di Salvatore Lucchese

L’ultimo Rapporto Svimez evidenzia una contraddizione stridente che ha attraversato il Mezzogiorno nel corso del quadriennio 2021-2024: 1) da un lato il boom occupazionale con 100mila giovani lavoratori in più; 2) dall’altro prosegue l’esodo di massa dalle regioni meridionali, altri 175mila giovani in fuga, di cui la metà laureati (87.500), con una perdita secca d’investimento in formazione di 8miliardi di euro l’anno.

Ma, come evidenzia il Rapporto Svimez 2025, se tra il 2024 e il 2025 l’occupazione al Sud “cresce come non mai”, grazie ad una crescita del Pil del Sud (+0,7% nel 2025, +0,9% nel 2026) superiore a quella del Centro-Nord (+0,5% e +0,6%), perché i giovani e soprattutto i giovani laureati continuano ad emigrare dal Mezzogiorno? Perché, risponde la Svimez: “I giovani che restano, troppo spesso, trovano lavori poco qualificati e mal retribuiti”.

Inoltre, documenta ulteriormente la Svimez, la diminuzione dei salari reali, causa l’aumento dei lavoratori poveri, due milioni e quattrocentomila a livello nazionale, di cui la metà, un milione e duecentomila, risiede al Sud.

Allora, cosa fare per “rendere il diritto a restare pienamente esercitabile? A questa seconda domanda la Svimez risponde che occorrerebbero delle “scelte politiche forti per consolidare i risultati raggiunti”, grazie ai fondi del Pnrr.

Scelte politiche forti” che, sempre secondo la Svimez, dovrebbero mirara: 1) a potenziare le infrastrutture sociali (sanità, istruzione, cultura, alloggi, giustizia); 2) a rafforzare i settori a domande di lavoro qualificate; 3) a puntare sulla decisa partecipazione delle donne al mercato del lavoro, alla ricerca ed alla vita politica; 4) ad investire sul sistema universitario. 

  

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