di Salvatore Lucchese

Roberto Calderoli, il Ministro leghista per gli Affari regionali e le autonomie del Governo presieduto da Giorgia Meloni, persegue con tenacia ed abilità l’obiettivo strategico del suo partito: l’attuazione del regionalismo differenziato.

E lo fa con sagacia tattica anche a costo di forzare e disattendere nel merito e nel metodo la sentenza della Consulta 192/2024 sulla legge a sua firma sull’autonomia regionale differenziata, firmando le pre-intese con le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, marginalizzando il Parlamento per ruolo e tempi di discussione (definizione dei Lep inserita nella legge di bilancio), delegando al Governo la determinazione dei Lep (legge delega al Senato per la determinazione dei LEP, A.S. 1623) e, così facendo, cercando di evitare anche ulteriori ricorsi alla Corte costituzionale. Nel frattempo, i partiti di opposizione, in primis AVS, M5S e Pd, promettono di dare battaglia alle Camere.

Se il costituzionalista emerito della “Federico II” Massimo Villone da un lato indica nel Parlamento e soprattutto nella conferenza Stato-Regioni e nella Consulta i luoghi istituzionali dove proseguire la battaglia contro quella che l’economista meridionalista Gianfranco Viesti ha battezzato come la “secessione dei ricchi” non solo a discapito del Sud, ma anche delle zone interne e delle periferie, e d’altro individua nel sindacato il soggetto su cui fare leva per alimentare l’opposizione sociale a quello che lui stesso definisce lo “Spacca-Italia”, che, se attuato, rimarca il costituzionalista, sancirebbe la fine dei contratti nazionali, i Comitati NoAd rilanciano l’opposizione civile al regionalismo differenziato tramite presidi e conferenze stampa, tenutesi a livello nazionale venerdì 19 dicembre.

Si tratta di una battaglia politica di portata strategica, che, complice il silenzio dei media, è ignorata dalla stragrande maggioranza i cittadini. Date le attuali diseguaglianze territoriali, che, a quasi 125 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, ancora oggi intercorrono tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale, si tratta di salvaguardare le condizioni istituzionali per il perseguimento di politiche di perequazione territoriale, proprio in una fase storica in cui l’acuirsi delle crisi internazionali richiederebbe una maggiore coesione ed unità interna invece di alimentare pericolose fughe in avanti da parte di forze politiche di carattere localistico.

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