Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Massimo Cogliandro
Il “Sole 24 Ore” di alcuni giorni fa ha pubblicato una ricerca statistica per la quale nella città di Milano una persona ogni 12 residenti ha, in banca, una liquidità attorno al milione di euro!
Era noto che i redditi delle famiglie calabresi, campane e pugliesi erano i più bassi d’Italia ed i più alti erano di quelle lombarde, ma personalmente non immaginavo ci fosse una concentrazione di ricchi in cotanta percentuale a Milano, e di conseguenza nell’hinterland.
Obiettivamente, riflettendo sul panorama milanese, era ovvio dedurlo, perché percorrendo le superstrade ed autostrade attorno alla città e lombarde si vedono solamente industrie. Sono una confinante l’altra, per centinaia di chilometri, in tutte le direzioni con tanto di insegne luminose, di conseguenza questa situazione doveva essere facilmente deducibile!
Altre statistiche basate sui redditi dichiarati in Italia indicano che il comune con il reddito più basso d’Italia, dichiarato al fisco italiano, si trova a Como ed è Caravagna seguito dal comune di Mazzarone in Catania ed a ruota dai comuni pugliesi di Alberona e Roseto Valforte mentre la regione più povera è la Calabria. Mi permetto di obiettare, visto anche la vicinanza di quel paese al confine, essendo sulle rive del lago di Como, che la scarsità di redditi “italiani” dichiarati è verosimilmente riconducibile ad una importante concentrazione di lavoratori in Svizzera, i cosiddetti “frontalieri”.
Stato di fatto parzialmente riscontrabile girovagando per questi paesi con Google Maps. Infatti il primo appare avere automobili più nuove e case meglio tenute contrariamente agli altri, citati, paesi meridionali che appaiono avere un parco auto più vetusto e case che necessitano di manutenzione!
Tornando al dato della presenza elevata di milionari a Milano e dintorni, sommata alle già note prese di posizione leghiste, la circostanza rende ancor più grave, moralmente, le pretese di Autonomia Differenziata Regionale lombarda in danno delle popolazioni meridionali molto più povere!
Il dato su Milano, mi fa riflettere su altri due aspetti. Il primo è la visione a senso unico di queste persone. Questi ricchi costituiscono, per forza di logica, centri di potere economico che comandano l’Italia; così, protesi da queste zone, solo al loro profitto ad ogni costo! Fratelli d’Italia ma specie Forza Italia e la Lega Nord sono ben radicate in Lombardia e quindi questi uomini ricchi hanno permesso l’espandersi di queste tre forze politiche perché sposano i loro interessi!
Il secondo aspetto che scaturisce da questa mia riflessione è legato all’usuale modo di fare e di ragionare di questi ricchi. Non li voglio giustificare, ma mi domando possiamo pretendere da questi “capitani d’industria” abituati ad avere di tutto e di più un comportamento diverso, specie in funzione dei loro diretti galoppini politici attualmente al governo? No, è inimmaginabile! Sono convinto che la grandezza attuale del consenso politico, senza un loro avvallamento è praticamente a zero, anche grazie all’assenteismo che loro stessi alimentano a mezzo una stampa che insulta ogni potere.
Ovvero nessuna forza politica potrà ottenere voti in percentuali nazionali senza il loro consenso o per meglio dire senza che loro non riconoscano in quella forza politica una loro convenienza economica! Allora che dobbiamo fare? Bisogna mettere in bilancio che se vogliamo avere un peso politico come partiti meridionalisti dobbiamo fare coincidere i loro interessi economici con gli interessi di sviluppo del Meridione! Dobbiamo sfornare idee e dimostrare che uno sviluppo al Meridione è possibile, conviene a loro ed facile da raggiungere!
Quindi una forza politica meridionalista che intenda difendere e corroborare gli interessi economici del Meridione d’Italia e che vuole aveva un’importante consenso elettorale nazionale, dovrà confrontarsi con questa realtà.
Certo, di contro, basterebbe che i Meridionali votassero per i loro interessi! Ma visto che non intendono farlo, almeno fino ad oggi, bisogna trovare una diversa via! I meridionali purtroppo sono masochisti e votano per l’arricchimento del nord e l’impoverimento del sud mettendo, in tanti, una crocetta sul simbolo della Lega Nord e degli alleati di questa, oltre che votare i soliti affabulatori professionisti!
Credo che solo un potentissimo virus potrebbe convincerli ad avere un sussulto di dignità personale e quindi cominciare a fargli tirare fuori gli attributi votando solo per un partito territoriale che abbia come scopo fondante tutelare gli interessi economici del Meridione!
Quindi noi meridionalisti (io sono iscritto al Partito del Sud) abbiamo un serio problema di consenso elettorale, dovuto, evidentemente, alla linea politica tenuta fino ad oggi che non è riuscita a produrre il necessario consenso elettorale!
Quindi se i meridionali non si voglio aiutare da soli con il voto, a noi che aspiriamo essere politici meridionalisti tocca trovare altre soluzioni per centrare l’obiettivo e di conseguenza è necessario valutare la possibilità di rivolgerci ad un elettorato estraneo al territorio. Ovvero aprire ed aggiungere a ciò che è stato fatto finora un’altra linea politica di respiro ed interesse nazionale. Ciò che abbiamo chiesto fino ad adesso, come meridionalisti, appare, a quei ricconi, solo una sterile lista della spesa o se preferite solo un conto in più da pagare!
