di Antonio Bianco senior

In venti anni 270 mila giovani laureati sono emigrati dal meridione verso il Nord e, nello stesso periodo, 63 mila giovani all’estero. Il 2024 ha segnato l’esodo di 24 mila giovani partiti dal Sud, di cui 8 mila sono andati all’estero, questi ultimi guadagnano da 613 a 650 mila euro netti mensili in più rispetto a chi resta in Italia. Nel Mezzogiorno i giovani laureati hanno una retribuzione più bassa pari a 1513 euro mensili rispetto ai 1715 euro del Nord (Svimez, Report annuale).

Molti giovani preferiscono studiare nelle università del Nord per meglio sfruttare le opportunità offerte da un territorio in cui è presente una capillare struttura industriale in grado di assorbire, in breve tempo, giovani altamente qualificati i quali, con il trascorrere degli anni formano una famigliaed usufruiscono di adeguati servizi educati e formativi spesso inesistenti nel Meridione. Altri, pur avendo conseguito la laurea nelle università del Sud,emigrano e portano le loro conoscenze verso il Nord o all’estero con una perdita secca di energia vitale che sarebbe stata necessaria a risollevare le sorti del Meridione.

Area priva di servizi efficienti, afflitta da un gap socio-economico e infrastrutturale mai colmato con il resto del Paese, che, sempre più, alloca le risorse finanziarie al Centro-Nord facendo leva sul criterio della spesa storica che rende tale macro area sempre più ricca. Si ampliano le disuguaglianze dovuteanche all’emigrazione dal Sud che, nel lungo periodo,determinerà effetti negativi per il Nord dovuti all’eccessivo incremento dei residenti e alla mancanza di alloggi.

Oltre a quella dei giovani, vi è l’emigrazione silenziosa degli ultra 75 chedal 2002 al 2024 è aumentata da 96 mila a 184 mila unità. Conservano la residenza al Sud ma hanno il desiderio di ricongiungersi ai propri familiarie, nel contempo,ricevono una migliore assistenza sanitaria e, in generale,usufruisconodi efficienti servizi pubblici (Svimez, Report annuale, Avvenire 18 febbraio 2026).

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