di Giuliano Laccetti
Nel dibattito europeo sull’Ucraina, il tema degli “asset russi” è emerso come una delle questioni più delicate e divisive, intrecciando guerra, diritto internazionale, credibilità finanziaria e ruolo globale dell’Unione europea. Con la locuzione “asset russi” si intendono beni e risorse riconducibili alla Federazione Russa – Stato, Banca centrale, enti pubblici o soggetti privati – detenuti all’estero. Il riferimento principale riguarda le riserve finanziarie della Banca centrale russa congelate nei Paesi occidentali, una massa stimata in centinaia di miliardi di dollari che l’UE ha immobilizzato come misura sanzionatoria.
Accanto a queste riserve sovrane vi sono gli asset di oligarchi e imprese sanzionate, inclusi conti bancari, partecipazioni societarie, immobili e beni di lusso. La distinzione giuridica è cruciale: mentre i beni privati possono essere sequestrati o confiscati attraverso procedure nazionali, le riserve di una banca centrale godono di una protezione forte nel diritto internazionale, rendendo difficile un loro impiego diretto senza violare il principio di immunità sovrana.
Il dissidio tra gli Stati membri dell’UE nasce proprio da questa distinzione. Alcuni Paesi dell’Europa orientale e settentrionale spingono per utilizzare gli asset congelati per sostenere Kiev, sostenendo che l’aggressione russa giustifichi una deroga alle regole ordinarie. Al contrario, potenze come Germania, Francia e Italia adottano linee più prudenziali, temendo che la confisca delle riserve sovrane violi principi fondamentali di legge internazionale e possa alimentare contenziosi complessi.
La partita sugli asset russi non è solo una questione di cifre o conti congelati, ma riflette fratture profonde nell’Unione europea. Come evidenziano consolidate analisi storico‑strategiche (Caracciolo, 2014), l’Europa resta divisa tra chi teme le conseguenze politiche ed economiche di un confronto diretto con Mosca e chi invece spinge per un approccio più deciso di contenimento. La scelta di ricorrere a un prestito comune di 90 miliardi a tasso zero, anziché utilizzare direttamente gli asset congelati, rappresenta quindi un compromesso politico che tiene insieme prudenza giuridica e sostegno economico a Kiev.
Dal punto di vista giuridico e finanziario, l’uso diretto dei fondi della Banca centrale russa sarebbe estremamente complesso. Studi sul diritto internazionale sottolineano come la confisca o la destinazione politica di risorse sovrane tocchi l’immunità degli Stati e possa generare contenziosi globali (Wikipedia, 2023).
Anche le testate italiane sottolineano i rischi concreti di un’azione diretta sui capitali russi. Ad esempio, Fatigante (Fatigante, 2025) ricorda che la decisione di non utilizzare gli asset riflette preoccupazioni legali, economiche e geopolitiche, mentre il prestito comune costituisce uno strumento più gestibile. Analogamente, Tito (Tito, 2025) evidenzia come la strategia europea miri a evitare effetti collaterali su investitori internazionali e mercati finanziari.
Infine, agenzie di rating e istituti finanziari internazionali hanno posto attenzione sui rischi sistemici di un utilizzo diretto dei beni russi, confermando che la cautela europea non è solo politica, ma anche tecnica (Reuters, 2025).
Il compromesso raggiunto prevede invece la concessione a Kiev di un prestito europeo di 90 miliardi di euro a tasso zero per il 2026-2027, finanziato tramite debito comune degli Stati membri, senza toccare direttamente il capitale degli asset congelati (Carretta, 2025;Valdambrini, 2025). Questa scelta evita uno strappo giuridico e preserva la fiducia degli investitori esteri, ma riflette anche la difficoltà politica di tradurre l’indignazione verso l’aggressione russa in strumenti concreti di finanziamento.
