di Salvatore Lucchese
Come mostrano i dati dell’ultimo Rapporto Svimez, il diritto alla casa è una delle emergenze sociali che interessano l’Italia: oltre 650mila famiglie sono in attesa di un’abitazione ed ogni anno vengono eseguiti 40mila sfratti, che coinvolgono 120mila persone.
Ma essendo il nostro Paese uno e indivisibile soltanto sulla carta, anche se si tratta della Carta costituzionale, in quanto storicamente diviso tra “due Italie” per indicatori economici, sociali, culturali e di cittadinanza, l’emergenza casa, pure se di poco, è più forte al Sud che al Nord.
Infatti, evidenzia la Svimez, se “Nel Centro-Nord la povertà assoluta colpisce il 21% delle famiglie in affitto, contro il 3,6% delle famiglie proprietarie; nel Mezzogiorno raggiunge il 24,8% tra gli inquilini e il 7% tra i proprietari”.
Inoltre, precisa sempre la Svimez: “Le città metropolitane rivelano ulteriori squilibri: a Napoli le case di proprietà sono appena il 48%, molto meno che a Roma, Milano o Torino. Nel Sud è inoltre elevata la quota di abitazioni non utilizzate – oltre il 20% a Reggio Calabria, Messina e Palermo – segnale di abbandono, uso discontinuo o scarsa attrattività urbana, mentre le città del Centro-Nord mostrano mercati più dinamici”.
Dunque, ciò di cui necessiterebbe il sistema-Paese visto con gli occhi degli affittuari e dei poveri del(i) Sud Italia, Sud non solo geografici, ma anche sociali ed economici, sarebbe “il rafforzamento dell’edilizia residenziale pubblica”, ossia il rilancio delle politiche d’investimento pubblico nell’edilizia popolare.
