di Giovanni Capurso

Abstract

La Marcia Gravina-Altamura per la prima volta nel 1963 unisce idealmente le due comunità murgiane. Nata per protestare contro la militarizzazione, la manifestazione si è evoluta negli anni in un forte appello per l’ambiente, la salvaguardia del territorio e la pace tra i popoli.

Parole chiave: Guerra fredda, Pace, identità murgiana. 

Gli inizi: il contesto della Guerra Fredda (1963)

La prima edizione della Marcia Gravina-Altamura si tenne il 13 gennaio 1963. In un periodo storico segnato dalla Guerra Fredda, la Murgia venne posta al centro di progetti militari che prevedevano l’installazione di basi missilistiche nella zona. Per opporsi a questa militarizzazione, un gruppo di intellettuali ed esponenti del pacifismo pugliese, guidato dallo scrittore Tommaso Fiore, organizzò la prima mobilitazione pacifista.

L’iniziativa ebbe un’eco straordinaria, portando in piazza migliaia di cittadini e contadini che sfidarono il freddo per chiedere che l’Alta Murgia fosse un luogo di lavoro, cultura e pace e non un avamposto di guerra.

 

La lotta negli anni ’80 e la nascita del Parco dell’Alta Murgia

Dopo una pausa negli anni ’70, la marcia venne rilanciata prepotentemente negli anni ’80. Il 1985 segnò una data cruciale: una nuova grande marcia fu organizzata per protestare contro l’insediamento di tre poligoni di tiro militari permanenti sul territorio.

Questo slancio civico non si limitò alla protesta, ma mise le basi per una proposta lungimirante: la trasformazione dell’Alta Murgia in un’area protetta. La mobilitazione popolare, che vide tra gli animatori anche i Comitati per la Pace, sfociò in una grande “Marcia della Pace”che si tenne il 14 dicembre del 1985 da Gravina ad Altamura con la partecipazione di alcuni sindaci dell’area murgiana (Gravina, Altamura, Poggiorsini, Ruvo, Corato, Molfetta) e oltre a 26 consiglieri regionali.

Durante il corteo gli attivisti chiesero la revoca della delibera regionale n. 400 del 23 febbraio 1983 sui poligoni militari permanenti[1]. Si chiese inoltre anche la riacquisizione del Bosco di Gravina, già sede dei missili nucleari Polaris, perché venisse destinato a “Parco della Pace” e che ci si oppose allo schieramento di cacciabombardieri con armamento nucleare (F16)negli aeroporti pugliesi.

La mobilitazione del movimento pacifista pugliese, raccogliendo l’adesione di un vasto schieramento trasversale formato da associazioni di base, antimilitaristi, sindacati e forze politiche, continuò a chiedere con forza l’abrogazione della delibera regionale prospettando un futuro di pace e di lavoro per l’Alta Murgia.

Tale impegno proseguì con la realizzazione di una nuova marcia Gravina-Altamura il 19 dicembre 1987, organizzata dal Coordinamento contro la Militarizzazione e per lo Sviluppo dell’Alta Murgia.L’appello di convocazione, sottoscritto da una sessantina di personalità del mondo della cultura, del lavoro, delle istituzioni e dell’associazionismo, ribadiva l’opposizione al ruolo di avamposto militare che si volveva imporre alla Puglia, sacrificandone le potenzialità di sviluppo economico e sociale.

Nel corso della manifestazione, cui parteciparono più di cinquantamila persone, venne diffuso un documento dei vescovi della Metropolia di Bari “Terra di Bari, Terra di Pace”, che chiedeva “per questa già povera terra trattori e non carri armati, granai e non arsenali, sviluppo e non armi”.

La manifestazione, tuttavia, riuscì a congelare l’esproprio ma non ad abrogare la delibera regionale. In piena guerra contro l’Iraq, le esercitazioni continuarono indisturbate in tutti i poligoni della Murgia.
Da quel momento in poi l’impegno dei Comitati territoriali dell’Alta Murgia (CAM) consistette principalmente nel cercare di individuare le linee di un progetto di sviluppo eco-compatibile in grado di rispondere alle esigenze di tutela del territorio e alla vocazione di pace delle popolazioni che lo abitano.

 

Il Millennio e la tradizione della Pace

Negli anni 2000 la marcia è tornata a farsi sentire a gran voce per respingere il degrado ambientale, l’illegalità diffusa (con il caso definito “Murgia avvelenata”), i progetti di nuclearizzazione e la costante presenza di poligoni di tiro. Il Comitato dell’Alta Murgia (CAM) per l’8 novembre 2003 e il 14 maggio 2005organizzò altre due grandi Marce Gravina – Altamura con la partecipazione di diverse migliaia di persone[2].

In quegli anni, la lunghezza standard del percorso è stata fissata a circa 14 km lungo la Strada Statale 96 (chiusa al traffico per l’occasione), con partenza dalla Villa Comunale di Gravina e arrivo ad Altamura.

Negli ultimi anni, la manifestazione si è fortemente intrecciata con i grandi appelli della Chiesa Cattolica e di movimenti come Pax Christi. Edizioni recenti – come quella significativa del 19 marzo 2022,in occasione dell’inizio della guerra in Ucraina, e le successive marce nazionali – hanno visto convergere i cortei presso il “Campo 65”, ex campo di prigionia e luogo di memoria storica. Questi eventi hanno unito associazioni laiche, enti religiosi (come la Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti) e l’ANPI, per ribadire a gran voce il no a ogni forma di conflitto.

 

La Marcia oggi: simbolo di identità murgiana

Dagli inizi pionieristici di Tommaso Fiore fino alle recenti mobilitazioni per la Giornata Mondiale della Pace, la Marcia Gravina-Altamura è rimasta fedele al suo DNA: essere la voce del “popolo della pace” e un’occasione per riscoprire a piedi lo straordinario paesaggio murgiano.

[1] “TORRE DI NEBBIA. La rabbia dei poveri e il disgusto di Dio”, Luce e Vita, Anno 61, n. 5, 2 febbraio 1986, p. 3. Si veda anche Tra slogan e canti la marcia della pace, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 15 dicembre 1985.

[2]Si veda Alta Murgia, oltre 3000 in marcia contro i poligoni, “Il Manifesto”, 22 dicembre 1987 o  “Da Gravina ad Altamura cinquemila in marcia per dire un sì alla pace, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 21 dicembre 1987

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