa, deve accettare che anche gli altri paesi lo facciano. Chi grida “difesa del Made in Italy” deve capire che il protezionismo selettivo è ipocrisia pura. Chi rifiuta il libero scambio perché “minaccia” la sovranità alimentare propone in realtà il ritorno a un sovranismo commerciale chiuso, egoista, regressivo. Se davvero l’Italia vuole contare nel mondo globale, deve sostenere accordi multilaterali, competizione equa e apertura commerciale, senza cedere al corporativismo agricolo.

Se invece continueremo a piegarci alle pressioni di lobby e imprenditori agricoli, allora basta con le finzioni: torniamo ai dazi, ai confini, alla chiusura dei mercati. Almeno sarebbe chiaro chi comanda: non l’Europa, non il libero scambio, ma l’interesse corporativo di pochi. È il momento di scegliere da che parte stare: con i cittadini, con il progresso, la democrazia e la modernità, oppure con il privilegio e la rendita.

 

Bibliografia

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Bernini, C., Galli, F., (2024), Economic and EnvironmentalEfficiency, Subsidies and Spatio-TemporalEffects in Agriculture, EcologicalEconomics, n. 218, https://cris.unibo.it/retrieve/handle/11585/953214/7ec4207c-9b90-4905-9c3e-c61b81c64baf/1-s2.0-S092180092400017X-main.pdf(consultato il 12 gennaio 2026)

Brazil Ministry of Environment and Climate Change (MMA), (2025),GEO Brasil 2025: Environmental Outlook in Brazil – Executive Summary. Governo Federale do Brasil.https://www.gov.br/mma/pt-br/centrais-de-conteudo/publicacoes/governanca/executive-summary-environmental-outlook-in-brazil.pdf(consultato il 12 gennaio 2026)

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Consilium. (2026). EU-Mercosur trade: facts and figures. https://www.consilium.europa.eu/en/infographics/eu-mercosur-trade/(consultato il 12 gennaio 2026)

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Dowling, T. (2026), “EU states back controversial Mercosur deal with Latin American countries”, inThe Guardian, (9 gennaio 2026) https://www.theguardian.com/world/2026/jan/09/eu-states-back-controversial-mercosur-deal-with-latin-american-countries(consultato il 12 gennaio 2026)

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