di Salvatore Lucchese

Se grazie ai fondi europei del Pnrr il Sud cresce più del Centro-Nord e si avvicina ad esso per le infrastrutture sociali, è anche vero che il regionalismo differenziato contemplato dall’agenda del Governo Meloni va nella direzione diametralmente opposta: l’accentuarsi delle diseguaglianze sociali su base territoriale.

Questo è quanto emerge chiaramente dall’ultimo Rapporto Svimez su Mezzogiorno, là dove l’autorevole centro di ricerca evidenzia che: “L’attuale fase evidenzia una contraddizione nelle politiche pubbliche italiane. Il PNRR è stato concepito per ridurre i divari territoriali, migliorare i servizi essenziali e rafforzare la capacità amministrativa delle aree più fragili, soprat tutto nel Mezzogiorno. Allo stesso tempo, però, il Governo porta avanti le pre-intese sull’autonomia differenziata, che rischiano di aumentare le disuguaglianze, sottraendo risorse e competenze condivise e frammentando i diritti di cittadinanza”.

Dal punto di vista dell’analisi di classe, la cristallizzazione definitiva della differenziazione dei più basilari diritti di cittadinanza su base territoriale (lavoro, salute, istruzione, trasporti pubblici) tramite l’attuazione del regionalismo differenziato comporterebbe un ulteriore elemento di frammentazione del già troppo frammentato mondo del lavoro sulla base di un inveterato pregiudizio antimeridionale – il Sud palla al piede del Paese –, rendendo, così, difficile quell’impegno politico di ricomposizione sociale che necessita per contrapporsi alle politiche neo-liberiste di concentrazione della ricchezza nelle mani del capitale: la teoria dello sgocciolamento e della locomotiva.

Teoria che, appunto, in Italia viene declinata non solo in termini sociali, ma anche territoriali sulla base dei pregiudizi razzisti antimeridionali.

 

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