Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Marcoflavio Cappuccio

Nel corso degli anni mi sono spesso domandato perché un territorio tanto inquinato, deturpato e violentato come Napoli Est sia sempre stato considerato, sia dagli attivisti della città sia dai politici di professione, una questione meno importante rispetto a quella di Bagnoli. Eppure Napoli Est è stata l’area industriale di Napoli e una delle più importanti di tutto il Mezzogiorno, per peso economico e politico.

La risposta che mi sono dato è che una piccola parte di responsabilità è anche dei militanti della sinistra di classe del territorio, che hanno abbandonato la battaglia per la difesa delle condizioni di vita di quest’area dormitorio operaia; ma che la parte più consistente della responsabilità è da attribuire al devastante inquinamento ambientale, che l’ha resa invisa perfino agli appetiti degli affamati avvoltoi capitalistici.

Tuttavia, negli ultimi tempi quest’area ha nuovamente suscitato interesse nel dibattito cittadino, ma soprattutto nelle stanze dei grandi gruppi industriali della città. Vale quindi la pena provare a costruire approfondimenti, oltre che battaglie per il miglioramento delle condizioni di vita dei proletari che abitano la zona orientale. Anzi: il primo è propedeutico al secondo.

Cosa sta succedendo

Poco tempo prima di lasciare la guida di Palazzo San Giacomo, Vincenzo De Luca – oramai ex presidente – aveva lanciato la proposta di una nuova sede della Regione Campania. La cosa sembrò alquanto strana a chi vive in zona orientale ed è impegnato sul territorio al fianco dei lavoratori e della povera gente, ma anche a settori della politica istituzionale.Che bisogno c’è di costruire una nuova sede quando si hanno moltissimi uffici pubblici in disuso o da recuperare? Che bisogno c’è di immettere nuovo cemento su un territorio già devastato dall’abbandono e dalla depressione sociale, con pochissimi spazi verdi fruibili a scopo sociale?

Pochi mesi più tardi parte un bando di gara della Regione, con Ferrovie dello Stato, per la realizzazione del progetto “Napoli Porta Est”. Il bando, che parte subito tra polemiche sulla trasparenza della nomina della commissione esaminatrice, viene vinto dallo studio Zaha Hadid Architects, una società di architettura urbana moderna che ha vinto diverse gare per opere pubbliche e semi-pubbliche in Cina e in Germania, oltre a grattacieli a New York City e in Arabia Saudita.

Uno studio, dunque, i cui progetti sono quasi sempre votati a una concezione dell’urbanistica funzionale alla speculazione immobiliare, alla rendita e all’accumulazione di capitale.

Che cosa prevede il progetto “Napoli Porta Est”

È un progetto dai costi abnormi, con cifre che superano il miliardo di euro, che non mira soltanto a costruire una nuova sede della Regione Campania, ma anche – e soprattutto, come vedremo più avanti – il collegamento porto–stazione–aeroporto, parcheggi EAV a Piazza Garibaldi e una nuova uscita dell’autostrada A3.

Questo progetto, costruito dall’Associazione Est(ra)moenia, include una decina di altri interventi che interessano l’ex parcheggio BRIN, la sede della Federico II a San Giovanni a Teduccio, la spiaggia del litorale della zona orientale, il Supercinema, la gestione degli spazi verdi e attività culturali.

Questa parte della “rigenerazione urbana” viene proposta, sul sito di Est(ra)moenia, in partnership con le associazioni del terzo settore del territorio, in quella che sembra essere un’operazione di greenwashing finalizzata a realizzare, senza opposizioni sociali, la più grande opera speculativa degli ultimi cinquant’anni a Napoli Est.

Il core dell’operazione sembra essere proprio lo snodo logistica di mare–logistica di terra, a cui si lega tutto un indotto di operazioni immobiliari e di attività imprenditoriali, con a rimorchio le associazioni del terzo settore a fare da foglia di fico.

Chi c’è dietro l’associazione Est(ra)moenia

È un vero e proprio think tank della borghesia urbana napoletana: imprenditori, professionisti, fondazioni, grandi imprese, università e terzo settore.

