di Salvatore Lucchese
Regionalismo differenziato: quali gli step già attuati?
In Italia, mentre i fari del dibattito politico-mediatico vertono soprattutto sulle grandi questioni internazionali e sulle loro conseguenze sul sistema-Paese, di contro, a fari spenti, come “talpa” volutamente “silente”, ma non è la “talpa” di marxiana memoria, avanza l’attuazione dell’autonomia regionale differenziata a favore delle Regioni richiedenti Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Gli step già attuati sono i seguenti: 1) Firma delle pre-intese tra Governo e Regioni richiedenti; 2) Approvazione delle stesse da parte del Consiglio dei Ministri; 3) Parere favorevole della Conferenza allargata.
Quali gli step successivi?
Ora la palla è passata al Parlamento, che, tramite le sue Commissioni, dovrà esprimere entro 90 giorni dalla ricezione un atto d’indirizzo sulle pre-intese, che poi dovranno approvate definitivamente dai Consigli regionali e dal Parlamento, ridotto ad una funzione meramente notarile, in quanto non potrà emendare le intese.
Chi deve mobilitarsi contro? In quali sedi? E in che modo?
Date le istituzioni e le forze politiche coinvolte, chi deve mobilitarsi e fare mobilitare altre forze contro sono i gruppi parlamentari di opposizione, i partiti del cosiddetto campo largo, i partiti ed i movimenti politici della sinistra radicale, i comitati e le associazioni democratiche, cattolico-sociali e progressiste, i sindacati, nonché, sul piano istituzionale, le Regioni a guida centro-sinistra e l’Anci, che il 26 marzo ha già espresso all’unanimità il suo parere negativo sulle pre-intese in sede di Consulta allargata.
Sedi istituzionali della ripresa della mobilitazione contro quella che è stata definita la “secessione dei ricchi” devono essere il Parlamento ed i Consigli regionali e comunali, che, attraverso i loro componenti, dovranno diventare i luoghi di un’opposizione critica serrata, da rilanciare attraverso i media per accendere i riflettori sui presupposti e sulle implicazioni del regionalismo differenziato, al fine sia di approntare un altro eventuale ricorso alla Corte Costituzionale sia di contribuire alla costruzione di una quanto più ampia possibile mobilitazione civile, sociale e popolare contro.
Rilanciare la centralità della nuova questione meridionale
Alla centralità della questione settentrionale, richiamata dal Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana sulle pagine del Corriere della Sera del 26 marzo scorso, centralità da cui segue il regionalismo differenziato, occorrerebbe che le forze politiche autenticamente progressiste e radicali opponessero la centralità della nuova questione meridionale.
Se la prima è il grimaldello grazie al quale si mira alla cristallizzazione delle diseguaglianze che attraversano il Paese, a partire dal congelamento, se non ampliamento dello storico e mai risolto divario Nord-Sud, la seconda, invece, dovrebbe rappresentare la chiave di volta per il superamento non solo delle profonde diseguaglianze territoriali che caratterizzano l’Italia, ma, in un’ottica intersezionale, anche del definitivo superamento delle sue numerose diseguaglianze sociali, economiche, di genere, generazionali e culturali.
In altri termini, occorrerebbe che all’idea di un’“Italia divisa e diseguale” venga contrapposta dialetticamente l’idea di un’Italia unita ed uguale, non solo nella forma, ma anche e soprattutto nella sostanza.
Riferimenti bibliografici
Comitati NoAd, Comunicato stampa del 25/04/2026.
Pietro Massimo Busetta, La rana bollita. Perché il Sud non si ribella, Soveria Mannelli 2024.
Francesco Pallante, Spezzare l’Italia. Le regioni come minaccia all’unità del Paese, Einaudi, Torino 2024.
Gianfranco Viesti, Contro la secessione dei ricchi, Autonomie regionali e unità nazionale, Laterza, Bari-Roma 2023.
Massimo Villone, Italia divisa e diseguale. Regionalismo differenziato o secessione occulta? Editoriale Scientifica, Napoli 2019.
Cesare Zapperi, “Fontana: l’autonomia non è sufficiente, puntare a uno Stato federale”, in Corriere della Sera, 26 marzo 2026.
