di Antonio Salvati
Non pochi analisti da tempo rilevano negli USA un pericoloso vuoto di pensiero e di idee, condito dall’ossessione per il denaro e il potere, i quali non possono essere in sé dei fini, dei valori. Questo vuoto conduce all’autodistruzione, al militarismo, a una negatività endemica: in sostanza, al nichilismo, come ha asserito Emmanuel Todd. Per lo storico francese la disintegrazione religiosa porta in molte parti del mondo alla scomparsa della morale sociale e del sentimento collettivo, contribuendo a rendere impossibile ogni possibilità di esistenza.
In questo senso, la profonda crisi del protestantesimo statunitense ci consente di comprendere al contempo sia il fenomeno Trump che la politica estera di Biden, tanto il deterioramento interno quanto la megalomania esterna, come pure le violenze che il sistema americano esercita sui propri cittadini e su quelli degli altri paesi[1].
Chi ha una certa età era abituato all’idea della buona vecchia America e la logica che la sosteneva. L’America rooseveltiana del New Deal, oggettivamente “di sinistra”, che tassava pesantemente i ricchi e creava un contropotere sindacale, due elementi essenziali all’equilibrio sociale, che portarono a integrare la classe operaria nella classe media e a rendere possibile la mobilitazione democratica durante la seconda guerra mondiale. Anche l’America del repubblicano Eisenhower, che occupò la Casa Bianca per due mandati, dal 1953 al 1961, era immersa in una cultura autenticamente democratica. Si preoccupava del benessere di tutti i cittadini. I suoi valori interni coincidevano con quelli della sua politica estera in lotta contro il comunismo totalitario.
Certo, l’America Latina restava una dépendance semicoloniale e, ovviamente, vigeva ancora la segregazione dei neri. Ma in quel periodo si svilupparono i primi fremiti della lotta per i diritti civili cominciavano a scalfire, grazie alla desegregazione, il principio di uguaglianza tra soli bianchi. La campagna di boicottaggio lanciata da Rosa Parks e Martin Luther King nel 1955 portò nel 1956 la Corte suprema a dichiarare incostituzionale la segregazione praticata sugli autobus. Quella stessa Corte suprema che era stata concepita dai Padri fondatori come uno strumento di mitigazione della democrazia, un polo di potere riservato all’establishment.
Nell’ultimo decennio del XX secolo cominciava a venir meno il boom evangelico che tanto aveva caratterizzato gli anni Settanta. Ross Douthat, columnist del New York Times e autore del libro Bad Religion, ci informa che l’evangelismo è un’eresia che non ha alcun reale legame con il protestantesimo classico. Calvinismo e luteranesimo erano rigorosi, esigevano che l’uomo osservasse una condotta morale, economica e sociale per esempio, e avevano dato vita al progresso. Molti evangelici che oggi sostengono Donald Trump- vedendolo come un leader scelto da Dio per difendere i valori tradizionali – hanno favorito una mentalità generalmente antiscientifica e, soprattutto, un narcisismo patologico. Dio non è più lì per esigere, ma per blandire il credente e distribuire bonus psicologici o materiali[2].
Si pensi al video recente che mostrava una ventina di pastori evangelisti imporre le mani sul presidente americano, in segno di preghiera perché Dio lo sostenesse nella guerra all’Iran. Se il famoso teologo e pastore riformato svizzero, Karl Barth invitava a frequentare la Bibbia e il giornale («È necessario che tra la Bibbia e il giornale, come tra due poli di un arco elettrico, comincino ad accendersi lampi di luce per rischiarare la terra»), Pete Hengseth, “ministro della guerra”, ripreso a recitare pubblicamente, a conclusione dei suoi bollettini militari, i versetti del salmo 144 («Benedetto sia il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani al combattimento e le mie dita alla battaglia»),invoca un Dio che per affermarsi nel mondo vuole morte e distruzione.Pertanto, missili e Bibbia.