La Russia ha definito il congelamento degli asset come un vero e proprio “furto”, minacciando ripercussioni e contro-sanzioni contro gli asset occidentali detenuti in territorio russo, una contromisura che potrebbe aggravare ulteriormente le tensioni economiche e diplomatiche tra Mosca e l’Occidente (Quotidiano.net, 2025).
Sul piano interno dell’UE, la questione finanziaria si è trasformata in un test sull’idea stessa di solidarietà europea. Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca si sono sottratte all’accordo sul prestito da 90 miliardi pur restando membri a pieno titolo dell’Unione, beneficiando di tutti i diritti politici e istituzionali ma rifiutando di contribuire economicamente (Bayer, 2025). Alcuni contribuiscono, altri no. Tutti restano dentro.Formalmente, non c’è violazione dei Trattati: la misura rientra in un meccanismo volontario legato all’iniziativa del G7 e garantito dagli utili futuri degli asset congelati, quindi privo di obbligo giuridico. Ma la questione è soprattutto politica.
Nel caso ungherese, la decisione del governo di Viktor Orbán appare apertamente ideologica: utilizza ogni dossier europeo come leva di pressione, contestando il sostegno a Kiev e mantenendo un’ambiguità strategica verso Mosca. La Repubblica Ceca, pur essendo tra i Paesi più attivi nel supporto militare, preferisce percorsi alternativi, evitando l’impegno finanziario comune.
La Slovacchia di Robert Fico ha motivato il suo rifiuto con argomentazioni politiche e morali: secondo il premier, la Slovacchia non sosterrà alcuna proposta che finanzi spese militari per l’Ucraina perché ciò prolungherebbe il conflitto e non favorirebbe la pace. Fico ha chiarito che non voterà a favore di decisioni che “comprendono la copertura delle spese militari dell’Ucraina per i prossimi anni”, affermando che l’UE non dovrebbe essere parte di piani che “non fanno altro che prolungare le sofferenze e le uccisioni” (ANSA.it, 2025). Fico da mesi critica la politica Ue, anche, ad esempio, quella sulla importazione di gas (Guilbert, 2025). Va però sottolineato che la posizione di Fico non nasce da una tradizione pacifista o progressista, ma da un mix di nazionalismo sociale, sovranismo e considerazioni interne di politica elettorale. Il governo slovacco è critico verso il liberalismo europeo e spesso assume posizioni simili a quelle dell’Ungheria di Orbán, pur con toni e strumenti diversi (Guilbert, 2025). La critica all’approccio dell’UE resta quindi simbolica e tattica, più che una proposta diplomatica alternativa strutturata.Se l’Unione accetta il principio del “chi vuole paga, chi non vuole no” su questioni centrali come guerra, sicurezza e stabilità geopolitica, rischia di smettere di essere una comunità politica e tornare a un semplice spazio negoziale: un mercato con regole comuni, ma senza responsabilità condivise.
A questo si aggiunge un altro problema spesso trascurato: l’UE, pur rivendicando un ruolo globale, non esercita una reale iniziativa diplomatica autonoma per cercare una via negoziale con la Russia, limitandosi a sanzioni e al sostegno economico e militare a Kiev. La corsa al riarmo procede in ordine sparso: ogni Paese rafforza le proprie capacità, senza una difesa comune europea.
Il dibattito sugli asset russi, in definitiva, è un crocevia tra strategia politica, diritto internazionale e cultura finanziaria europea.A breve termine, l’operazione finanziaria continuerà: i Paesi partecipanti copriranno le quote mancanti. Nessuno sarà espulso, nessun diritto sospeso. Ma a medio e lungo termine il costo politico è evidente: un’Europa a geometria variabile, dove le decisioni cruciali vengono prese da gruppi ristretti e l’unità diventa formula retorica anziché sostanza.Il rischio non riguarda solo alcuni governi isolati, ma l’erosione progressiva del significato stesso dell’Unione. Senza obblighi comuni, anche i diritti comuni diventano negoziabili. Un’Europa che rinuncia a una voce diplomatica autonoma e rende facoltativa la solidarietà interna è un’Europa più debole, meno credibile all’esterno e più fragile al suo interno.