Per cambiare rotta e cercare di dare successo alla politica meridionalista dobbiamo riuscire a produrre proposte ed idee affinché le necessità del Meridione diventino un’opportunità di arricchimento anche per i nordisti ricchi! Infatti, ribadisco, finora uno stuolo di letterati, filosofi e studiosi meridionalisti, anche di grandissimo valore, non sono stati in grado di far risollevare le sorti del Sud!
Se vogliamo riuscirci dobbiamo percorre la via della convenienza economica anche per loro e non solo quella della logica, della giustizia e della moralità; ci dobbiamo adattare e diventare o quanto meno apparire appetibili al loro modo di vedere l’economia e le situazioni politiche! Questi ricchi non fanno differenza tra destra e sinistra perché sanno che esiste un cappello protettivo dato dalla Costituzione e dalle leggi che garantisce loro gli affari con qualsiasi governo! Di fatto il loro modo di fare, sentire, parlare, decidere e votare è plasmato solo sui loro interessi economici e non sposteranno lo sguardo difficilmente oltre!
Dobbiamo riuscire ad essere portatori di opportunità territoriali. Dobbiamo comparire agli occhi di costoro come un’occasione economica da sfruttare! Solo così abbandoneranno il concetto legato al nostro territorio di area persa ed inutile ai loro profitti. Quello che sto cercando di far emergere chiaramente da questo ragionamento è l’aspetto della nostra gestione delle proposte politiche che da meridionalisti abbiamo avanzato fino ad oggi.
Ovvero credo che questo modo di essere meridionalisti sia inutile per riscuotere consenso elettorale e specialmente non produce investimenti nel Sud Italia. I famosi “capitani d’industria” sono abituati a spendere soldi ed energie solamente verso ciò che gli porta maggiori utili o benefici compresi i partiti politici, per loro non ha importanza che il Sud non abbia infrastrutture, o che sia devastato dagli uragani o che la gente muoia di fame. Ad esempio auspico che il Partito del Sud si faccia promotore di una legge che per decenni permetta alle imprese che costruiscono infrastrutture o comunque investano in attività produttive al Sud di ottenere golosi rimborsi delle imposte sui redditi!
Faccio questo semplicistico esempio, che potrebbe non essere compatibile con la normativa vigente anche europea, solo per far capire che, in quelle condizioni, gli stessi capitani d’industria farebbero pressioni politiche o si avvicinerebbero al Partito del Sud, forse anche finanziandolo pur di cogliere la ghiotta occasione economica e di contro il nostro mandato di meridionalisti verrebbe portato verso il compimento dando infrastrutture al Sud!
Come vedete ho esposto un concetto contrario a tutti quelli dei meridionalisti fino ad oggi. Ma questo perché non vedo che i meridionali chiedono i loro diritti o ci danno consenso politico votandoci per farglieli avere.
Quindi a mio avviso esiste un’altra tipologia di proposta elettorale da far salpare ovvero: parlare la lingua di questi capitani d’industria, o per meglio dire manifestare le opportunità economiche non colte che nel Meridione si possono sviluppare facilmente e quindi cogliere i loro interessi curando quelli del Meridione! Missione tutt’altro che facile ma certamente non impossibile.
Quello che sto cercando di far emergere e portare all’attenzione di tutti è che finora il messaggio meridionalista di riscatto è stato visto, interpretato o giudicato come un piagnisteo sul latte versato. Un po’ come se un bambino puntasse i piedi per chiedere un giocattolo in più.
Ovviamente noi sappiamo che non è così ma la stragrande maggioranza dei nordisti e specie di costoro che da milionari gestiscono l’economia e di conseguenza la politica italiana, che ne è succube, non conosce la realtà meridionale e non glie ne può fregare di meno di conoscerla. Ecco che una proposta politica meridionalista di convenienza anche per i centri di potere economico del nord diventerebbe appetibile per tutti. Solo convincendoli che la proposta di sviluppo meridionale conviene più a loro che a noi del Sud otterremo risultati palpabili in chiave di rilancio economico e infrastrutturale del Meridione!
Se non cambiamo rotta, nelle proposte politiche, continueremo a vedere vano il nostro impegno ed i nostri sacrifici oltre che vedere il nord moltiplicare inutili infrastrutture per dare a pochi privati qualche possibilità economica in più. Mentre gli stessi soldi spesi in infrastrutture al Sud avrebbero una resa, per il mondo imprenditoriale, molto superiore alle stesse eseguite al nord proprie perché al Sud sono essenziali e foriere di possibilità che invece al nord sono già state percorse e sfruttate.
Urge far crescere l’appetibilità economica degli investimenti privati nel Meridione, bisogna sfornare proposte politiche elettorali per convincere quei capitani d’industria lombardi o comunque settentrionali che investire al sud moltiplica di più e meglio i loro gli utili dei loro affari.
Se adottassimo questa linea ed avesse successo comporterebbe un omogeneo innalzamento di redditi un conseguenziale dovuto miglioramento delle infrastrutture e tutto ciò comporterebbe una sorta di innalzamento generale dell’economia non solo meridionale ma nazionale, un po’ come se si alzasse la marea del mare; e come dicono a Wall Street “quando sale la marea salgono anche le barche!”
