di Antonio Bianco senior
La sanità campana è in sala di rianimazione: riceve un fondo ordinario di 178,8 milioni, ha debiti per 458,5 milioni ed un ha passivo di 281,6 milioni
Il SSR (Sistema Sanitario Regionale) campano, pur offrendo prestazioni chirurgiche di elevata professionalità, è carente di posti letto e dei centri di riabilitazione post operatoria. La logica conseguenza è la migrazione sanitaria verso le regioni del Nord, meglio attrezzate e con sufficienti posti letto, fatto che consente di incassano uningente saldo positivo così ripartito: la Lombardia 580,7 milioni, l’Emilia Romagna 507.1 milioni, il Veneto 189,4 milioni. Mentre le regioni con saldo negativo sono concentrate nel Meridione quali: la Campania 281,6 milioni, preceduta dalla Calabria 304,1 milioni, a seguire tutte le altre.
Le disuguaglianze territoriali, mai affrontate e mai risolte, impongono ai meridionali ulteriori sacrifici e maggiori costi, è il CAP di residenza a decidere se può godere dei diritti di cittadinanza, abbandonati al loro destino dai precedenti governi regionali della Campania vocati ad arricchire le clientele. Le risorse finanziarie regionali erano indirizzate verso la sanità privata accreditata diventata serbatoio di voti mentre si imponevano tagli a quella pubblica carente di strutture sanitarie e di personale medico ed infermieristico.
Non bastano gli appelli del ministro della Salute per arrestare i viaggi della speranza verso il Nord, occorre una programmazione a lungo termine ed una regia centralizzata di gestione delle risorse finanziarie della sanità al fine di rendere effettivo il diritto di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Non aiuta la riforma del titolo V della Costituzione del 2001 che ha creato 20 SSR disomogenei nei quali convivono disuguaglianze socio-economiche e di strutture sanitarie, fa da padrona la politica locale che non privilegia il bene comune e nega la cura e l’assistenza delle persone in condizioni di fragilità sociale e sanitaria.