Una branca per nulla marginale degli influenti gruppi dell’evangelismo protestante è legata alla corrente del “sionismo cristiano”. Questa corrente si è affermata prepotentemente nella vita pubblica americana. I sionisti cristiani ritengono che il completo ritorno degli ebrei nella Terra promessa sia la condicio sine qua non per l’atteso ritorno di Cristo alla fine dei tempi. In tal senso, sostengono incondizionatamente la politica israeliana di annessione di territori palestinesi, finanziano le nuove colonie ebraiche e vedono nell’Iran il nemico definitivo. Non a caso, l’ambasciatore americano a Gerusalemme, Mike Huckabee, già governatore dell’Arkansas e pastore battista, è un fervente seguace del sionismo cristiano. Trump appoggia e ricambia il tutto questo sostegno e non disdegna l’immagine di “unto del Signore”.
Il miliardario tecnocrate Peter Thiel, fondatore di Paypal e di Palantir, azienda specializzata nel campo della sorveglianza digitale la cui tecnologia è utilizzata negli Stati Uniti anche dalla famigerata polizia anti-immigrati, da tempo di temi come l’Apocalisse e l’Anticristo.Il nome di Thiel comincia a essere noto a tanti come importante guru del digitale, eminenza grigia del nuovo potere americano, tra i creatori delle grandi piattaforme americane, che possiedono capitali immensi e soprattutto una supremazia tecnologica insidiata per ora solo dalla Cina.
Creatori delle grandi piattaforme americane che da giovani credevano al sogno della grande Rete mondiale delle origini come a un progetto unitivo, che doveva rispondere al male dei totalitarismi e restituire valore agli individui, liberi, uguali e soprattutto connessi. Ma questo sogno dove tutti contano allo stesso modo ha mostrato le prime crepe con la disintermediazione operata soprattutto dai social network, quando si è tolto peso ai corpi intermedi, come gruppi sociali, partiti, Chiese, e si è sostenuto il populismo tecnologico al servizio di potenti forze internazionali disgregatrici. Ora – come ha osservato Milena Santerini – si arriva «all’elogio del tribalismo, alla spinta verso la frammentazione e la divisione sociale accompagnata da un disprezzo verso le istituzioni internazionali e verso la debolezza dell’Europa che, troppo sbilanciata a tutelare i diritti dei più vulnerabili, non sarebbe capace di garantire sicurezza. La costruzione culturale di capitalisti come Thiel si basa sull’idea di una perdita di identità dell’Europa, che non avrebbe fatto i conti (lezione di Machiavelli), con l’inevitabile violenza e l’inimicizia assoluta che caratterizza le società, ma avrebbe invece preteso di addomesticarle»[3].
Una sorta di “teologia” che vede in Donald Trump l’ultimo argine che può fermare o almeno rallentare la fine del mondo e che si coniuga– spiega Santerini – «con la “religione della prosperità” dei gruppi evangelicali e dell’Alt right, che sostengono una politica reazionaria, autoritaria e anti-immigrazione globale: un cristianesimo senza la Croce, il pentimento e il perdono». Si assiste così a una teorizzazione «“filosofico-religiosa” della libertà senza limiti di cui le Big Tech dovrebbero beneficiare. Libertà anche di hate speech e di disinformazione. Non a caso la maggior parte delle imprese della Rete hanno ormai rinunciato alla moderazione dei contenuti, adducendo il motivo che gli utenti sarebbero maturi per decidere, ignorando quindi volutamente la manipolazione intenzionale realizzata da poteri come la Russia di Putin con le loro guerre ibride. In base a queste teorie la Muai (Malicious use of Artificial Intelligence) cioè l’uso malevolo dell’Intelligenza Artificiale e tutte le forme di complottismo e disinformazione dovrebbero avere campo libero»[4].
È indispensabile che gli Stati – e soprattutto l’Unione Europea – si impegnino a difendere la vocazione democratica e antiautoritaria delle loro politiche sul web, così come un’etica non ambigua e non teorizzata dagli stessi produttori. Mai come ora – e non solo in questo campo ma soprattutto nella difesa della pace, l’Europa dovrà credere alla forza – basata sul diritto e sulla solidarietà anziché sulla prevaricazione del più potente, che ha ereditato dalle sue radici giudaico-cristiane.
[1]E.Todd, La sconfitta dell’Occidente, Fazi Editore 2024
[2]R.Douthat, Bad religion. How webecame a Nation of Heretics, New York Free Press, 2013
[3]M.Santerini, Fenomeno Thiel: la Silicon Valley diventa agente del caos, Avvenire 12 marzo 2026.
[4]Ibidem.