Il suo presidente è Ambrogio Prezioso, noto imprenditore del mattone, senior partner di Cittamoderna S.p.A. ed ex presidente di Confindustria Campania e Unione Industriali di Napoli.

Attorno a questo importante esponente del capitalismo italiano e meridionale si sono raggruppati diversi attori attivi nelle varie componenti del tessuto industriale e sociale della città di Napoli e della sua provincia. Negli elenchi dichiarati dalla stessa Est(ra)moenia troviamo, nel campo della logistica, la società TEMI di Francesco Tavassi – ex vicepresidente degli industriali napoletani e tristemente noto per le vicende di licenziamenti collettivi per rappresaglia contro operai che, stufi delle condizioni di schiavitù nei suoi magazzini GLS, avevano osato scioperare e costituire un sindacato indipendente nel 2024.

Assieme a queste “punte di diamante” del capitalismo napoletano troviamo figure di spicco come Paolo Scuderi, figlio di Achille Scuderi, storico imprenditore di Ottaviano, già Cavaliere del Lavoro (2007), massimo dirigente di Confindustria e consigliere di Fincantieri. L’azienda lasciata in eredità al figlio Paolo vanta 83 stabilimenti con decine di migliaia di operai in tutto il mondo: una vera multinazionale.

Vi troviamo poi la famiglia Coppola (Pinetamare), imprenditori di Casal di Principe che hanno costruito il famoso Villaggio Coppola, uno dei più grandi scandali di abusivismo edilizio mai realizzati in Italia, con grattacieli praticamente sulla spiaggia, oltre 3000 alloggi, un porto turistico e una darsena, a fronte di “sole” 500 licenze rilasciate dal Comune di Castel Volturno. Questi alloggi, dopo varie peripezie, sono oggi abbandonati e ospitano immigrati poveri che vi hanno trovato rifugio. Già condannati per devastazione ambientale nei primi anni 2000, oggi la famiglia Coppola – proprietaria anche dei campi di calcio che ospitano la SSC Napoli di Aurelio De Laurentiis – sembra essere parte importante di questo “board di Napoli Est”.

Vi troviamo poi la GESAC, struttura mista che unisce fondi di private equity e capitale dello Stato italiano, come 2iAeroporti, partecipata e controllata da Crédit Agricole, Ardian e Asterion, che gestisce l’aeroporto di Capodichino; oltre a una serie di imprenditori emergenti e professionisti del mondo dell’ingegneria dell’Università Federico II, facoltà divenuta strategica per gli imprenditori napoletani e non a caso ambiente da cui proviene l’attuale sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

Quale città e per chi

Dalle prime analisi sui progetti più concreti prodotti sulla zona orientale, Valerio Caruso, Walter Molinaro, Michela Romano, Elisabetta Rota e Giorgia Scognamiglio, nella loro inchiesta “Napoli Est: una storia di violenza ambientale” (Napoli Monitor), l’hanno giustamente definita “lo sgabuzzino della città”.

Napoli Est è il luogo dove tutti hanno pensato di poter fare ciò che volevano: dalle aggressioni delle milizie fasciste contro i contadini durante il Ventennio, alle mitragliate contro i civili da parte della Wehrmacht in ritirata durante le Quattro Giornate di Napoli; dagli imprenditori che ne hanno sfruttato gli operai a decine di migliaia, facendoli ammalare, all’inquinamento del territorio per terra, mare e aria.

Ora, non paghi di quanto hanno già fatto, vogliono trasformarlo in un hub and spoke della logistica internazionale civile e militare, facendosi spalleggiare dalle cosiddette associazioni del terzo settore, in un’operazione di greenwashing per presentarsi come capitalisti “illuminati”, benefattori capaci di dimostrare che il capitalismo porterebbe benessere.

Una concezione di benessere per pochi, per soli ricchi, mentre per tutti gli altri essa rappresenta la depressione di un territorio abbruttito, privo di servizi e dove gli stipendi medi si aggirano intorno agli 800 euro mensili.

Un’area densa di ultimi per cui i grandi “benefattori” della Napoli bene hanno in mente un grande progetto: sfruttamento e malattia in cambio di un salario da fame.

Condividi: