di Ciro Esposito

In Vuoto a perdere, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ ) 2024, l’economista e giornalista Marco Esposito conferma la sua capacità di far parlare i numeri, come già era successo con Separiamoci (2013), dove dimostra che il Sud Italia avrebbe potuto ricavare dei vantaggi da un’eventuale secessione padana e con Zero al Sud (2019), dove mostra come il federalismo fiscale si sia risolto in un ulteriore e potente drenaggio di risorse dal Mezzogiorno al Nord.

Ora l’autore affronta il tema del declino demografico del Sud, che al momento rimane largamente trascurato, nonostante le sue conseguenze devastanti per la tenuta economica e sociale dei nostri territori.

Il declino demografico non è solo un fenomeno meridionale ed italiano, ma un’espressione della crisi profonda e globale di tutto l’Occidente. Tuttavia, dentro questa cornice, la situazione italiana si presenta come un caso estremo. Se nel 1964, l’anno più fecondo della storia repubblicana, si superava il milione di nuovi nati (con un saldo positivo naturale di oltre mezzo milione di unità), nel 2022, alla fine di una lunga discesa, si registravano meno di 400 mila nuovi nati (con un saldo naturale negativo di 322 mila unità). Una classe scolastica inaugurata con 25 alunni nel 1964, meno di cinquant’anni dopo, nel 2022, ne avrebbe contati appena otto.

Questa tendenza, messa in evidenza dai periodici rapporti dell’ISTAT, in Italia è sempre stata , a differenza che in Francia, capace di opporvi una strategia di incentivazione alla natalità fatta di servizi, sussidi e di una legislazione favorevole alla maternità che sta riuscendo ad arginare il decremento demografico.

La sottovalutazione italiana del fenomeno dipende da un intreccio di pigrizia intellettuale, pregiudizio e false speranze, le stesse che orientano le politiche economiche dei governi che si susseguono da quarant’anni, dalla “prima” alla “seconda” repubblica.

Infatti, le risposte sono sempre state più istintive che ragionate: svuotare il Sud, confidando su una terza emigrazione interna, dopo la prima, successiva all’unità nazionale e la seconda, che determinò il “miracolo economico” del Nord negli anni Cinquanta e Sessanta; allo stesso tempo, confidare nella fecondità meridionale, come se i comportamenti delle famiglie e della società meridionale fossero perenni, fissati una volta per tutte nei connotati della civiltà contadina. Ora, è vero che i giovani meridionali continuano ad emigrare, sebbene con altri profili professionali rispetto al passato, ma le famiglie del Sud sono meno feconde di quelle del Nord, per cui il Sud si svuota.

Lo Stato, denuncia Marco Esposito, calcola i servizi da erogare ai nostri territori basandosi sulle proiezioni cheprevedono la deriva demografica del Mezzogiorno. Quindi, lo Stato chiede di sapere quanti abitanti potrebbero avere  le regioni del Sud non per approntare strategie di contrasto al declino, ma per giustificare meno servizi, meno investimenti, meno risorse e in defininitiva meno futuro, come nel più classico dei circoli viziosi: a meno popolazione seguono meno risorse a cui segue ancor meno popolazione…

Esempi sparsi di una linea coerente: le politiche universitarie che favoriscono consapevolmente l’emigrazione studentesca dal Sud al Nord; la disattesa apertura degli asili nido nella città e nei paesi meridionali; l’abbandono al proprio destino dei borghi interni del Sud, dichiarato e praticato, nonostante i finanziamenti del PNRR per aiutarli a resistere.

Nonostante un’indignazione crescente ma ancora minoritaria nella stessa opinione pubblica meridionale e non rappresentata in maniera adeguata, il dreneggio di risorse dal Sud al Nord aumenta e riguarda ancora una volta i giovani:“Il Nord non riesce neppure a immaginare il proprio sviluppo senza il benefico arrivo di giovani meridionali formati. E quindi senza confermare il persistente ritardo del Mezzogiorno” (Ivi, p.129).

L’autonomia differenziata costituisce la coerente conclusione di questo processo. Smantellata dalla Corte Costituzionale, ne rimane indenne lo spirito e soprattutto l’obiettivo che la sorregge, il tentativo di legittimare sul piano delle istituzioni lo squilibrio tra Nord e Sud, con il secondo da considerare solo in funzione del primo.

“Svuotare il Sud è la soluzione italiana della crisi demografica”, scrive Marco Esposito, ma tutto il saggio, che è anche un’inchiesta, ci fa comprendere come sia una risposta misera e illusoria, che non può funzionare per quel che si presenta come uno sconvolgimento epocale.

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