di Salvatore Lucchese
Identificata sino al secondo Novecento con il volto dei soli uomini adulti contadini e successivamente con quello degli uomini adulti operai e disoccupati, oggi, sia sul versante dell’indagine storica sia su quello delle analisi economiche e sociologiche, la nuova questione meridionale assume un nuovo volto, quello delle donne sottopagate e disoccupate.
Infatti, se sul versante storiografico iniziano ad essere offerti contributi rigorosi sul ruolo delle donne nella “guerra contadina”, meglio conosciuta come “grande brigantaggio”, come quello, ad esempio, offerto da Valentino Romano, Filomena, la regina delle selve, sul versante delle analisi sociologiche ed economiche, la Svimez mostra come la donna meridionale sia per cause di marginalità sociale, di genere e territoriale, il soggetto maggiormente svantaggiato del Mezzogiorno.
In Italia, sottolinea a questo proposito l’istituto di ricerca meridionalista nel suo ultimo Rapporto sul Mezzogiorno, la “partecipazione delle donne al mercato del lavoro rimane tra le più basse d’Europa, al Sud tasso di occupazione madri con tre o più figli solo al 30%”.
La mancanza di adeguate politiche di conciliazione atte a contemperare le esigenze lavorative con quelle familiari, nonché le relative condizioni di sviluppo ritardato dell’economia meridionale, fanno sì che, anche per quanto concerne il ruolo delle donne nel mercato del lavoro, si possa parlare di un Paese, due condizioni lavorative femminili.
Se da un lato, evidenzia la Svimez, nel 2024 le donne senza figli registrano dei tassi occupazionali maggiormente elevati (63% a livello nazionale), è anche vero che ci sono dei “forti divari territoriali tra Nord (71%) e Mezzogiorno (45,8%)”.
Inoltre, prosegue la Svimez, “Tra le madri, le differenze si accentuano: nel Sud l’occupazione delle donne con uno o due figli è molto bassa (41,8% e 43,6%), mentre crolla al 30,8% per chi ha tre o più figli, segno del peso crescente del lavoro di cura in contesti poveri di servizi”.
Vista attraverso gli occhi delle sette donne meridionali su dieci, che, avendo tre o più figli, e vivendo in territori depauperati di servizi sociali a causa della spesa storica che favorisce le regioni centro-settentrionali a discapito di quelle meridionali, di quali politiche necessita il nostro Paese?
Necessita di abbattere il muro delle discriminazioni, necessita di politiche sociali e lavorative radicali, ma anche e soprattutto di perequazione sociale ed infrastrutturale a favore del Sud, in modo tale da dare a queste donne l’opportunità di fare valere il loro diritto al lavoro, ad oggi disatteso a causa delle pluridecennali politiche di sperequazione sociale, economica, di genere e territoriale condotte sia dai governi di centro-destra che da quelli di centro-sinistra.