Bibliografia
ANSA.it. (2025), Slovacchia: Fico, no alle spese militari di Kiev nell’UE. (12 dicembre 2025)
https://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/rubriche/politica/2025/12/12/slovacchia-fico-no-alle-spese-militari-di-kiev-nellue_95fd7b09-0396-4164-b435-bb95a12bef34.html (consultato 20 dicembre 2025)
Bayer (2025), Bayer L., Gray A., and Andreas Rinke A., EU leaders agree to loan 90 billioneuros to Ukraine after plan to use Russian assets fails, Reuters 18 dicembre 2025,
https://www.reuters.com/world/europe/eu-leaders-agree-ukraine-financing-2026-27-belgiums-approval-key-2025-12-18/(consultato 20 dicembre 2025)
Caracciolo, L., (2014), “The Ukrainian Mirror”, in Limes, aprile 2014, https://www.limesonline.com/en/regions/the-ukrainian-mirror-14720668/ (consultato 20 dicembre 2025)
Carretta, D., (2025), “Un prestito all’Ucraina da 90 miliardi. L’Ue sceglie il debito comune, niente uso degli asset russi”, in Il Foglio, (19 dicembre 2025)
https://www.ilfoglio.it/esteri/2025/12/19/news/un-prestito-all-ucraina-da-90-miliardi-l-ue-sceglie-il-debito-comune-niente-uso-degli-asset-russi-8455165/ (consultato 20 dicembre 2025)
Fatigante, E. (2025), “Sì ai fondi per Kiev, no all’uso degli asset russi: tutto sull’accordo Ue”, in Avvenire, (19 dicembre 2025)
https://www.avvenire.it/attualita/si-ai-fondi-per-kiev-no-alluso-degli-asset-russi-tutto-sullaccordo-ue_102315 (consultato 20 dicembre 2025)
Guilbert, K. (2025), Slovacchia, il premier Fico critica lo stop delle forniture di gas russo attraverso l’Ucraina, Euronews 2025, https://it.euronews.com/my-europe/2025/01/02/slovacchia-il-premier-fico-critica-lo-stop-delle-forniture-di-gas-russo-attraverso-lucrain (consultato 20 dicembre 2025)
Quotidiano.net, (2025), “ Asset russi, Salvini: “Un azzardo bloccarli”. Il sì “condizionato” dell’Italia. Mosca: “Presto ritorsioni” “, in Quotidiano Nazionale, (13 dicembre 2025) https://www.quotidiano.net/esteri/asset-russi-bloccati-europa-italia-bdmwz6zr (consultato 20 dicembre 2025)
Reuters, 2025, “Euroclearat risk of Fitch ratings cut over Russian frozen assets”, (17 dicembre 2025)
https://www.reuters.com/business/finance/fitch-places-euroclear-bank-rating-watch-negative-over-eus-russian-asset-plans-2025-12-16/ (consultato 20 dicembre 2025)
Tito, C. (2025), “Ue, raggiunto l’accordo: sì al prestito per 90 miliardi all’Ucraina”, in la Repubblica, (19 dicembre 2025), https://www.repubblica.it/esteri/2025/12/19/news/scontro_sugli_asset_russi_stop_dei_leader_ue_a_von_der_leyen_ipotesi_prestito_per_90_miliardi-425048893/ (consultato 20 dicembre 2025)
Valdambrini, A., (2025), “Soldi sì, asset russi no. Per l’Unione non è più Ucraina ad ogni costo”, in il manifesto (20 dicembre 2025),
https://ilmanifesto.it/soldi-si-asset-russi-no-per-lunione-non-e-piu-ucraina-ad-ogni-costo (consultato 20 dicembre 2025)
Wikipedia (2023), International sanctionsduring the Russian invasion of Ukraine, https://en.wikipedia.org/wiki/International_sanctions_during_the_Russian_invasion_of_Ukraine(consultato 20 dicembre 2025)
